Palermo: Ingresso amaro al castello di Maredolce

Ingresso vietato a turisti e visitatori al castello di Maredolce, il gioiello arabo – normanno simbolo del degrado e insieme del riscatto del quartiere Brancaccio a Palermo. Vediamo che cosa è accaduto: ieri, intorno alle 10 del mattino, il presidente dell’Associazione culturale “castello di Maredolce” Domenico Ortolano, accompagna due turisti milanesi in visita a Palermo, arrivati al cancello d’ingresso l’amara sorpresa, un artigianale avviso

Domenico Ortolano. Presidente Associazione castello di Maredolce
Domenico Ortolano. Presidente Associazione castello di Maredolce

cartaceo  comunica che “per motivi di sicurezza oggi il sito rimarrà chiuso dalle 10 alle 12,30”. l’autrice dell’estemporaneo diniego sembra essere la Soprintendente Maria Elena Volpes, ma mancano firma e timbro, quindi praticamente un pezzo di carta. Contemporaneamente entravano frotte di architetti per un convegno dell’Ordine proprio sul restauro del monumento, con annessa visita e due crediti formativi. “Oggi alle ore 10.00 – dice Domenico Ortolano – mi sono recato al castello di Maredolce ed ho visto affisso un foglio che vietava la visita ai cittadini per presunti motivi di sicurezza. Nella stessa ora entravano centinaia di persone dicendo di essere accreditati. Mi chiedo come mai per queste persone accreditate non c’è pericolo e per un cittadino comune esiste un presunto pericolo? Ne deduco che se ne fa un uso privato di un bene pubblico”. L’associazione castello di Maredolce da vent’anni combatte in prima linea per salvare questo monumento dal fascino unico. Edificato prima dell’anno mille dall’Emiro Giafar al Kalbi II, venne ristrutturato da Ruggero II diventando uno dei maravigliosi sollazzi regi normanni. Con un ingegnoso sistema di convogliamento delle acque della sorgente alle pendici del monte Grifone, si creò un lago artificiale ricco di ogni specie di pesci, con un’isola centrale fitta di agrumi e palme. Il parco della Favara, toponimo arabo ricorrente in Sicilia che appunto identifica una sorgente, una polla d’acqua. Maredolce sopravvissuto ad infiniti cambi di proprietà e destinazioni d’uso, minacciato dalle nuove edificazioni e dall’abusivismo, venne acquisito dalla Regione Siciliana ma rimase per lungo tempo in balia dell’immobilismo e di occupazioni abusive con superfetazioni che ne avevano alterato la fisionomia originaria. Grazie alle lotte incessanti delle associazioni sono iniziate le prime opere di restauro, ma quelle associazioni ora sono quasi escluse dalla fruizione e dalle decisioni sul futuro dei restauri. “Ufficialmente il palazzo è aperto tutti i giorni sino al sabato, dalle 9,00 alle 18,00 – dichiara ancora cartellomaredolceDomenico Ortolano – Ieri mattina, caso strano, c’era l’evento di cui avevo l’invito, giunto al palazzo c’era il portone semichiuso con i dipendenti della Soprintendenza che avevano un foglio con i nominativi e fuori c’era questo foglio che vietava l’ingresso per motivi di sicurezza. Ma la sicurezza era per le visite o per le persone che sono entrate? – si chiede  – Come si spiegano i motivi di sicurezza se duecento persone sono entrate? L’avviso non aveva alcun valore perché non era firmato. Si è verificato un vero abuso”. Il battagliero presidente dell’Associazione dopo tanti anni si dichiara amareggiato: “Sono stanco perchè da tutta Italia mi si chiede di fare attività a Maredolce, di valorizzare il palazzo ma la fruizione ci è negata. Noi abbiamo sventato più volte attacchi concentrici al sito, come la Pedemontana – che avrebbe tagliato in due il parco e l’area dell’antico bacino artificiale – abbiamo lanciato l’idea di ricostituire il lago e per un anno, con le sole acque del pozzo abbiamo lo abbiamo fatto. Si figuri che volevano anche impiantare un luna park nell’area del bacino. Io lavoro per il riscatto di Brancaccio e di Palermo e vado avanti per la mia strada – conclude – finalmente c’è per Palermo una grossa cifra per i lavori a Maredolce, stanno lavorando ad un progetto di cui non se ne conoscono i contenuti”.  Una vicenda emblematica di una certa arretratezza che circonda la gestione dei Beni Culturali in Sicilia, che dovrebbe invece assumere forme moderne di democrazia partecipata. Basti pensare che all’Associazione che per anni e anni ha difeso in un territorio di frontiera la sopravvivenza stessa del monumento, non sia concesso come sede stessa del sodalizio un ambiente del palazzo.

Antonio Catalfio