Mare Nero tra Trappeto e Terrasini

La foce del fiume Pinto durante lo sversamento di scarichi chimici
La foce del fiume Pinto durante lo sversamento di scarichi chimici

Impunità: è l’unica parola che viene in mente, che si può scrivere, dopo l’ennesimo sversamento di sostanze chimiche nel torrente Pinto a Trappeto, a pochi chilometri dall’altro agonizzante fiume Nocella. Ieri il mare si è colorato di nero con il torrente che sfocia nella baia della Ciammarita,  un serpente rossastro. Scatenati i cittadini sui social, ormai insofferenti verso una prossima distruzione dell’ecosistema marino e fluviale del tratto di mare che tocca i territori di Balestrate, Trappeto e Terrasini ma che riguarda il delicato equilibrio dell’intero Golfo di Castellammare. Esposti alla

Una denuncia alla Procura sull'accaduto. Si ringrazia Bruno Vittorio Alioto
Una denuncia alla Procura sull’accaduto. Si ringrazia Bruno Vittorio Alioto

Guardia costiera e alla procura della Repubblica. I principali sospettati sono gli scarti della lavorazione delle vinacce e delle olive, gli scarichi fognari abusivi e potrebbe esserci dell’altro. In questo periodo sono attivi i numerosi oleifici del comprensorio e le tesimonianze parlano proprio di tanfo di residui oleari. Ma il filo di Arianna che lega lo scarico a mare alla sua origine non si è percorso. Inutili i ripetuti prelievi delle acque quando il mandante resta ignoto. Pochi giorni fa avevamo dato la notizia della morte di un capodoglio e di una caretta caretta nel mare di Terrasini, A settembre un’orrenda ecatombe di volatili ,pesci e anguille proprio nella zona del torrente Pinto. Il mare diventa e ridiventa nero ma i colpevoli rimangono ignoti. Abbiamo  intervistato Francesco Loria, un appassionato naturalista e pescatore sportivo, testimone della ennesima tragedia del nostro ecosistema: “Tutto comincia con una anomala moria di pesci avvenuta qualche mese fa. Anomala perché non solo coincide con l’apertura dei primi oleifici, ma anche perché il tutto avviene senza apparenti motivi. Alcuni pseudo giornalisti trattarono il caso con troppa superficialità, addossando la colpa al fiume Nocella che dista dal fiume Pinto poco più di 1000 metri, ma anche perché non sono riusciti a capire le specie dei pesce morti, che in stragrande maggioranza erano anguille. E proprio questo era l’indicatore che il fattaccio si era consumato nel fiume Pinto”

Perché la “responsabilità” è del Pinto?

“Spesso i proprietari degli oleifici prima di cominciare l’annata lavorativa lavano le proprie cisterne con prodotti ad alto contenuto di ammoniaca,  uno sbiancante incolore, e con questo ti lascio capire. Nei mesi a seguire cominciano invece a scendere nella foce del fiume acque color rossastro anch’esse tipiche da lavorazioni di scarto oleario e anche di vinacce. Danneggiando un’area meravigliosa sotto tutti i punti di vista”.

Qual’è il valore faunistico dell’area del torrente Pinto?

“Il fiume  Pinto – continua Loria – è un punto di approdo per diverse forme di volatili, che nidificano o usano l’oasi per brevi pause migratorie. L ‘airone bianco, l’anatra imperiale, la gabbianella grigia, per non parlare della fauna ittica, che vede la costante presenza di anguille, oppure il cefalo detto cirino che risale il fiume per deporre le uova per poi riscendere in mare, quasi come un salmone. Gli avannotti del cefalo stazionano li per circa due mesi prima di prendere per la prima volta la via del mare, usando il fiume come una vera e propria culla. Un peccato enorme sprecare e perdere tutto questo”. Da un sopralluogo notturno, alle ore 01,00 del 4 dicembre, le acque del Pinto sono tornate, come per incanto limpide.

Antonio Catalfio

Il video amatoriale dello sversamento girato da Francesco Loria