Giovanni Sampino e la “malattia del secolo”

La “malattia del secolo” continua a colpire.

Vogliamo raccontarvi la storia di un grande uomo, Giovanni Sampino, 62 anni, nato a Palermo ma residente a Carini, ha lavorato presso l’ospedale di Carini per oltre quarantanni. Piccolino di statura ma con una carica di vita ed entusiasmo fuori dal normale. Un padre esemplare, altruista, affettuoso, un amico dal cuore buono, un collega sempre disponibile.

A fine luglio scorso all’ospedale di Partinico scopriamo, per via di un forte mal di pancia persistente, che vi era una pancreatite acuta. Da lì la scoperta di un tumore al pancreas con metastasi epatiche. Da quel giorno ha inizio il nostro calvario, disperazione, sconforto, corse in ospedale, consulti, pur di aiutare quest’uomo che per noi era una roccia, un terremoto di emozioni positive, un pilastro, il nostro punto di riferimento. A settembre inizia la chemioterapia, la prima tac dà risultati ottimistici di riduzione della malattia, festeggiamo, pianti di gioia, Natale pieno di felicità e gli occhi pieni di luce di speranza.. ma poi con la tac successiva scopriamo che quella bestia stava andando avanti…

Per mesi abbiamo mandato e-mail ai migliori medici e luminari, ma sostenevano tutti la stessa cosa: il tumore al pancreas è uno dei più difficili da curare per il fatto che non dà segni particolari nelle prime fasi e spesso la diagnosi viene fatta quando la malattia ha già iniziato a diffondersi agli organi vicini.

Il 22 Giugno 2019 papà è andato in cielo per colpa di questa malattia che ci dà ancora oggi poche, pochissime speranze di sopravvivenza. Era conosciuto da chiunque, riusciva con la sua autenticità e schiettezza a conquistare in breve tempo le simpatie di tutti quanti, grandi e piccini, medici, commercianti, gente comune senza nessuna distinzione. Con i suoi modi di fare e il suo dialetto si faceva comprendere da tutti e voler bene fin da subito.

Giovanni Sampino e la figlia Rosy
Giovanni Sampino e la figlia Rosy

Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta“,  e noi tutti non ti dimenticheremo Mai.

Riusciva ad alleggerire il peso dei problemi con una facilità ineguagliabile e che orgoglio dire “sono la figlia di Giovanni Sampino” e vedere che tutti si mettevano a disposizione, perché lui da sempre faceva lo stesso con gli altri. Grande lavoratore che con la sua terza media, persino serale, ci faceva rimanere a bocca aperta per i suoi discorsi esaustivi, i suoi racconti di vita, il suo essere informato su ogni argomento e quella sua capacità particolare di farsi adorare da tutti. Lo dicevamo sempre e continueremo a ripeterlo: “come lui non ne esistono più!”

Difficile non amarlo!!

In questi mesi abbiamo ascoltato tanto i colleghi, gli amici, la gente che è venuta a salutarlo e che emozionata ci raccontava episodi di vita condivisi con lui, elogiando sempre e solo le sue bontà, il suo esserci per tutti e la sua solarità. Ha trasmesso solo ricordi d’amore e questo ci fa gonfiare il cuore d’orgoglio. Mai un musone, mai tristezza, mai sconforto, neanche durante il periodo della malattia, anzi già aveva tanti progetti nella sua testa per iniziare finalmente con la pensione a godere di un po’ di felicità, che per tantissimo tempo ci siamo fatti mancare.

E lo urliamo al mondo quanto siamo state orgogliose di quest’uomo e riteniamo un grande dono quello di averlo avuto nelle nostre vite. Una “cusuzza nica” ma col cuore grande che tutti adoravano, che tutti cercavano e che tutti stimavano.

