Nota del Direttore Responsabile
La libertà di stampa e di pensiero è sacra, quando si racconta la verità e non si insultano e offendono le persone. Quando un articolo, che sia scritto – video – fumetto, racconta fatti veri e inoppugnabili, utilizzando anche la satira per rendere più leggera la notizia, troverà sempre spazio su questa testata giornalistica, che dirigo e per la quale mi assumo da sempre responsabilità personali anche per il pensiero di altri. Mi hanno querelato decine di volte, cercando di impedirmi ed impedirci di raccontare fatti, di informare la gente. Ma noi siamo testoni, non ci pieghiamo e non ci spaventiamo. La giustizia deve fare il suo corso e ad oggi abbiamo sempre vinto noi, i giudici ci hanno sempre dato ragione perché raccontiamo FATTI VERI, al di là di prescrizioni e cavilli legali. Daniele Fanale scrive su IlVespro.it da anni. Articoli sempre inappuntabili, documentati, ricchi di approfondimenti; con il suo stile pungente ed ironico, quindi perfetto per la testata che dirigo. Se ne facciano una ragione i “circoletti”, noi non ci facciamo intimidire da nessuno.
Ambrogio Conigliaro – Direttore Responsabile de IlVespro.it
A partire dal 15 marzo 2022, il consigliere Stefano Bologna avvia una raffica di denunce e querele per diffamazione contro la testata giornalistica Il Vespro.it, nei confronti di Ambrogio Conigliaro, in qualità di Direttore Responsabile, e del sottoscritto (Daniele Fanale), in qualità di autore di 9 articoli pubblicati da ottobre 2021 a febbraio 2022.
Il 12 settembre 2022, Bologna rincara la dose, denunciandoci e querelandoci per altri due articoli a firma del sottoscritto. Ma non è finita qua, perché, il 12 ottobre 2022, chi si professa paladino della libertà di espressione e del diritto di satira ritorna alla carica, querelandoci per un altro articolo a firma del sottoscritto.
Riassumendo, il sottoscritto, insieme ad Ambrogio Conigliaro, ha collezionato denunce e querele dal consigliere Bologna per ben 12 articoli. Successivamente, la Procura della Repubblica, concluse le indagini preliminari, ci notifica l’iscrizione sul registro degli indagati, contestandoci solo tre passaggi relativi a tre differenti articoli. In uno di questi, il consigliere Bologna veniva definito “Supereroe, incredibile Hulk e Super Mario Bros”.

Nel frattempo, l’ex sindaco Bologna, il 23 agosto 2025, pubblicava sui social un post a sua firma, nel quale dichiarava che “è un segno di giustizia e coraggio” “combattere affinché possa essere ascoltata l’idea di chi non la pensa come noi”. Effettivamente, ci vuole proprio coraggio a scrivere queste parole, quando si è consapevoli di predicare bene e razzolare male.
“Chi ha qualcosa da dire – scrive ancora Bologna – deve avere sempre il diritto di farlo, per Costituzione, per rispetto del prossimo, per giustizia sociale”. Qui, qualcosa non quadra. Qualcuno forse ha avuto un piccolo vuoto di memoria. Bologna richiama, inoltre, gli insegnamenti di partigiani e Presidenti della Repubblica sul dovere di difendere, anche a costo della vita, il diritto altrui di esprimere un’idea opposta, asserendo che, ad Isola delle Femmine, sconosciamo “la storia della Repubblica”.
Mi sa che il consigliere conosce molto bene la teoria, ma è la pratica che lo frega. Sicuramente sarà preparatissimo sulla storia della Repubblica e sui principi della Costituzione, ma un po’ meno nella loro applicazione. Chiosa finale del post di Bologna: “Benvenuti nel Medioevo”. Eh già. Orbene signore e signori, “Benvenuti nel Medioevo”… targato Stefano Bologna, dove la coerenza è solo un accessorio di protocollo (politico).
In seguito, nel marzo del 2026, il sottoscritto e Ambrogio Conigliaro veniamo citati in giudizio e convocati, in veste di imputati, per l’udienza predibattimentale dinanzi al Tribunale di Palermo, per quella che rappresenta l’anticamera di un potenziale rinvio a giudizio e contestuale processo.
Il Giudice ha recentemente disposto il “non luogo a procedere” nei nostri confronti, “perché il fatto non costituisce reato”. Nelle motivazioni della sentenza, si legge che il sottoscritto ha esercitato legittimamente il proprio diritto di critica nella forma di satira, esprimendo giudizi e opinioni ironici, e che “nulla di offensivo, nessun attacco gratuito alla dignità della persona o alla propria onorabilità pubblica può scorgersi nelle espressioni utilizzate dal Fanale per descrivere l’atteggiamento avuto dal Bologna…”.
Nonostante ciò, il consigliere Bologna, in barba a qualunque principio di coerenza, non arretra di un passo dalla sua impudenza e continua ad esibirsi in parate pubbliche, in cui si assurge a paladino del diritto di libertà di satira.

Prova ne è l’organizzazione di una manifestazione pubblica, avvenuta il 26 aprile scorso. Per l’occasione, Bologna, dalla sua pagina social dirama un post, nel quale si legge: “Ci unisce una sola cosa: l’amore per la libertà e il rispetto per ogni opinione – anche quelle più pungenti, più scomode, più ‘fastidiose’. Perché le voci libere non si zittiscono, si ascoltano”.
Ecco cosa succede quando l’ipocrisia va a braccetto con il perbenismo di facciata, quando le lezioni di etica servono solo per le conferenze stampa, per i post sui social e per gli incontri di piazza.
In tutti questi anni, non abbiamo mai raccontato nulla di questa vicenda.
Non abbiamo mai fatto proclami né chiesto solidarietà a nessuno.
Non abbiamo mai cercato visibilità e likes.
Non abbiamo mai inseguito il consenso della gente a tutti i costi.
Abbiamo aspettato, in decoroso silenzio, che la giustizia facesse il suo corso. Una cosa, però, abbiamo continuato a fare: abbiamo continuato a scrivere, scrivere e scrivere, per informare la gente, senza farci intimorire o imbavagliare da nessuno, riportando sempre e fedelmente la verità dei fatti, con lo stile critico, pungente e satirico che ci ha sempre contraddistinto.
Abbiamo sempre raccontato i fatti, corroborandoli con opportuna documentazione (delibere, ordinanze, link a registrazioni audiovisive, ecc.). Abbiamo ricevuto offese e insulti personali, sia dentro che fuori l’aula consiliare, incassando sempre in religioso silenzio, a testa alta e con grandissima dignità.
Non sempre è stato facile. Ci abbiamo rimesso del tempo che potevamo dedicare a noi stessi e alle nostre famiglie, ma ne è valsa la pena. Sempre. Sì, perché raccontare la verità è il nostro mestiere. Il giornalismo è la nostra passione. La mistificazione della realtà non ci appartiene e la lasciamo ad altri.
E noi non ci fermeremo di fronte a nulla in nome della verità, incluse offese personali, denunce e querele.
Daniele Fanale
