Cala il sipario su un’incantevole Estate Isolana all’insegna del motto “Siamo tutti stelle e meritiamo di brillare”, slogan che ha caratterizzato la quinta edizione della rassegna teatrale “Insula Fimis”.
Ed effettivamente Isola delle Femmine, nel corso di queste serate, ha brillato così fulgidamente da illuminare anche le ombre di chi, per frustrazione, è avvezzo a sguazzare nel torbido delle zone grigie della politica isolana.
Un’estate che, sulla scia degli ultimi anni, ha collocato il borgo marinaro al centro della scena culturale siciliana, destabilizzando gli scettici, turbando gli abitudinari, scardinando le tediose logiche dei qualunquisti, annientando le sterili polemiche dei detrattori, ma soprattutto mandando in crisi i cultori del “mai una gioia”.
Dunque, cattive notizie per i “profeti di sventura”: l’Estate Isolana, anche quest’anno, è stata un grande successo.
La gente ha risposto, partecipando con entusiasmo ed interesse. Con quella partecipazione che nasce quando ci si sente parte di qualcosa e non semplici spettatori della propria estate.
Le serate sono diventate appuntamenti, gli appuntamenti sono divenuti tripudi di emozioni, le emozioni si sono trasformati in abbracci e gli abbracci in momenti di aggregazione identitaria.
Un calendario che ha saputo alternare musica, teatro, comicità ed intrattenimento popolare, passando anche per la lirica, con l’esibizione del tenore Alberto Profeta in “Sicilian Carousel” (inspiegabilmente privo, ahinoi, del soprano Anita Venturi, rispetto a quanto previsto dal programma).

Dieci spettacoli in cartellone, con artisti del calibro di Manlio Dovì, Pierpaolo Petta e Antonio Pandolfo (“abbonato” ad Insula fimis con ben 4 partecipazioni in 5 edizioni).
Dieci occasioni in cui la piazza ha smesso di essere un luogo di passaggio e si è trasformata in un palcoscenico naturale, vivo, pulsante.
Una manifestazione organizzata e promossa dall’assessore allo spettacolo Flavia Bruno e dall’amministrazione comunale, con la direzione artistica di Franco Zappalà e il supporto dell’Assessorato Regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, che ha interamente finanziato la rassegna come evento di interesse regionale.

E, come se questo ancora non bastasse, è arrivata pure la ciliegina sulla torta, uno degli appuntamenti più attesi della programmazione di fine stagione: lo scorso 26 settembre, Isola delle Femmine ha fatto da cornice ad una delle band più raffinate del panorama nazionale, ospitando lo straordinario concerto dei Tiromancino, guidati dalla magnetica voce di Federico Zampaglione.
Piazza gremita ed un pubblico trasversale per applaudire degli artisti capaci di unire sonorità raffinate, arrangiamenti ricercati, atmosfere eleganti ed un’attenzione particolare alla narrazione emotiva.
L’Estate Isolana 2026 si chiude con un dato evidente: Isola delle Femmine ha ritrovato una stagione culturalmente riconoscibile dal punto di vista qualitativo, generando significative ricadute turistiche ed economiche per le attività commerciali locali e trasformando la piazza in un luogo di partecipazione e di fruizione culturale.
Ma tutto ciò è frutto del caso? Un colpo di fortuna? Forse un miracolo?
No, è semplicemente un risultato politico, perseguito con metodo e visione. Un’Estate Isolana così non capita per caso e non si regge da sola. Ha bisogno di una regia politica che sappia decidere, tenere la linea, non farsi intimidire dal “rumore di fondo”.

Al netto del tanto millantato gioco di squadra e dello spirito di collaborazione, che avranno pure contribuito al risultato finale, quella regia reca la firma del sindaco Orazio Nevoloso.
Ma ciò che, in questa stagione, ha fatto davvero la differenza ha un nome ed un cognome: Flavia Bruno, assessore comunale al turismo, allo spettacolo ed alla cultura.
Sebbene ancora alle prime armi, l’assessore, a meno di due mesi dal conferimento della delega, ha raggiunto un risultato da guinness dei primati, intercettando, in tempi record, due finanziamenti regionali del valore complessivo di 65.000 €.
Chi ben comincia è a metà dell’opera. Non era così scontato e nemmeno dovuto, considerando che non tutti sono così avvezzi ad intercettare risorse regionali. Qualunque sforzo collettivo, senza la “materia prima”, sarebbe stato vano. Sarebbe stato come apparecchiare la tavola senza cibo, attribuendosi meriti da chef stellati. No money, no party!
Sì, è vero, “Siamo tutti stelle e meritiamo di brillare”, però c’è chi brilla di luce propria e chi di luce riflessa. E, nel firmamento dei riflettori, ahinoi, anche le stelle di cartone brillano, ma solamente perché vengono illuminate.

In un contesto amministrativo spesso complesso, Flavia Bruno ha saputo concepire un’Estate Isolana fondata su idee, visione e progettualità, mettendoci tanto cuore, impegno, entusiasmo, volontà e caparbietà.
La linea politica tracciata dall’assessore è stata chiara e coerente: garantire continuità e credibilità, offrire qualità, diversificare l’offerta e rafforzare l’identità culturale siciliana.
Nonostante i tempi ristrettissimi, con il suo operato, si è fatta garante di un’Estate Isolana (ben riuscita) che, quest’anno, per ovvie ragioni, era destinata irrimediabilmente al tracollo. Ecco, cosa succede, quando la politica decide di essere visione e non solo mera gestione.
«Investire su arte e cultura significa investire sul nostro territorio, significa generare futuro, significa far conoscere le bellezze della nostra comunità», ha affermato con convinzione la Bruno, in occasione dell’ultima serata di Insula Fimis.
In un territorio dove, in passato, la cultura è stata spesso considerata un elemento accessorio dell’azione amministrativa, non stupisce che qualcuno resti spiazzato di fronte ad un’amministrazione capace di trasformarla in una vera e propria infrastruttura sociale.
In un paese dove, fino a qualche anno fa, la cultura si esauriva quasi esclusivamente in balletti di piazza, è plausibile che qualche “cultore del disfattismo” si senta destabilizzato e disorientato.
In un contesto politico, in cui, in passato, i concerti venivano solo annunciati in pompa magna, per poi dissolversi nel nulla, senza mai tradursi in fatti concreti (ne sa qualcosa Rocco Hunt), è fisiologico che qualche “professionista dell’inconcludenza” possa storcere il naso, manifestando tutta la sua frustrazione.
La volpe, d’altronde, quando non arriva all’uva, dice che è acerba.
Ma ciò che realmente non si comprende è come si possano fare proclami sulla trasparenza amministrativa, quando pende sulla propria testa un rinvio a giudizio per “falso in atto pubblico congiuntamente a più persone” oppure quando si è dovuto mettere mani al portafoglio per risarcire la Corte dei conti, pur di evitare una condanna per danno erariale.
Ergersi a censore ed impartire lezioni di morale agli altri, ignorando il proprio “curriculum”, non è un esercizio di trasparenza, ma l’espressione più compiuta della propria impudenza.
D’altronde, quando l’impudenza diventa cultura, perfino gli specchi finiscono per essere considerati nemici ostili.
Daniele Fanale
