Il giallo della nave Archangelos: esposto alla Procura di Antonio Giannettino

Dopo la richiesta di chiarimenti del deputato regionale del movimento cinque stelle, Giorgio Ciaccio, arriva una nuova bordata sul recupero della nave greca “Archangelos”, battente bandiera panamense, che sta lumeggiando la storia con le tinte di un romanzo di Joseph Conrad. Ma il tifone si sta abbattendo su quell’esiguo spicchio di mare della banchina portuale di Terrasini, dove la rimozione del relitto della nave è stato disposto non si capisce da chi. Antonio Giannettino, uno dei probabili candidati a sindaco della cittadina marinara, ci da notizia con un esposto indirizzato alla Capitaneria di Porto di Terrasini, al Comune e per conoscenza alla Direzione marittima di Palermo, all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e, non ultima, alla Procura della Repubblica di Palermo che “Dal 2013 giace sul fondale del Porto di Terrasini il relitto di una imbarcazione denominata “Archangelos” battente bandiera Panamense, posta in stato di fermo nel 2012 dal personale dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Terrasini per irregolarità nei documenti.

Uno scorcio del porto di Terrasini. A.C.
Uno scorcio del porto di Terrasini. A.C.

Il relitto, dice nell’esposto Giannettino –  a seguito delle numerose mareggiate, ha sempre provocato una evidente situazione di intralcio e di pericolo per la navigazione portuale e necessitava di un intervento urgente per la rimozione dello stesso, al fine di scongiurare altri affondamenti a causa delle strutture in metallo prospicienti e poste a fior d’acqua.
Il relitto anche a causa del basso fondale portuale, genera un moto ondoso di notevole entità che crea difficoltà alle altre imbarcazioni ormeggiate.
A fronte dell’inerzia degli Enti onerati alla rimozione del relitto, un Comitato cittadino composto da pescatori, armatori e diportisti di cui lo scrivente fa parte, ( firmatari della richiesta, Joseph Cracchiolo, Antonio Giannettino, Massimo Di Mercurio, Vincenzo Cracchiolo, Giuseppe Viviano, Salvatore Purpura, Filippo Zappa, Giuseppe Lo Iacono, Filippo Favazza, Carlo Lorenzetti, Domenico Cracchiolo, n.d.r.) ha avanzato formale istanza all’Ufficio Circondariale Marittimo di Terrasini (protocollo n. 4621 del 30/09/2015) intesa ad ottenere l’autorizzazione alla rimozione del citato relitto, facendosi carico delle spese (plausibile motivo per il quale le Amministrazioni prima citate non avevano provveduto alla sua rimozione), assicurando naturalmente la regolarità delle operazioni in termini di sicurezza sul lavoro e la scelta di una ditta specializzata.

Immagine dei resti del relitto depositati in contrada Calarossa
Immagine dei resti del relitto depositati in contrada Calarossa

Tale proposta, nasceva anche dalla circostanza che l’armatore del peschereccio San Guglielmo di Terrasini, (utilmente inserito nella graduatoria dei soggetti ammessi ad arresto definitivo delle imbarcazioni da pesca operanti nelle aree di Convergenza), avrebbe dovuto procedere ai lavori di demolizione del proprio peschereccio, e che quindi si sarebbe potuto contestualizzare le due operazioni con la stessa impresa, con un notevole risparmio sui costi,
L’Ufficio Circondariale Marittimo di Terrasini (per il tramite della Capitaneria di Porto di Palermo), provvedeva a trasmettere tale richiesta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale – Direzione Generale per la Vigilanza sulle Autorità Portuali, che con nota di risposta n. 22636 del 09.11.2015 prendeva atto della richiesta del Comitato ed autorizzava l’Autorità Marittima di Terrasini ad effettuare la rimozione del relitto … “nel pieno rispetto della normativa sulla sicurezza ed eseguita da personale qualificato ed abilitato….”.
Quindi apprendiamo che si era formato un comitato cittadino per rimuovere a proprie spese e nel rispetto delle normative vigenti, il pericoloso relitto. Ma a novembre, ci informa ancora Giannettino, “In data 26/11/2015 a mezzo stampa e televisioni locali (Tg Tele Occidente), il predetto Comitato veniva a conoscenza delle pubbliche dichiarazioni del Sindaco di Terrasini che affermava in un intervista rilasciata in ambito portuale e di fronte al relitto da rimuovere, che “…l’Amministrazione, di concerto con il Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo, avevano finanziato le operazioni di sollevamento e rimozione del relitto affidate ad una ditta locale”.
Quindi, alla presenza delle citate Autorità, iniziavano le operazioni di demolizione che interessavano prima il peschereccio San Guglielmo e poi del relitto dell’Archangelos.
Il comitato di fatto veniva escluso dalla iniziativa per la quale era pervenuta l’autorizzazione.
Le operazioni predette venivano eseguite dalla ditta Temerissa Espedito di Terrasini, che dopo qualche giorno interrompeva i lavori di rimozione del relitto dell‘Archangelos che giace ancora oggi quasi per intero sul fondale.
In data 7 dicembre 2015, il Comitato veniva a conoscenza, sempre a mezzo stampa e televisioni locali, del sequestro a Partinico ed a Terrasini di aree utilizzate come discarica abusive di “rifiuti provenienti presumibilmente dalle stesse demolizioni navali”.
Rimane a questo punto – conclude la missiva –  l’interrogativo su cosa sia successo e perché, nonostante l’autorizzazione pervenuta, le autorità preposte che hanno assunto l’onere economico e amministrativo per la rimozione non abbiano portato a compimento l’operazione.
Rimane forte la preoccupazione del Comitato per le condizioni di pericolo in cui permane il porto di Terrasini e i dubbi sulla correttezza del comportamento dell’amministrazione Comunale anche in ordine alle procedure di gara eseguite dalla stessa per la scelta e l’affidamento dei lavori.
A questo punto stante l’incapacità dell’azione dell’Amministrazione, il sottoscritto in rappresentanza del Comitato chiede il rinnovo della autorizzazione ad effettuare la rimozione del relitto, ancora sommerso, a proprie spese e nel puntuale rispetto delle richiamate prescrizioni impartite dal Ministero”.

Antonio Catalfio