Il 7 maggio scorso, davanti al Tribunale Collegiale di Palermo, sezione III, si è svolta una nuova udienza del procedimento penale che vede imputati l’ex sindaco di Isola delle Femmine Stefano Bologna, il suo consulente dell’epoca Antonino Colletto e l’ex Comandante della Polizia municipale Antonio Croce, rinviati a giudizio il 17 luglio 2024 dal GUP Cristina Lo Bue, su richiesta dei Pubblici Ministeri Giorgia Spiri e Andrea Zoppi.
Nel corso dell’attività dibattimentale, sono stati ascoltati tre testimoni citati dalla Procura della Repubblica: Vincenzo Salvatore Albanese, ex Presidente del Collegio dei revisori dei conti del comune di Isola delle Femmine, Antonio Garofalo, in qualità di ex commissario ad acta, e Ignazio Tabone, consulente esperto dell’allora sindaco Bologna.
Le testimonianze hanno riguardato capi di imputazione per i quali il Comune non è costituito parte civile.

A Stefano Bologna e Antonio Croce viene contestato il reato di “falso in atto pubblico congiuntamente a più persone”, in violazione degli artt. 110 e 479 del Codice Penale, in relazione all’art. 476 comma 2. Secondo l’accusa, i due avrebbero attestato falsamente, in una nota inviata alla Corte dei Conti, che non sussistevano le condizioni per la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Isola delle Femmine.
Una circostanza che, per gli inquirenti, non corrispondeva al vero, poiché negli atti contabili dell’ente risultava una sottovalutazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE).
I fatti contestati risalgono al 2017, quando, all’epoca della precedente Amministrazione guidata dall’ex sindaco Bologna, la maggioranza consiliare approvò un bilancio di previsione, finito sotto la lente di ingrandimento prima della Corte dei Conti e successivamente della Procura.
La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, in una delle sue pronunce, aveva rilevato che «nel periodo 2014-2019, l’azione finanziaria/contabile del Comune [..] è avvenuta in un contesto di diffusa inosservanza delle basilari norme giuscontabili», aggiungendo che, con la deliberazione n.51/2017, si accertava che «l’ente versava in squilibrio strutturale difficilmente recuperabile con le ordinarie misure previste dal TUEL», aggravato da ritardi e confusione nella redazione dei documenti contabili.
Secondo l’impianto accusatorio, Bologna e Croce avrebbero dichiarato il falso, sostenendo l’assenza di condizioni per il dissesto e la capacità dell’ente di garantire servizi essenziali e pagamenti ordinari, compresi i debiti fuori bilancio.
La versione di Bologna e Croce è stata poi smentita dalla stessa Corte dei Conti, con la pronuncia n.107/2019, che evidenziava «difformità del modus operandi dell’ente» e la mancata attuazione delle «dovute misure correttive».
Il 5 aprile 2023, in seguito ad una diffida del commissario ad acta, dott. Giuseppe Petralia, il consiglio comunale di Isola delle Femmine è stato costretto ad approvare la dichiarazione di dissesto finanziario, pena lo scioglimento dell’organo consiliare stesso.
Nel corso del processo, Croce e Colletto dovranno rispondere anche dell’accusa di alterazione delle entrate e delle uscite del bilancio di previsione, con presunte entrate mai avvenute e uscite sottostimate al fine di evitare la dichiarazione di dissesto finanziario. Per Croce si aggiunge, inoltre, il capo d’imputazione relativo ai reati di peculato e peculato d’uso.
Nella precedente udienza del 9 marzo scorso, hanno fornito la loro testimonianza il Maresciallo Giovanni Li Pomi e la responsabile economico-finanziario del Comune di Isola delle Femmine che, nel dicembre 2016, aveva segnalato una situazione di disavanzo strutturale dell’ente per il cui superamento non erano sufficienti le ordinarie misure volte alla ricostituzione degli equilibri di bilancio, data anche la «insufficiente capacità di riscossione delle entrate comunali».
Durante la sua deposizione, la funzionaria, relativamente agli anni dell’Amministrazione Bologna, ha delineato un quadro caratterizzato da criticità strutturali, scarsa comunicazione interna, decisioni politiche controverse e un debito milionario, derivante da una sentenza, gestito in modo non lineare.
Centrale è il passaggio in cui ha affermato che l’ufficio finanziario non fu informato della sentenza della Cassazione che condannava il Comune al pagamento di quasi 4 milioni di euro e che la sua proposta di riequilibrio, condivisa da Collegio dei revisori dei conti e segretaria comunale, fu seguita immediatamente dalla revoca del suo incarico e dalla contestuale nomina del sostituto Antonio Croce (oggi imputato), senza che la procedura di riequilibrio venisse mai più attivata, contravvenendo a quanto deciso dal consiglio comunale.
Infine, ha raccontato che, poche ore prima della rimozione dal suo incarico, l’allora segretaria comunale, precedentemente favorevole, le chiese di “revocare l’atto” relativo all’avvio della procedura di riequilibrio. La funzionaria non diede seguito alla richiesta, precisando di avere “mandato dal Consiglio comunale”.
Il Maresciallo Li Pomi, invece, ha ricostruito la sua attività investigativa in merito al comportamento dell’ex Comandante Croce in riferimento all’uso delle auto di servizio, esaminando il materiale consegnato da alcuni agenti della Polizia municipale, composto da fotografie delle auto di servizio e registri delle timbrature.
Dalle sue verifiche sarebbe emerso che, in alcune giornate, le vetture risultavano parcheggiate davanti all’abitazione di Croce in orari in cui non era in servizio. Li Pomi ha inoltre rilevato che parte delle timbrature veniva compilata manualmente a fine mese, modalità non conforme alle procedure.
La prossima udienza del procedimento penale è stata fissata per il 15 ottobre 2026, per raccogliere le deposizioni di ulteriori testimoni della Procura della Repubblica.
Daniele Fanale
