Slainte, Terrasini! Memorie di un irlandese 28 anni dopo Italia ’90

Nel 1990, in occasione dei Mondiali di calcio in Italia, Terrasini ospitò, nel rinnovato stadio comunale, gli allenamenti della squadra dell’Irlanda, l’Eire: piazze e strade del paese marinaro si colorarono del verde delle maglie irlandesi e dell’oro della birra che scorreva a fiumi. I festosi e correttissimi tifosi lasciarono il segno e anche le notti terrasinesi divennero magiche. L’amministrazione comunale del 1988, guidata da Claudio Catalfio, riuscì ad essere scelta come sede di allenamento. Il Campo sportivo divenne stadio comunale, per la prima volta in erba, e cinque parcheggi alberati furono realizzati con i

La maglia dei mondiali Italia '90 a Terrasini
La maglia dei mondiali Italia ’90 a Terrasini

fondi dei mondiali. Presidente del Comitato dei mondiali fu nominato l’assessore allo sport, Renzo Lo Piccolo, che magistralmente e con genuino entusiasmo, coordinò gli eventi mondiali. Alessandro Catalfio, ventotto anni dopo, incontra casualmente un tifoso dell’Irlanda, innamorato di Terrasini e dell’accoglienza di tanti anni fa. L’incontro è pubblicato nel blog https://alessandrocatalfio.wordpress.com/2018/03/31/slainte-terrasini/

“Questa è la storia di una fede. Una storia di riconoscenza, in fondo una storia d’amore.
E’ cominciata 28 anni fa, quando l’Irlanda vincendo contro Malta si qualifica ai Mondiali di Italia 90. E’ allora che un giovanotto irlandese assieme ad altre decine di migliaia di abitanti dell’isola verde decide che, diavolo, si va in Italia a seguire la nazionale!
Sfortuna o fortuna volle che il sorteggio assegnò l’Irlanda al girone degli odiati inglesi, assieme alla fortissima Olanda di Van Basten, campione d’Europa in carica, e all’Egitto. Ma soprattutto che le partite si sarebbero tenute nel punto più estremo d’Europa: in Sardegna e Sicilia. Gli irlandesi stabilirono il loro ritiro a Terrasini, un piccolo paesino di pescatori che il nostro amico non aveva mai sentito nominare. Comunque, anche in capo al mondo avrebbe seguito i Boys in Green, non c’erano dubbi. E così, questo nostro ragazzone biondo che fa? Esce dalla sua casa di Dublino, prende la macchina e, senza Google Maps, Tom Tom o diavolerie varie, imbocca l’autostrada e si fa 3500 chilometri per arrivare a Terrasini e seguire i suoi idoli Bonner, Houghton, Aldrige, Cascarino e Jackie Charlton – non Bobby, non sbagliate sennò s’incazza – allenarsi al campo sportivo comunale.
In questi giorni, nelle notti magiche, impara ad amare questo paese: ama i suoi abitanti che gli insegnano le prime parole in italiano “vaffanculo inglesi”, ama la gente semplice che frequenta i bar del posto, ne assimila la posizione, si fa aiutare dai terrasinesi in un’avventura che lo porta anche a Cagliari per seguire i suoi campioni, dorme alla spiaggia della Praiola sotto l’unica luce delle stelle che è sempre uguale anche a Dublino, ma vuoi mettere il rumore della risacca?

Renzo Barbera, Renzo Lo Piccolo e il Maresciallo Antonino Lombardo
Renzo Barbera, Renzo Lo Piccolo e il Maresciallo Antonino Lombardo

Insomma, si innamora perdutamente di questo paese e dei suoi abitanti, e ci ripensa molto, durante il lungo viaggio di ritorno, dopo un ultimo “Slainte!” di birra al bar New York.
Oggi, 28 anni dopo, questo giovanotto sessantenne ha avuto il regalo di compleanno più bello della sua vita: rivivere i luoghi di quella straordinaria avventura: lo incontro, per caso, mentre guardo al Bar New York l’Inter vincere contro l’Hellas Verona. La prima cosa che mi dice è: “prima il bar non era qui, ma all’angolo!”. Incuriosito mi faccio raccontare come lo sapesse e mi svela tutto davanti a una birra ghiacciata, mi parla di come sua moglie e suo figlio, un tipico ragazzone d’Irlanda, laureato in storia e giocatore di rugby, lo hanno accompagnato in questo viaggio di ricerca, mi racconta dell’atmosfera ritrovata, dei luoghi, dell’animo sempre uguale dei terrasinesi che lo hanno invitato, casualità, alla “mangiata” degli schietti, facendolo sentire come uno di loro.
Parliamo molto, la partita è ormai dimenticata, lui vuole con insistenza che io traduca agli altri avventori quanto ha amato questo posto. Io sono contento che il signor Doyle a quasi 30 anni di distanza preservi questo ricordo di Terrasini e dei suoi abitanti e gli prometto di raccontare la sua storia. Ed è così, dopo un ultimo Slainte!, un abbraccio e un saluto, sono qui a raccontarvi che ci sono storie, magari piccole, che affratellano i popoli e li legano più della politica, degli affari o dei soldi. Sono quelle che seguono una passione.
Buona vacanza a Terrasini, Mr Doyle e vaffanculo inglesi!”

Alessandro Catalfio