C’era una volta un ragazzo che decise di presentare il proprio curriculum a una scuola. Era alla ricerca di un posto dove poter mettere a frutto le proprie competenze e, a giudicare dal curriculum, sembrava proprio il candidato ideale.
Tra le sue principali qualità professionali spiccavano:
Insultare – livello avanzato.
Inventare soprannomi – ottima creatività.
Giudicare gli altri – esperienza pluriennale.
Ridire quando ridono gli altri – eccellente capacità di adattamento al gruppo.
Avere idee proprie – competenza non pervenuta.
Fare il prepotente in gruppo – livello professionale.
Mettere in difficoltà le persone più timide – specializzazione.
Lavorare in squadra – eccellente, soprattutto quando bisogna prendersela con qualcuno che è da solo.
Non mancavano nemmeno alcune competenze trasversali:
Capacità relazionali – ottima capacità di mettere a disagio gli altri davanti a un pubblico.
Problem solving – se qualcuno protesta, rispondere “era solo uno scherzo”.
Gestione dei conflitti – dare la colpa alla persona che si è offesa.
Esperienza lavorativa – diversi anni di prese in giro non richieste.
Il responsabile della selezione rimase molto colpito. Finalmente aveva trovato un profilo completo. Il preside, inoltre, era fermamente convinto che il bullismo non esistesse e che certe cose fossero semplicemente “ragazzate”. Perciò non ebbe bisogno di pensarci troppo.
Candidato assunto.
Ed ecco che il bullo per eccellenza, appena inserito nell’elenco degli studenti, poté finalmente cominciare la propria attività.
Il primo giorno di scuola si comportò bene. D’altronde, anche i migliori professionisti sanno quando è il momento di non esagerare.
Passarono alcuni giorni e arrivò il momento di mettere in pratica le competenze indicate nel curriculum. E quale sarebbe stato il candidato perfetto per iniziare?
Naturalmente, il ragazzo più timido e insicuro della classe.
Il lavoro cominciò con una spinta. Poi arrivarono le parole: “Sei inutile.” “Nessuno ti vuole.” “Fai schifo.”
Un curriculum rispettabile, dopotutto, va messo in pratica.
Il ragazzo cominciò a sentirsi sempre più insicuro. Ogni giorno aveva meno voglia di parlare, di stare con gli altri e perfino di venire a scuola.
Ma il nostro professionista non sembrava avere problemi. Anzi. Cominciarono ad arrivare anche i primi riconoscimenti dai colleghi.
“Sei forte.” “Non farti mettere i piedi in testa.” “Era solo uno scherzo.”
E lui, incoraggiato, continuò. D’altronde, il lavoro di squadra sembrava funzionare benissimo. Ogni giorno aggiungeva nuove esperienze al proprio curriculum: insulti, prese in giro, oggetti lanciati, cose personali nascoste e scherzi che facevano ridere tutti tranne la persona che li subiva.
Un curriculum in continua crescita.
Peccato che, da qualche parte, ci fosse una persona che stava pagando il prezzo di tutta quella “esperienza professionale”. I professori, intanto, sembravano avere adottato un metodo educativo innovativo: vedere tutto senza accorgersi di niente. Il famoso “prosciutto sugli occhi” sembrava funzionare alla perfezione. Fino a quando, un giorno, il ragazzo preso di mira decise di parlare.
Raccontò quello che stava succedendo. Chiese aiuto. E finalmente qualcuno decise di ascoltarlo.
Il comportamento del bullo venne segnalato. Per la prima volta, qualcuno prese quel curriculum e lo lesse davvero.
Il bullo, però, non sembrava preoccupato. Era convinto di avere dalla sua parte chi lo aveva sempre difeso e continuava a ripetere che non stava facendo nulla di grave. “Il bullismo non esiste.” “Era solo uno scherzo.” “Non si può più dire niente.”
Il problema era che questa volta nessuno aveva intenzione di assumere quelle frasi come nuove competenze professionali. Così il curriculum venne riletto attentamente. E qualcuno si accorse di un piccolo dettaglio.
Quelle che il candidato aveva presentato come competenze, in realtà, erano comportamenti che stavano facendo del male a un’altra persona.
A quel punto il preside non poté più far finta di niente. Il contratto venne riesaminato. E arrivò la comunicazione ufficiale: “Gentile studente, siamo spiacenti di informarla che la sua collaborazione con il nostro istituto è terminata con effetto immediato.”
Motivazione del licenziamento: “Le competenze indicate nel suo curriculum non risultano compatibili con i valori della nostra scuola.”
Il bullo rimase senza parole.
Dopotutto, era stato assunto proprio perché sapeva fare bene il suo lavoro. Peccato che nessuno gli avesse spiegato una cosa fondamentale: non tutto ciò che si sa fare merita di essere fatto. Forse, per la prima volta, qualcuno aveva smesso di applaudirlo.
E così scoprì che essere il più rumoroso del gruppo non significa essere il più forte e avere qualcuno da umiliare non è una competenza.
È soltanto un comportamento che qualcuno, prima o poi, deve avere il coraggio di fermare.
P.S. La scuola comunica inoltre che, per il prossimo anno, non verranno più accettati curriculum con la voce “far sentire gli altri inferiori per sentirmi superiore”. La competenza è stata dichiarata ufficialmente inutile.
Se sei vittima di bullismo, chiedi aiuto
Se stai vivendo una situazione di bullismo o cyberbullismo, non affrontarla da solo e non avere paura di parlarne.
Puoi rivolgerti a una persona adulta di cui ti fidi, alla tua scuola o a un servizio specializzato. Tra le realtà che si occupano di contrasto al bullismo c’è il Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop, che sul proprio sito indica servizi di prima assistenza gratuita, tra cui supporto psicologico e pedagogico, sono anche sui social come Facebook e instagram: Bulli_Stop o alla mail in**@*******op.com
Chiedere aiuto non significa essere deboli.
Significa decidere di non lasciare che il bullo scriva la tua storia al posto tuo.
