Dopo "I cento passi" si gira a Cinisi il film su Felicia Impastato

Quindici anni dopo il film “i cento passi” di Marco Tullio Giordana, le strade di Cinisi diventeranno set cinematografico per le riprese del film tv sull’affascinante figura di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, l’attivista di Democrazia Proletaria, assassinato dalla mafia di Tano Badalamenti nel 1978. Ad annunciarlo è Giovanni Impastato nel sito di Casa Memoria: “Il 7 settembre inizieranno le riprese per la realizzazione di un film tv dedicato alla figura di mia madre. Noi come Casa Memoria e come famiglia Impastato abbiamo approvato questo grande progetto, proposto da Rai Uno e prodotto dalla Casa di Produzione “11 Marzo” di Matteo Levi. Si ripete per noi, ma in maniera diversa, l’esperienza vissuta precedentemente con il film “I Cento Passi”di Marco Tullio Giordana, film di grande successo, girato a Cinisi nel 1999 con il coinvolgimento di buona parte della nostra comunità e che è servito a promuovere il nostro territorio e a far conoscere la figura di Peppino Impastato in tutto il mondo, con grande rispetto per il lavoro politico di denuncia, di impegno sociale e culturale portato avanti precedentemente dalla famiglia, da compagni di militanza e dal “Centro Impastato”di Palermo”. La regia del film è di Gianfranco Albano, sceneggiatura di Monica Zappelli e Diego De Silva. L’attrice che interpreterà mamma Felicia è Lunetta Savino. Figura che suo malgrado ha assunto nella storia caratteri carismatici, molto amata dai giovani, Felicia Bartolotta seppe difendere la memoria del figlio con determinazione ma sempre con il sorriso. Dalla pubblicazione del libro intervista “La mafia in casa mia” del 1986, di Anna Puglisi e Umberto Santino, ed La Luna, Felicia ha assunto un ruolo nitido nella lotta alla mafia, aprendo le porte della sua casa a cento passi dal boss Badalamenti, che è diventata museo di se stesso di Peppino Impastato e vivacissimo centro culturale retto dal fratello Giovanni.

“È innegabile – dice Giovanni Impastato – che il nostro rapporto con il Cinema sia stato positivo e sicuramente ha contribuito tantissimo alla nostra crescita dal punto di vista dell’impegno sociale e culturale, permettendoci di raggiungere, con la nostra storia, il grande Pubblico. Non ci saremmo mai riusciti con i nostri poveri mezzi. Purtroppo questo modo di gestire il rapporto con il Cinema e i Mass-media, negli anni, ha scatenato nei nostri confronti delle pesanti critiche e in alcuni casi accuse vergognose che ci portiamo fino ad oggi, anche da parte di alcuni compagni che forse si sono sentiti espropriati di qualcosa che pensavano in maniera sbagliata appartenesse solo a loro, cercando di ingabbiare la figura di Peppino all’interno della sua ideologia.

Altre accuse sono arrivate da chi, in malafede, sosteneva che per i soldi ci siamo venduti Peppino, compresa mia madre. Noi abbiamo sempre avuto un grandissimo rispetto per le sue idee politiche che sono sempre state condivise e mai nascoste soprattutto quando parliamo nelle scuole ai giovani studenti, anzi ne abbiamo fatto tesoro cercando di trasmettere alle nuove generazioni il suo grande messaggio di rottura, di impegno civile, di militanza politica e di lotta alla mafia, i ploclami rivoluzionari fatti di chiacchiere e “Tabacchieri di lignu”, come diceva mia madre, non servono più a nulla. I protagonismi e gli “eccessi di coerenza” portati avanti fino all’ossessione senza un progetto di impegno politico e culturale, in mancanza di una vera alternativa e senza una presenza attiva con proposte concrete finalizzate alla difesa della memoria di Peppino non ci portano da nessuna parte. Lo studio, l’analisi, la ricerca, la denuncia, la memoria, debbono camminare assieme con l’umiltà e la concretezza, solo in questo modo possiamo raggiungere obiettivi importanti. Infatti, in mancanza di tutto questo, non si fa altro che attaccare e criticare il lavoro degli altri, non producendo (e non facendo produrre) niente di concreto, ma causando le, ormai tipiche, rotture di sinistra che dividono invece di unire, anche se si ha un fine comune. Noi ci auguriamo – conclude Impastato – che questo lavoro possa servire a rendere sempre viva la figura di mia madre Felicia, che ha lottato con il suo grande dolore, non chiudendosi in esso, come imponeva la consuetudine mafiosa, ma trasformandolo in forza e desiderio di giustizia, sempre alla ricerca della verità, spesse volte condannata e lasciata sola per le sue scelte coraggiose. Un vivo ringraziamento da parte nostra a RAI 1 e al produttore Matteo Levi che ha creduto fino in fondo a questo progetto”.