Cinisi: lo sbocco a mare cambierà l’economia?

Lo scorso 20 Luglio si è inaugurato il blocco composto da due strade che unisce la parte settentrionale di Corso Umberto I con il parcheggio antistante quello che resta della spiaggia Magaggiari. Una cerimonia che ha sancito la fine di un percorso lungo ma sopratutto costoso, iniziato diversi anni fa, diventato poi un simbolo da sfruttare per gli avversari politici che si sono succeduti e praticamente portato a termine dalla stessa fazione che l’ha voluto. Spento l’eco della fanfara, oggi sostanzialmente le due strade mostrano cosa sia il progresso e l’attenzione dedicata alla sicurezza stradale dai vari codici, e come hanno sostituito la vecchia via che portava al mare che negli anni novanta del secolo scorso erano strette da due file di muretti e piante; davano un sapore diverso, iconografico, ma dal punto di vista del traffico veicolare non sarebbero state in grado di reggere il ritmo dei nostri giorni. Oggi anche senza le famigerate panchine o gli arredi forse eccessivi nella misura, una concentrazione di cartelli stradali altissima ma con lo spazio per i parcheggi dedicati alle automobili le cose appaiono senz’altro diverse. Eppure sono stati numerosi gli intoppi burocratici e tecnici anche climatici che di volta in volta hanno smentito gli annunci, parecchio intensificati negli ultimi tempi a dire il vero, circa la giornata fatidica. Se probabilmente quest’anno non avremo le consuete cronache da diluvio con le immancabili condivisioni di videoregistrazioni aventi tombini per soggetto, forse la vicenda del depuratore porterà a intervenire ancora in futuro. Gli occhi intanto si sono abituati e la cittadinanza ha dimenticato la storia vecchia di un aspetto più umano e si è lasciata corrompere dalla comodità di una via di comunicazione verso la spiaggia. Si attende sviluppo economico, come lo si chiama nei testi; possibilità di far soldi con la gente che vuole girare per spiaggia e locali nelle stime popolari. Turismo, lo chiamano.

Tuttavia resta qualche perplessità nei dintorni delle grandi strade verso lo sbocco a mare del popolo cinisense. Per fare turismo vero e proprio ovvero creare i presupposti di uno sviluppo economico stabile, magari anche un indotto come capitò a suo tempo con l’aeroporto, e le infrastrutture viarie sono uno primi passi: serve ben altro per un comune che non ha mai fatto del turismo ( come gran parte dei comuni siciliani, in confronti col resto della nazione ) una priorità ma che oggi potrebbe avere un occasione da sfruttare sperando che non sia solo una colata di cemento nei pochi terreni agricoli rimasti che meriterebbero miglior sorte. I turisti veri non apprezzano la cementificazione nascosta dalle proporzioni dei servizi fotografici. Ancora servirebbe una regolamentazione seria sul come gestire l’imbuto che si crea prima del parcheggio: non si possono parcheggiare automobili ovunque già da ora e pretendere di aumentarne il numero. Serve una normalissima isola pedonale quanto ripensare la viabilità di quella zona. Serve avere coraggio nel prendere decisioni che saranno ovviamente impopolari per qualcuno ma che vanno nella direzione della sostenibilità. Serve mettere in rete tutti i punti di Cinisi che abbiano un significato e renderli fruibili come valore aggiunto. Serve una messa in sicurezza dell’area che vede troppe risse nei periodi caldi e depressione nel resto dell’anno. Una qualità maggiore del servizio necessariamente determinerà un minore afflusso; quanto contenuto dipende dalla bontà del lavoro svolto. Fare turismo significa anche questo: affrontare problemi che finora non sono stati presi in considerazione. Se si vuole fare di Magaggiari una piccola perla, non può essere per tutti. Chi vorrà investire ancora o per la prima volta ha la necessità di garanzie e non possono essere quelle di una singola partita IVA stagionale.