Seguire i propri tempi o quelli della società? Cosa è davvero giusto?

Viviamo in un epoca particolare, fortuntatamente non siamo tutti uguali. Ognuno possiede il proprio carattere, le proprie passioni e una visione della vita unica. Eppure, proprio quella diversità sembra spesso entrare in conflitto con un modello sociale che ci spinge alla stessa velocità e nella stessa direzione.

Da qui nasce una domanda semplice e profonda: ognuno ha davvero i propri tempi oppure esistono degli standard da seguire per essere considerati ” al passo” con tutti gli altri?

Un grande dilemma del nostro tempo. Da una parte c’è chi riesce a raggiungere dei traguardi seguendo il percorso che la società vuole considerare “normale”, dall’altra c’è chi ha bisogno di tempo in più. Chi procede con calma, chi costruisce il proprio percorso senza rispettare le scadenze imposte dagli altri.

Il mio pensiero va soprattutto a tutte quelle persone che si sentono schiacciate dal peso di un mondo sempre più online e sempre più social, dove i successi vengono mostrati continuamente e spesso diventano il metro con cui misuriamo noi stessi.

Possiamo essere felici per i risultati degli altri, ma esiste anche l’altra faccia della medaglia: quella di chi osservando dei traguardi, finisce per sentirsi indietro inadeguato o addirittura un “fallito”.

Eppure, a ben vedere, molti di quelli che definiamo ” fallimenti” non sono affatto tali. Sono semplicemente dei percorsi diversi, tempi diversi, sono soprattutto vite diverse.

La nostra è una generazione fragile sotto questo aspetto. Alcuni riescono a raggiungere certi obiettivi rapidamente, altri incontrano più ostacoli lungo il percorso,ma questo non rende una persona migliore dell’altra. Dovremmo imparare a smettere di confrontare costantemente la nostra vita con quella altrui, soprattutto in un contesto in cui i social network amplificano ogni risultato nascondendo quasi sempre tutto ciò che c’è dietro: le paure, le difficoltà, le rinunce e i momenti di smarrimento.

Un tempo le aspettative esistevano comunque,ma forse non erano così invasive. Si poteva scegliere di non frequentare l’università senza sentirsi in difetto. Oggi invece alcune scelte sembrano obbligatorie per essere considerati all’altezza: studiare, seguire determinate mode, raggiungere certi obiettivi entro una certà età. Come se esistesse una tabella di marcia uguale e valida per tutti.

Ma la realtà è che non siamo tutti uguali. Non partiamo dalle stesse condizioni, non abbiamo le stesse capacità ne le stesse aspirazioni.

In una società che un tempo tutelava maggiormente la privacy oggi sembra averla quasi sacrificata, vediamo continuamente frammenti delle vite altrui senza conoscerne davvero la profondità. Mostriamo i momenti migliori, i successi, le soddisfazioni. Ed è naturale farlo. Il problema nasce quando dimentichiamo che dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno, che magari, sta attraversando un periodo difficile e finisce per sentirsi inferiore osservando ciò.

Negli ultimi tempi è anche comparso un pericoloso trend sui social: “Il mio museo dei fallimenti”. Viene da chiedersi, si può davvero parlare di fallimento quando si è così giovani e si ha ancora tutta una vita davanti?

Forse dovremmo iniziare a usare parole differenti. Forse non si tratta di fallire ma semplicemente essere ancora nel cammino.
Al di là dei risultati che ciascuno riesce ad ottenere, dovremmo recuperare il rispetto per i percorsi degli altri. Nessuno sceglie volontariamente di restare fermo. Ce chi corre e chi cammina, chi trova subito la sua strada e chi ci mette anni per scoprirla. E se qualcuno ha bisogno di più tempo ha tutto il diritto di prenderselo.

Non dovremmo sentirci sbagliati solo perché la nostra vita non segue il ritmo come gli altri. Va bene condividere le proprie gioie e i propri successi ma senza trasformarli in una continua esibizione. Non si tratta né di nascondersi ne di rinunciare alla felicità,si tratta di trovare un equilibrio. Ricordandoci che ogni persona combatte battaglie che spesso non vediamo.

Infine non e’ una gara a chi arriva prima, a chi guadagna più approvazione. Ognuno di noi è qualcuno, e nessuno e’ destinato a non essere nulla. La vera sfida non è diventare uguale agli altri, ma imparare a riconoscere il valore della nostra unicità, e di quelle delle persone che ci circondano.

Perché non siamo tutti la stessa cosa fortunatamente, ed e’ proprio questa diversità a rendere autentica la nostra umanità.

By Cristian Miranda

Poco più che ventenne, faccio l'addetto stampa presso una società sportiva e mi occupo anche di scrivere sul calcio, che considero una delle mie passioni oltre la lettura. Quotidianamente scrivo per esprimere le mie opinioni e mi informo sempre su ciò che succede nel mondo per rimanere aggiornato, ho molta curiosità e cerco di sfruttarla al massimo, ogni tanto mi occupo anche di fare qualche attività nel sociale, per aiutare il prossimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *