“Partinico dalle origini al XIX secolo” di Leonardo D’Asaro, presentazione sabato 14 aprile al teatro Lucia Gianì

Sabato 14 Aprile, alle ore 18.00, presso il teatro Lucia Gianì di Partinico, presentazione della pubblicazione  di Leonardo D’Asaro “Partinico, dalle origini al XIX secolo”, un lavoro monumentale in due volumi, 670 pagine, 450 illustrazioni, che ricostruisce, con interessantissimi contributi originali ed inediti, la storia di una città e di un territorio. Opera quanto mai necessaria ed attuale quella di D’Asaro, in un momento storico di difficoltà di una comunità un tempo vivace e prospera. Interverranno, oltre l’autore, Ferdinando Maurici, direttore del Museo d’Aumale di Terrasini e Mons. Salvatore Salvia. “Sta per vedere la luce il mio ultimo lavoro, Partinico dalle origini alla fine dell’Ottocento,  – dice Leonardo D’Asaro – che dedico ai miei concittadini perché possano

Leonardo D'Asaro
Leonardo D’Asaro

condividere con me tante nuove scoperte sul passato della nostra città che diventa sempre più suggestivo ed interessante. Sono convinto che la possibilità di conoscere tanti inediti dettagli sulle fasi storiche che hanno determinato il passaggio dal bosco ai campi agricoli e, poi, da questi al centro abitato, permetterà di capire il ruolo e l’importanza di tanti monumenti di cui s’ignorava la vera identità. Ritengo che solo la conoscenza può consolidare quel rapporto affettivo che ci lega alla terra su cui i nostri antenati hanno inciso tracce indelebili della loro presenza.
La condivisione di un patrimonio storico è il legame indissolubile delle persone che abitano nello stesso territorio, è bene comune, è la condizione che permette di ostentare orgogliosamente le stesse radici, è linfa vitale che muove sinergicamente alla conservazione dei beni comuni e della tradizione, è stimolo alla loro valorizzazione partecipata, è l’essenza dell’appartenenza culturale.
Ecco perché auguro che la riscoperta del nostro prezioso passato possa portare nuovi impulsi alle nostre coscienze rattrappite e intorpidite in un ambiente dove chi ha gestito la cosa pubblica ha quasi sempre privilegiato il business personale alla cultura e alla tutela del patrimonio monumentale ritenute bene senza valore e senza importanza”. Partinico, dalle origini alla fine dell’Ottocento rivoluziona le Partinicoconoscenze storiche sulla nascita della città, sul suo territorio e sui suoi monumenti. Nella nuova opera le ricostruzioni mitologiche sono state sostituite dall’indagine archeologica e dallo studio dei reperti. Tale attività ha permesso di riconoscere nel territorio l’antico percorso romano che collegava Palermo a Trapani, attraversando lo Jato con il ponte costruito nei pressi del santuario dell’omonima Madonna, con i suoi misteriosi simboli pitagorici impressi sulla pozzolana di uno dei suoi rostri.
Dai costrutti storici, realizzati con largo uso dell’immaginazione, si è passati allo studio dei documenti di archivio: ciò ha permesso di individuare il sito dell’antica Parthenicum, le cause che determinarono l’espianto dell’antica foresta e la sua sostituzione con campi coltivati. La nuova opera storica svela, finalmente, che la nascita dell’attuale centro urbano è legato alla decisione dei re spagnoli di concedere in enfiteusi estesi fondi alle figure più rappresentative del Regno che aspiravano ad avere il possesso di terra per equipararsi alla nobiltà. La concessione del bosco generò bagli e torri di cui sopravvive qualche preziosa testimonianza: la torre d’A Braciara, il Palazzo Ram, il baglio Sanches, oggi conosciuto semplicemente come Cantina Borbonica. Nel nuovo libro sono stati censiti e delimitati i fondi agricoli realizzati all’interno dell’odierno tessuto urbano e sono state ricostruite le fasi dell’edificazione della chiesa madre, delle infrastrutture e dei primi edifici di pubblica utilità: l’ospedale dello Spirito Santo, le

