Terrasini: Il Museo d’Aumale diventa Riso

Un museo si caratterizza ad iniziare col suo nome: strano destino per il Museo di Terrasini, nato dalla volontà degli abitanti della cittadina marinara, dall’acume politico delle amministrazioni comunali del passato e dalle figure del prof. Salvatore Ventimiglia, che raccolse in una vita un’unica collezione di carretti siciliani,

Il logo Museo d'Aumale diventa Riso (invito per una presentazione di un libro)
Il logo Museo d’Aumale diventa Riso (invito per una presentazione di un libro)

intuendone già negli anni ’70 l’imminente scomparsa, e di Vittorio Emanuele Orlando, già sindaco di Terrasini ed appassionato naturalista. L’istituzione dell’Antiquarium comunale, con la bellissima collezione di anfore, in gran parte provenienti dal ritrovamento di un relitto di una nave oneraria romana, completò l’offerta museale, davvero rara per una cittadina di 12.000 abitanti. Venne istituito il museo del carretto siciliano, il museo civico di storia naturale. con le successive acquisizioni delle collezioni, De Stefani, Jannizzotto, Alliata, Orlando. Due scantinati le sedi dei musei, un’ala di palazzo La Grua, restaurata dal sindaco Claudio Catalfio, la sede dell’antiquarium. Vivaci le attività in tutti questi anni, mostre tematiche, territoriali, nuove acquisizioni per la sezione etnoantropologica, gli splendidi modelli di barche da pesca siciliana del terrasinese Filippo Castro. Intanto il Comune di Terrasini acquista Palazzo D’aumale, si pensa di acquistare anche la Villa Fassini, attribuita ad Ernesto Basile, per accogliere il Museo Naturalistico e il Museo del Carretto Siciliano, ma l’ampia sede museale di Palazzo d’Aumale, suggerisce di allocare i due musei in un’unica sede, creando un ibrido che porterà alle conseguenze d’oggi. Negli anni ’90 il Comune di Terrasini recita il de profundis alla propria creatura, favorendo la regionalizzazione del museo. Cambia ancora una volta nome, diventando museo naturalistico, archeologico e mostra del carretto siciliano, museo d’Aumale, dal nome del duca Henri Orleans, che nell’ottocento fondò l’azienda vinicola allo Zucco, estirpando gli “ulivi saraceni” per impiantare vigneti di moscato giallo. La regionalizzazione del museo, ha l’immediato effetto di creare un’elefantiaca struttura amministrativa, pochissimi i visitatori. Una convenzione tra Regione e Comune di Terrasini, che cede in comodato gratuito il Bene, ha l’effetto di espropriare di fatto il legittimo proprietario. Sebbene la convenzione mette nero su bianco, l’uso dell’atrio del palazzo, dell’auditorium, e dei servizi ausiliari e di ristorazione, il Comune non ha mai emesso un bando di affidamento di questi servizi, l’ala esterna al museo viene occupata da uffici. Ma ritorniamo all’inizio, per enunciare la fine: L’anno scorso il Tg5 mette in onda un servizio che evidenzia gli sprechi e le contraddizioni dei poli museali siciliani, dove musei restano chiusi per mancanza di personale, mentre a Terrasini ci sono “più impiegati che anfore e carretti”. Si decide di accorpare i poli museali e incredibilmente il museo d’Aumale viene accorpato al Museo di Arte Contemporanea e Moderna di Palermo di Palazzo Riso. Tutto questo segna il ritorno alla Direzione del Museo di Patrizia Li Vigni, già per dieci anni direttrice del Museo che con l’inopinato accorpamento ad un museo di Arte Contemporanea si ritrova a dirigere due musei che tra loro non hanno un’identità comune per dialogare. Paradossalmente più opportuno sarebbe stato l’accorpamento con il museo archeologico “Antonino Salinas”, la sezione archeologica di Terrasini avrebbe potuto ospitare alcuni reperti mai esposti dal museo di Palermo, recentemente riaperto. Ma a soffrire è soprattutto la sezione Naturalistica, sembra che, nonostante il corposo manipolo di amministrativi, manchino i tassidermisti per manutendere i reperti. Potrebbe essere un’idea, una convenzione con l’Università di Palermo per creare un polo museale con il museo Gemmellaro, un’idea affascinante che però si scontra con la burocrazia regionale che ha creato un Museo Frankenstein, dove l’arte contemporanea, uccelli, farfalle, insetti e carretti siciliani diventano “Riso”, un riso amaro.

Antonio Catalfio