Si è conclusa la settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest, la kermesse musicale che da oltre settant’anni vede sfidarsi sul palco artisti provenienti da tutta Europa e non solo. Una competizione che non rappresenta soltanto una corsa alla vittoria, ma anche un simbolo di unione, come ricorda il celebre motto del festival: “United By Music”.
L’Eurovision nasce infatti negli anni ’50, nel periodo del dopoguerra, con l’obiettivo di utilizzare la musica come strumento capace di avvicinare popoli e nazioni, mettendo da parte divisioni e differenze attraverso un linguaggio universale.
Tra i Paesi fondatori figurano Italia,Paesi Bassi e Germania, che ancora oggi, insieme ad altri Stati, rientrano tra i principali finanziatori della manifestazione.
L’edizione di quest’anno, però, non è stata priva di polemiche. Cinque Paesi – Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Islanda e Slovenia – hanno deciso di ritirarsi per motivazioni legate alla partecipazione di Israele.
Al centro del dibattito il tema del cosiddetto “doppio standard”: secondo alcuni, se la Russia è stata esclusa in seguito al conflitto russo-ucraino, allora la presenza di Israele nel contesto della situazione in Palestina apre inevitabilmente una discussione sul rapporto tra politica e musica. Un tema complesso che continua a dividere opinioni e pubblico.

Sul palco, però, a parlare sono state soprattutto le canzoni. A trionfare è stata la Bulgaria grazie a Dara con “Bangaranga”, un brano energico e coinvolgente che ha conquistato pubblico e giurie. Un successo netto: primo posto sia nel voto delle giurie sia nel televoto, un dominio che ha consegnato alla Bulgaria la vittoria finale.

Per l’Italia, invece, il rappresentante è stato Sal Da Vinci con “Per Sempre Sì”, che ha chiuso al quinto posto finale. Un risultato costruito attraverso il sesto posto nelle giurie e il settimo nel televoto, considerando il sistema di punteggio che somma i voti delle giurie nazionali e quelli del pubblico da casa.
Spesso è proprio il televoto a cambiare gli equilibri e a ribaltare classifiche che sembravano già scritte, trasformando completamente il verdetto finale.
L’Eurovision continua a rappresentare un importante banco di prova per gli artisti, un’occasione per confrontarsi con culture e realtà differenti e misurarsi davanti a un pubblico internazionale.
Per alcuni, tuttavia, la vera sorpresa è stata la mancata vittoria di Finlandia e Grecia, considerate tra le favorite della vigilia. Anche lo stesso Sal Da Vinci è finito al centro di aspettative molto alte: diversi media italiani lo avevano indicato tra i principali candidati alla vittoria, arrivando poi a parlare di “delusione” dopo il risultato finale.
Eppure i numeri raccontano una realtà diversa: l’Italia, qualificata di diritto alla finale insieme agli altri Paesi del gruppo dei “Big”, continua anno dopo anno a confermarsi tra le nazioni più solide della competizione, centrando con grande frequenza piazzamenti nelle prime posizioni e portando spesso sul palco brani nella propria lingua madre, a differenza di molti Paesi che scelgono l’inglese.
Le tre vittorie italiane — nel 1964, 1990 e 2021 — unite ai risultati ottenuti dopo il ritorno nella competizione nel 2011, dimostrano come l’assenza dal 1997 al 2010 non abbia avuto effetti negativi sul percorso italiano.
Infine, come da tradizione, il Paese vincitore avrà l’onore di ospitare la prossima edizione del concorso. E sarà proprio da lì che prenderà il via una nuova stagione eurovisiva, pronta ancora una volta a unire milioni di persone attraverso la musica.
