11 maggio 1318: 700 anni fa rinasce Partinico con l’edificazione del Castellaccio

Oggi, 11 maggio 2018, cade un importantissimo anniversario per la storia di Partinico. settecento anni fa, l’11 maggio 1318 viene concessa l’autorizzazione ad edificare il Castellaccio, il maniero ridotto oggi a rudere. che dall’alto della collina Cesarò, proteggeva l’abitato della rifondata Sala di Partinico. Gli storici Giovanni Filingeri e Gianluca Serra ne hanno ricostruito l’affascinante vicenda, riportandoci agli albori della storia della città. “Con privilegio emanato da Messina il 28 giugno 1307, – scrive Giovanni

Giovanni Filingeri e Gianluca Serra
Giovanni Filingeri e Gianluca Serra

FilingeriFederico III revoca l’amministrazione e procura sulla foresta di Partinico al miles Giovanni di Camerana e la concede, assieme al Parco Vecchio (Marineo) e al Parco Nuovo (Altofonte), all’abbazia di S. Maria di Altofonte. Nella concessione viene escluso il litorale di Partinico fino ad iactum balistae di pertinenza del regio demanio. Con altro privilegio del 29 gennaio 1309, emanato da Trapani, il re permette agli abati di Altofonte di poter costruire nuove abitazioni nella Sala di Partinico, esentando per un quinquennio dalle tasse e dai contributi i primi 100 residenti. Infine, dietro supplica dell’abate Pietro Guzio, il re Federico III dà facoltà di poter costruire un fortilizio in casale Sale de nemore Partinici. Il privilegio è emanato da Palermo il 12 maggio 1318, VI indizione. L’abbazia aveva la necessità di proteggere i frati e i coloni della Sala dalle frequenti incursioni castellaccio1 e razzie dei pirati barbareschi, moros y corsaros nell’immediato retroterra, e dalle sortite della flotta armata angioina sul litorale tirrenico (da Castellammare fino a Carini) avvenute negli anni 1302, 1314 e 1316. Nell’ultima incursione, fu devastata la torre di Borgetto e il casale della Sala. Attorno alla nuova fortificazione, già citata in un transunto di un privilegio reale emanato da Polizzi il 10 maggio III Ind. (1319-1320), si pianificava il definitivo assetto urbano trecentesco che interessava anche l’area circostante l’odierna via Benevento. Fonti inedite del XVI secolo fanno riferimento a multi casi et ecclesia dirrupati in signum casali et habitationi antiquissimi, nei pressi del citato fortilizio”. Il castello, un secolo dopo ebbe l’onore di ospitare il re aragonese con il suo seguito: “Nel 1434 – continua Giovanni castellaccioFilingeri – il re Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, con la sua corte, sosta nelle sale del castello di Partinico, dopo una interminabile battuta di caccia nella regia defensa Altavilla. A tal proposito, una fonte archivistica del 1480, riporta che re Alfonso cum tri sui frati stettiro in Alcamo per circa duj misi li quali continuamenti dichiano chi andavano ad cacchia ala ditta foresta di Partinico ad spasso, et a loro plachiri, la quali la chamavano la regia difensa et nixuno eo tempore ausava andari a cacchia in la dicta foresta excepto li supradicti rex et fratri. Dello stesso anno, è la citazione dell’alcamese Nicola Granata: in la terra di Alcamo chi era allura la filichi memoria di re Alfonso undi chi era lu infanti lu quali lu chamavanu lu mastru di la cacchi, et continuando lu patri di ipsu testimonio era cacchiaturi et vidia …ki andava ad caccia cum lu supra dicto infanti alla foresta di Partinico la quali la chamavanu la difensa di lu re et nixuno chi ausava andari ad cacchia excepto lu re per li soi solatii et plachiri. Il sito della Partinico trecentesca non ebbe però fortuna:
castellaccio2“Intorno al 1446, – conclude Filingeri – a causa dello smottamento della parete rocciosa di Monte Cesarò, l’abate commendatario di Altofonte e i coloni decidevano di abbandonare il sito. Il nuovo progetto di pianificazione urbana interessava l’area circostante l’antica chiesa di strada dedicata a San Cristoforo (protettore dei viandanti) (poi inglobata nella nuova Chiesa Madre), il nuovo fondaco/barracca della Carruba costruito nel 1455, e il terreno limitrofo al flumen della sala. Il complesso edilizio chiamato dell’Abbazia (13 corpi), con annessa nuova torre (castrum), e la casa della Decima, con annesso baglio, furono invece edificati nella Strada Grande.
Del fortilizio trecentesco del Castellaccio rimangono pochi ruderi, rinforzati da contrafforti ai lati della rupe. Il materiale costruttivo utilizzato è in opus incertum, legato da abbondate malta. Una lettura architettonica e planimetrica è impossibile sia per la folta vegetazione e per lo stato d’incuria ultra decennale, sia per la devastazione subita dal complesso edilizio nel corso dell’apertura della Circonvallazione SS 186″.

Le vicende storiche ricostruite da Giovanni Filingeri, ci portano in un mondo antico, fatto da abati, re, cavalieri ed umili abitanti che iniziarono il ripopolamento della città che divenne un centro agricolo fiorente, come in età romana. Gianluca Serra ha scoperto una rarissima immagine del Castellaccio, chiudendo il processo circolare di un edificio simbolo che dovrebbe essere curato e studiato: “Nel 1823, un nobiluomo inglese, il marchese Spencer J. A. Compton (1790-1851), visito’ la Sicilia in sette mesi e

Spencer J. A. Compton: Castellaccio di Partinico, matita e acquerello, 1823
Spencer J. A. Compton: Castellaccio di Partinico, matita e acquerello, 1823

nel corso del suo “grand tour” realizzo’ ben 79 disegni con tecnica mista (matita e acquerelli). Il suo taccuino, casualmente scoperto qualche anno fa, e’ stato di recente restaurato ed esposto a Roma e a Palermo. Uno dei disegni riguarda proprio i ruderi del Castellaccio di Partinico quando ancora il sasso in cui sorgeva era morfologicamente unito al Monte Cesaro’. La didascalia in inglese reca scritto: “Partinico. Ruins in the King’s Villa”, evidente riferimento al fatto che il territorio fosse all’epoca proprieta’ di re Ferdinando I di Borbone.
Si tratta di una testimonianza iconografica di straordinario valore che documenta un luogo simbolico dell’identita’ storica partinicese. Da qui, con la “licentia aedificandi” concessa dalla corona aragonese ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Altofonte il 12 maggio del 1318, ebbe inizio lo sviluppo della Sala di Partinico”. Buon compleanno vecchio maniero, simbolo e metafora di una città antica,  gloriosa e decaduta che è rinata più volte dalle sue stesse ceneri.

Antonio Catalfio