Un vero e proprio guerriero, che ha affrontato e combattuto insieme a noi questa malattia con una tale forza, pesando il meno possibile, nascondendo i dolori, fingendo di star bene e sempre con il suo sorriso e la sua battutina sempre pronta, per noi fondamentali per andare avanti.

La malattia lo ha portato via da noi, ma non dai nostri cuori. E lì è vivo più che mai.

La volontà della famiglia, in primis di nostro padre, è stata quella di aiutare la ricerca ad andare avanti, a studiare nuove tecniche, metodi, farmaci innovativi per sconfiggere il cancro. Perché non si può morire così. Non può decidere lui le nostre sorti! Questa bestia ha portato via nostro padre e ha portato via il fulcro, il motore della nostra Vita. Dunque, al funerale abbiamo manifestato il desiderio di ricevere non fiori ma donazioni, da affidare alla ricerca contro il cancro. Perché è importante che la ricerca sia incrementata il più possibile ogni giorno, per donare speranza a chi si troverà in futuro ad affrontare una diagnosi di cancro.

I casi di tumori a Carini aumentano a dismisura ogni anno, vari colleghi di nostro padre sono morti o si sono ammalati di tumore. Ci chiediamo: vogliamo continuare a guardare o magari iniziare a promuovere la ricerca scientifica in ambito oncologico, attivare campagne di prevenzione, controlli sul territorio, aggiornare i registri tumori, creare progetti e strumenti concreti per cambiare in meglio la vita di chi sta lottando contro il cancro? Perché sappiate che quando una persona cara si ammala di tumore, già dal momento della diagnosi, con questa si ammala tutta la famiglia. È un percorso così doloroso e devastante che toglie ogni giorno pezzettini di cuore e di vita. Ne deriva che in casi come questo la prevenzione risulta essere determinante, importantissima.

Esistono per esempio ricercatori che stanno indagando se attraverso un prelievo di sangue (biopsia liquida) sia possibile migliorare diagnosi e terapia per l’adenocarcinoma pancreatico, altri che stanno cercando di individuare il ruolo di una certa tipologia di proteine nel favorire lo sviluppo di specifici sottotipi di tumore al pancreas per meglio comprendere i meccanismi alla base di questa malattia, altri ancora che stanno verificando se l’attività genica dei globuli bianchi neutrofili associati alle cisti pancreatiche sia predittivo di uno sviluppo verso il cancro al pancreas. Non è interessante tutto questo? La salute è un bene da difendere! Sarebbe bello se ognuno di noi nel proprio piccolo e secondo le proprie possibilità e le proprie cariche potesse fare qualcosa per aiutare gli altri.

Concludiamo ringraziando tutti coloro che hanno dato in ricordo di mio padre il loro contributo per la ricerca: parenti, amici, colleghi conoscenti, tutti coloro che hanno condiviso con noi questo grande gesto di solidarietà. È doveroso informarvi che l’intero importo, che ammonta a € 580,00 è stato devoluto a Nastro Viola, un’associazione senza fini di lucro costituita da persone che come noi hanno perso un familiare a pochi mesi dalla diagnosi a causa di un tumore al pancreas.

Obiettivi di Nastro Viola sono:

-fornire supporto psicologico alle persone colpite da tumore al pancreas e ai familiari;

-supportare la ricerca scientifica attraverso finanziamenti;

-raccogliere donazioni e contributi volontari anche attraverso materiale promozionale (gadgets);

-organizzare eventi e manifestazioni finalizzati alla raccolta di fondi;

-contribuire alla divulgazione scientifica sui sintomi del tumore al pancreas al fine di favorire una diagnosi precoce.

Il 21 Novembre, in occasione della giornata mondiale per la lotta al tumore al pancreas, accogliamo la proposta di Nastro Viola e illumineremo di viola alcuni monumenti della nostra piazza di Carini al fine di attirare l’attenzione su uno dei tumori più aggressivi, con uno tra i più alti tassi di mortalità.

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Nastro Viola: l’evento del 21 novembre