Partinico. Arredo Liberty della Villa Comunale. Foto tratta dal blog casarrubea.wordpress.com
Partinico. Arredo Liberty della Villa Comunale. Foto tratta dal blog casarrubea.wordpress.com

strade (il Cassaro e la Strada Granni), l’acquedotto che attraversava la piazza Mercato o piazza Maggiore, il mulinello, ubicato sul finire della via Sant’Annuzza, il castello carcere (in fondo alla via Cavour), la torre abbaziale, il canale di scarico delle acque sorgive. È stato identificato il punto in cui era ubicata la chiesetta di san Cristoforo. Sono stati studiati e pubblicati i bilanci dell’abbazia. Grazie alle numerose concessioni di fondi edificabili e alla costruzione delle chiese è stato possibile ricostruire lo sviluppo urbano di Partinico. Interessante è la storia della piazza e degli spazi pubblici del nuovo centro urbano che, oggi, sono ridotti dalle scelte poco oculate dei più recenti amministratori. Sono state ulteriormente approfondite le fasi più importanti del Settecento e le tappe significative del passaggio di Partinico da V quartiere di Palermo a Comune autonomo. Infine, non poteva mancare una meticolosa disamina dell’esplosiva situazione socio-economica determinata dalla gestione parassitaria degli amministratori comunali ottocenteschi e del tentativo di dare sollievo alla massa di diseredati con la realizzazione delle prime opere pubbliche (teatrino, villa comunale, camera mortuaria, pavimentazioni stradali).

Leonardo D’Asaro, nato a Partinico, ha conseguito nel 1973 la laurea in lettere presso l’Università di Palermo ed è stato docente di lettere nella scuola media e negli istituti superiori.
Per oltre trent’anni ha studiato i resti archeologici e i monumenti dell’area del Partenicese concentrando il suo interesse nello studio delle fasi più antiche degli insediamenti umani del territorio. Nacque così l’appassionata ricerca sulle origini dei due più grossi insediamenti del territorio: Alcamo e Partinico.
Punto di partenza degli studi di Leonardo D’Asaro è stata la constatazione che l’ambientazione geografica del mito di Minosse e Cocalo era strettamente incentrata nella Piana del Golfo di Castellammare.
Da queste intuizioni nacque il primo saggio sul mito che esaminava minuziosamente la saga cretese, gli elementi che collegavano la saga alla realtà storica e alle località che facevano da sfondo ai fatti in essa raccontati. Il saggio fu apprezzato per il rigore scientifico e per l’attendibilità degli argomenti posti a sostegno della tesi che Camico sia da identificare con i resti archeologici esistenti sul Bonifato e Inico con quelli di Calatubo.

Opere
– 1991, Minosse e Cocalo, Mito e storia nella Sicilia occidentale, Ed. Augustinus, Palermo
– 1995, Elimi, il mito e la storia.
– 1997, Nel regno di Cocalo, da Inico a Partinico da Camico ad Al Qamac, Sigma ed., Palermo. Il volume oltre a riportare ampio resoconto sull’identificazione delle località del mito aggiungeva i risultati di una interessante indagine archeologica realizzata sul territorio partenicese.
– 2009, Sicani, Siculi ed Elimi, mito, storia ed archeologia, ed. ILMIOLIBRO, opera che, utilizzando le intuizioni riportate nei lavori precedenti, rivisita tutte le fonti storiche, analizza le risultanze archeologiche della Sicilia e formula la rivoluzionaria ipotesi che le antiche popolazioni micenee che abitavano lungo la costa ionica, con l’arrivo delle nuove popolazioni peninsulari, attorno al I millennio, si trasferirono nella Sicilia nord-occidentale.
– 2013, Mercanti di Giustizia, che narra la tragica vicenda vissuta dall’autore nei meandri dei Tribunali di Palermo e di Caltanissetta.
– 2015, Minosse & Cocalo, Mito e storia nella Sicilia occidentale, Ed. Aracne, Roma, edizione riveduta e ampliata della sua prima pubblicazione.
La riconosciuta conoscenza della problematica elima è frequentemente valorizzata dai progetti finanziati dalla comunità europea, da Enti scolastici e culturali che hanno il compito di promuovere e consolidare la conoscenza della storia antica della Sicilia.

Antonio Catalfio