Partinico: Se nuova industria vuoi creare, terreno agricolo devi levare

Il Consiglio Comunale di Partinico, delibera a maggioranza la delocalizzazione dell’industria insalubre di prima classe Bertolino in contrada S. Anna – Bosco Falconeria, una zona agricola d’alto pregio naturalistico, da dove avrebbe dovuto partire il riscatto economico della cittadina del palermitano. Sulla zona insistono bagli, la torre Cicala, strutture ricettive, falde acquifere, poco più distante il lago Poma e la zona del Santuario della Madonna del 20160917_175012[1]Ponte. Le colonne di fumo maleodorante invaderanno, ne siamo certi, queste zone, sconfinando a seconda del vento nelle campagne di Balestrate che ha chiesto un incontro urgente con Partinico,  e anche  ad Alcamo. Un’industria si delocalizza in altra zona industriale, non si consuma ulteriore suolo, per creare un mostro tra le campagne. In consiglio comunale si è dibattuto sulla paventata possibilità di realizzare nell’area un termovalorizzatore, deviando così l’attenzione sul problema esistente: “la Variante urbanistica ordinaria e specifica al PRG da zona E (per usi agricoli) a zona D – 1.1 ed E – 1.1, oltre viabilità di servizio, limitatamente all’ambito di intervento “BOSCO” ricadenti in catasto ai fogli di mappa n. 106 e 98 diverse particelle”. Ricordiamo che nel 2015 la commissione europea dopo sollecitazioni dei deputati europei, nazionali e regionali del Movimento Cinque Stelle, Ignazio Corrao, Claudia Mannino e Giampiero Trizzino, aveva stabilito che la distilleria doveva dotarsi di Autorizzazione Integrata Ambientale e non della semplice autorizzazione comunale. Il locale Pd difende, per bocca del segretario della locale sezione, Franca Sicula, l’approvazione della delibera, parlando di risultato storico. Contrario il Movimento Partinico Città d’Europa che con una nota del portavoce Mauro Nicolosi evidenzia che “Ci sono sufficienti elementi per destare la preoccupazione dell’intera popolazione. Noi non siamo contrari a processi di industrializzazione del territorio capaci di innescare elementi virtuosi dal punto di vista economico e sociale. Ma non siamo e non saremo mai d’accordo con soluzioni industriali che mettano a repentaglio la salute dei cittadini, l’assetto economico di un territorio in cui vi sono molteplici attività legate alla produzione agricola e alla rete alberghiera, e numerosi insediamenti abitativi.

Luogo dove dovrebbe sorgere la nuova distilleria
Luogo dove dovrebbe sorgere la nuova distilleria

Una economia sana, uno sviluppo sostenibile e un occhio attento all’ecologia sono il vero sviluppo del nostro territorio, massacrato ormai da decenni di violenta azione contro di esso e i suoi abitanti”. Il progetto che consegnerà alla storia di Partinico 150.000 metri cubi di cemento, prevede anche una successiva trasformazione dell’area di 70.000 metri quadrati della distilleria in viale dei platani, in zona di espansione urbana, praticamente, sostengono i tecnici, si rischierebbe di saturare il territorio almeno per i prossimi 10 anni. Silenzio, fino a questo momento delle forze politiche regionali e nazionali. Dopo quarant’anni di incessante attività, senza soste e senza crisi, in un territorio depresso economicamente, dove negozi e opifici industriali chiudono a raffica, inizia forse una nuova era per la distilleria più grande d’Europa. Questa vicenda, per importanza strategica, richiama quella del progetto del centro commerciale Policentro, ormai sfumato: allora le forze politiche riuscirono a bloccare un mega insediamento in area artigianale che prevedeva una città di servizi e importanti ricadute occupazionali. Oggi, con inusitata celerità si approva una variante urbanistica in zona agricola che non darà nuova occupazione. Per chi sarà stato l’affare, se il progetto andrà in porto,  lo sperimenteranno i ragazzi di Partinico in un prossimo futuro.

Antonio Catalfio