Palermo: rinasce il sogno di Villa Deliella, simbolo della città perduta

locandina deliellaPresentata a Palermo, a palazzo Forcella De Seta, sede dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, l’idea progettuale degli architetti Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, della ricostruzione filologica di Villa Deliella, opera di Ernesto Basile, demolita in due giorni proprio 56 anni fa. Il parterre degli intervenuti è assai qualificato, i professori Cesare Ajroldi ed Ettore Sessa, gli architetti Iano Monaco e Matteo Scognamiglio ex dirigente dei Beni Architettonici della Soprintendenza di Palermo. L’atmosfera è di un fresco dibattito sull’architettura a Palermo, e l’aver riportato al centro della discussione un’idea di città è già merito assoluto dei due professionisti. Giovani architetti che hanno osato gettare un sasso nello stagno in una città che non riesce a ripensarsi, che lamenta la decadenza senza sottrarsi ad essa. L’idea è geniale, bollata dai silenti come “falso storico” è invece un’idea dalla portata straordinaria che innescherebbe un processo virtuoso riportando Palermo a Capitale incontrastata del Liberty. La storia di Villa Deliella è famosa perché diventata icona del “sacco di Palermo”: il 28 novembre del 1958, due giorni prima che la villa entrasse in regime di vincolo, una squadraccia di operai da il via alla demolizione della proprietà dei Lanza di Scalea. Nessuno gridò allo scandalo, il rumore assordante 20151128_112057[1]delle pietre che si sfaldavano divenne silenzio, la città assistette, così come avrebbe fatto in seguito, alla distruzione senza sconvolgersi più di tanto. A misfatto compiuto, l’esercito dei silenti si indignò e, anche grazie alla voce autorevole di Bruno Zevi, l’area divenne un vuoto che persiste tuttora. Nel 1989, l’amministrazione guidata da Leoluca Orlando, ruppe il silenzio, affidando l’incarico all’archietto ticinese Mario Botta per la redazione di un progetto per un centro museale,

Il progetto di Mario Botta
Il progetto di Mario Botta

rimasto lettera morta. Oggi la straordinaria idea provocazione di Argiroffi e Maniscalco, che meriterebbe almeno il rispetto di chi in silenzio è stato per tutti questi anni. Può l’architettura sconfinare nel sogno? La risposta è certamente positiva,  la ricostruzione di Villa Deliella è un sogno proiettato al futuro, un percorso affascinante sul Modernismo europeo, rifiutato dalla classe dirigente palermitana che preferì le demolizioni consenzienti, favorendo i costruttori dell’epoca, della mafia e degli stessi proprietari che, scellerati, videro spesso nell’immediato guadagno o nella compensazione con diversi appartamenti un deterrente alle proposte o alla minacce mafiose. Una brutta pagina che deve essere cancellata dando immediato sostegno al sogno dei due professionisti. Sostegno che sembra arrivare dall’Amministrazione Comunale, intervenuta al dibattito

Emilio Arcuri
Emilio Arcuri

con l’autorevole presenza dei Vicesindaco Emilio Arcuri:”E’ una bella idea, finalmente discutiamo di una cosa concreta, un’operazione culturale e quando sento l’espressione ‘falso storico’ mi vengono i brividi. L’amministrazione esprime condivisione per l’iniziativa assolutamente positiva. Non è solo mia posizione – conclude Arcuri – è anche quella del Sindaco”. Esprime potenziale compiacimento anche Cesare Ajroldi: “Ho deciso di intervenire per portare un contributo per far capire che questa operazione ha un senso: La ricostruzione del castello di Berlino, distrutto e riedificato con un edificio orrendo pieno di amianto, fu demolito subito dopo l’abbattimento del muro. Un lungo dibattito sulla ricostruzione alla fine portò alla decisione di ricostruire il

Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco
Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco

castello così come era e dov’era. Possiamo riprenderci alcune delle nostre radici più significative”. “La data del 28 novembre 1959 è una data importante – dichiara Iano Monaco – Villa Deliella è il nostro 11 settembre. Il dibattito che si sta scatenando è positivo, un arricchimento per la nostra città”. E infatti la ricostruzione del vuoto ha una valenza straordinaria anche in rapporto con le emergenze architettoniche coeve, ad iniziare dal villino Ida, dimora di Ernesto Basile e sede della Soprintendenza ai Beni Culturali, ma anche il vicino istituto delle Croci, il cui restauro e destinazione d’uso è avvolto nel mistero, la cui facciata medievaleggiante è opera di Giovan Battista Basile, per finire con villino Favaloro e Villa Florio.

Antonio Catalfio