Una di queste è andata in scena giovedì 23 aprile 2026 al Teatro Sant’Eugenio di Palermo nello spettacolo che ha visto la direzione artistica di Marco Pupella, con Daniela Pupella, Enrica Garofalo, Edoardo Buscetta, Chiara D’Arpa e Giorgia Amato. La regia è di Rita Longo e Marco Pupella.
La storia narra le vicende di Walter, le sue gioie e i suoi dolori: un ragazzo felice, normale e brillante, pervaso da una grande voglia di vivere, che precipita però in quella condizione che solo una storia d’amore può provocare.
Lo spettacolo ha attirato un buon numero di spettatori ed è stato molto apprezzato, anche grazie all’ottima performance degli attori.
La narrazione affronta anche il tema di un amore malato, che si impadronisce del protagonista, proiettando il pubblico in un’atmosfera a tratti claustrofobica e nichilista. L’intuizione dell’autore è quella di spingere il pubblico a interrogarsi e a porsi un’attenta riflessione.
Il protagonista, inoltre, rimane intrappolato nelle sabbie mobili dell’immobilità emotiva: non è più in grado di amare né di provare alcuna emozione. Invoca invano l’aiuto di una donna che ha fatto parte della sua vita, affinché possa fargli da guida, insegnandogli di nuovo ad amare e a innamorarsi dell’amore nella sua accezione più nobile.
Fa da sfondo a tutto ciò la contemporanea “dannazione” della madre, convinta di non aver commesso alcun errore nella crescita del figlio, avendogli garantito un’infanzia e un’adolescenza felici.
Uno spettacolo che, pur essendo già andato in scena, ha saputo regalare emozioni, frutto del grande lavoro di tutti i componenti. Rappresenta un punto cardine della recitazione: saper trasmettere emozioni, lasciare qualcosa, un messaggio, un pensiero capace di far riflettere chi guarda.
Ne abbiamo parlato con Edoardo Buscetta, uno dei protagonisti, dello spettacolo.
«Interpretare Walter non è stato un lavoro semplice, perché è completamente in delirio d’amore. Per interpretarlo ho dovuto calarmi nell’atmosfera che si è creata attorno a questo personaggio, molto lontana dal tipo di vita che conduco io. Quello che siamo sul palco deve rimanere distinto e separato da ciò che siamo nella vita quotidiana: quando si scende dal palco, la vita torna quella di prima. Tuttavia, spesso per alcuni personaggi si può attingere ad aspetti ed emozioni della propria vita, per integrarsi meglio nel ruolo.
Con Walter è stato complicato, perché non mi sono mai trovato in una situazione di delirio d’amore. Però oggi ci sono molti ragazzi che vivono qualcosa di simile: credono di poter essere indipendenti dall’affetto di qualcuno, ma penso che questo sia sbagliato. Il primo amore deve essere per noi stessi: dobbiamo bastarci da soli. Solo dopo si può intraprendere un percorso emotivo con un’altra persona. Se questo non avviene, tutto diventa più complicato.
Walter era completamente perso per Anna, al punto da non essere più in grado di sostenere la propria vita senza di lei: era diventata la sua unica luce. Questo non va bene. Dobbiamo essere prima di tutto la luce di noi stessi, e poi è giusto legarsi anche agli altri.
In questi casi ci sono persone che possono aiutare: amici, famiglia, psicologi. Non c’è vergogna nel chiedere aiuto quando si hanno dei problemi, perché la mente umana è incredibile e a volte crea situazioni molto complesse.»
