La deriva del corretto

La violenza si può esprimere in veri atteggiamenti e modalità. Tuttavia lasciamo o dovremmo lasciare allo Stato l’esercizio di eventuali atti in nostro nome per tutelarci; grossomodo dovrebbe funzionare così. Contrastare le varie forme di violenza è uno dei compiti della forza pubblica ma resta l’interrogativo su come e dove potrebbero avvenire i casi di violenza e quindi intervenire. Oggi le difficoltà della prevenzione appaiono aumentate. Si sono forse moltiplicati i delitti? Probabilmente no. Sicuramente si da maggiore risalto a scene che poco tempo fa sarebbero state affrontate con una sensibilità diversa e quindi persino ignorate. Magari oggi si da maggiore risalto a situazioni che il modello comportamentale in vigore asserisce essere negativi e ne deriva un aumento dei delitti appunto che potrebbero non essere tali. Dove sta l’obiettività di giudicare un comportamento come violento? Forse alla guida potrebbe essere peggio che in una strada buia o viceversa?

Dove l’eccesso di protagonismo stabilisce il confine con la violenza vera, quella che ferisce, percuote o ammalia? Oggi assistiamo a violenti dibattiti tra coloro che usano una tastiera per esprimere i loro diritti senza sapere bene dove finiscano e inizino i propri doveri. Le parole sono violente esattamente come i pugni; peraltro le decisioni drastiche in Rete appaiono davvero troppe. Nulla viene più concesso nelle parole di chi ha la sfortuna di non allinearsi al pensiero dominante non già dei governi ma quantomeno dei mezzi di comunicazione che non osano, non approfondiscono per timore persino di non essere compresi. Rischiamo una deriva del pensiero nata dall’assurda reiterazione dell’invocazione del lupo che invece è ben lungi dall’essere pronto a attaccarci solo per non fare fuggire le pecore. Un pensiero corretto per chi lo esprime somiglia a un pensiero unico anche se definito progressista.