Quando il rispetto è diventato un optional

Viviamo in un’epoca davvero interessante: tutti giudici, tutti esperti, tutti campioni del mondo in qualcosa. Basta uno smartphone, una connessione internet e improvvisamente c’è chi si sente il re del pianeta. C’è chi si convince che i follower siano titoli di studio, che i like siano medaglie e che qualche applauso virtuale abbia il potere di trasformare l’arroganza in intelligenza.

Sembra quasi una gara: chi urla di più, chi prende in giro meglio, chi riesce a fare il sorrisino più sarcastico sotto un post o davanti a una persona. Perché ormai prendere in giro qualcuno è diventato quasi uno sport nazionale. E magari qualcuno si sente anche forte così: umiliare gli altri per sentirsi più alto di qualche centimetro.

Strana idea di grandezza però: salire sulle spalle degli altri e pensare di aver scalato una montagna.
Tutti sbagliamo. Tutti. Ma c’è chi usa gli errori degli altri come un palco personale: “Guardatemi, guardate come sono brillante”. Peccato che ridere degli errori altrui non renda intelligenti; al massimo rende rumorosi.

E poi ci sono quelli che confondono la popolarità con il valore. Con mille like si sentono invincibili. Ma la vita vera è un’altra cosa: nella vita vera i numeri non sostituiscono il carattere, e la dignità non si misura con le visualizzazioni.

Ho sempre ammirato chi parla poco e dimostra tanto. Chi lavora in silenzio, chi costruisce invece di criticare, chi tende una mano invece di puntare un dito.

Perché spesso dietro il disprezzo si nasconde qualcosa di molto più semplice: l’invidia. È una maschera che conosciamo bene. Funziona più o meno così: “Se non riesco a fare ciò che fai tu, allora provo a sminuirti”. Un meccanismo antico quanto il mondo.

Eppure la verità è molto semplice: nessuno ha il diritto di giudicare il peso che un’altra persona porta sulle spalle. Prima di giudicare qualcuno bisognerebbe camminare con le sue scarpe, fare i suoi sacrifici, vivere i suoi giorni e affrontare le sue battaglie.

Morale della storia?
Il rispetto non rende più deboli, rende più grandi. Perché essere superiori non significa guardare qualcuno dall’alto in basso, ma avere l’educazione di guardarlo negli occhi senza sentirsi migliori di lui. E alla fine chi cerca disperatamente di apparire grande, spesso è proprio chi ha più bisogno di sembrare tale.

By Cristian Miranda

Poco più che ventenne, faccio l'addetto stampa presso una società sportiva e mi occupo anche di scrivere sul calcio, che considero una delle mie passioni oltre la lettura. Quotidianamente scrivo per esprimere le mie opinioni e mi informo sempre su ciò che succede nel mondo per rimanere aggiornato, ho molta curiosità e cerco di sfruttarla al massimo, ogni tanto mi occupo anche di fare qualche attività nel sociale, per aiutare il prossimo.

One thought on “Quando il rispetto è diventato un optional”
  1. Caro Cristian, ammiro il tuo modo di scrivere ed esprimere i veri concetti della vita.
    Purtroppo l’epoca che mostrava rispetto per le persone avanti con l’età è passata, il tempo in cui l’onore era messo al 1 posto sono trascorsi.
    Oggi hai u mal di testa…interroghi ”S. GOOGLE” ieri s’andava dal medico o in farmacia. Ma non perchè eravamo ignoranti ma perchè era un nostro principio avare rapporti umani!
    Oggi si divorzia tramite chat…ieri si litigava si capiva il perchè dopo si divorziava, con squardo particolare per i figli.
    Mi fermo o scrivo un romanzo.
    Ma finisco col dire ”UN MONDO DI BENE A CHI LEGGE”

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