ESMO 2024: l’immunoterapia offre una speranza nel trattamento e la cura dei tumori della cervice uterina

Nuovi ed incoraggianti risultati arrivano dal Congresso ESMO 2024 (Barcellona, ​​13-17 settembre), per quanto riguarda la ricerca in oncologia ginecologica, prospettando la possibilità di adottare nuove potenziali opzioni di trattamento che presto potrebbero essere disponibili per donne affette da un tumore del collo dell’utero (cervice uterina).

Le neoplasie ginecologiche rimangono, ad oggi, una delle principali cause di morte per cancro, rappresentando una sfida importante da combattere per tutelare la salute delle donne in tutto il mondo.

Ogni anno, nel mondo, muoiono 300mila donne a causa di un cancro al collo dell’utero. In Italia, si contano 2.500 nuove diagnosi all’anno. Nella quasi totalità dei casi (99,7%), tale neoplasia è causata da un’infezione cronica da Papilloma virus umano (HPV), trasmessa per via sessuale in entrambi i sessi.

Si stima che circa l’80% delle donne possa contrarre l’infezione nell’arco della vita, con un picco di incidenza intorno ai 25 anni di età. Sebbene nella
maggior parte dei
casi le infezioni da
HPV siano
transitorie e spesso asintomatiche (tendono regredire spontaneamente), tuttavia, il perdurare dell’infezione, dovuta ad alcuni specifici ceppi virali oncogeni (definiti “ad alto rischio”), può determinare nei tessuti coinvolti lo sviluppo di lesioni pre-cancerose che possono evolvere in tumore.

La prevenzione

La strategia messa in atto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per eliminare questa neoplasia è quella di sensibilizzare tutte le donne ad aderire in massa alle campagne di prevenzione mediante la vaccinazione contro l’HPV e l’esecuzione di screening oncologici, quali Pap-test e HPV-test (esame per la ricerca del DNA del Papillomavirus), utili per una eventuale diagnosi precoce della malattia.

Questo consentirebbe di incrementare considerevolmente la probabilità di sopravvivenza delle pazienti, in quanto tali strategie di prevenzione rendono possibile la diagnosi della malattia ad uno stadio iniziale, migliorando, pertanto, la prognosi e determinando una notevole riduzione della mortalità.

Prof.ssa Domenica Lorusso

Lo studio della Prof.ssa Domenica Lorusso

Dal momento che il tumore della cervice uterina ha mostrato di rispondere bene sia alla radioterapia che all’immunoterapia, uno studio internazionale (KEYNOTE-A18), presentato il 14 settembre al congresso ESMO 2024 dalla Prof.ssa Domenica Lorusso, Ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Humanitas University e Direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica Humanitas San Pio X di Milano, ha valutato la possibilità di trattare le pazienti con immunoterapia (in particolare, pembrolizumab) in combinazione con chemioterapia e radioterapia.

Il meccanismo di azione dell’immunoterapia è quello di risvegliare il sistema immunitario per indurlo a combattere il cancro, innescando una risposta immunitaria anti-tumorale. L’aggiunta di immunoterapia al trattamento convenzionale (chemioterapia e radioterapia) in donne affette da cancro della cervice uterina localmente avanzato e ad alto rischio, non precedentemente trattate, ha determinato un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza globale (OS, Overall Survival), riducendo il rischio di morte del 33%.

Nello specifico, il tasso di sopravvivenza globale a 3 anni è stato dell’82,6% nelle pazienti trattate con immunoterapia più chemio-radioterapia rispetto al 74,8% di quello relativo alle pazienti trattate solo con placebo e chemio-radioterapia. In pratica, l’aggiunta dell’immunoterapia ha incrementato dell’8% il tasso di sopravvivenza globale in queste pazienti, senza aumentare l’incidenza degli eventi avversi correlati alla tossicità né peggiorare la qualità di vita di queste donne.

Verso la guarigione

Una percentuale che, a prima vista, ai “non addetti ai lavori” potrebbe sembrare poco rilevante, ma che la Prof.ssa Lorusso assicura essere significativa, trattandosi di sopravvivenza globale. Anzi, l’autrice dello studio sottolinea che questi risultati potrebbero finalmente permetterci di poter parlare, per la prima volta, di guarigione.

L’opinione del Prof. Francesco Perrone di AIOM

Dello stesso avviso, il Prof. Francesco Perrone, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), che, in sede di conferenza stampa, ha dichiarato: «Questi sono risultati che possono migliorare la pratica clinica. Parlando di analisi di sopravvivenza ci si avvicina sempre più alla parola guarigione».

«Secondo la tabella pubblicata dal Ministero della Salute – ha aggiunto Perronel’oblio oncologico per il tumore della cervice uterina scatta dopo 6 anni dalla fine del trattamento, in assenza di malattia. L’obiettivo è ridurre questa soglia temporale per raggiungere prima l’oblio».

«Lo studio KEYNOTE-A18 – ha concluso il Presidente AIOM – evidenzia l’alto livello dei ricercatori italiani, che sono in grado di aprire nuove vie nella sfida alla malattia. Il tumore della cervice uterina colpisce spesso donne giovani, impegnate nella professione e nella famiglia, con figli piccoli. Inoltre, è una neoplasia molto sintomatica e dolorosa, che impedisce una vita sociale. Da qui l’importanza dell’innovazione che offre terapie che migliorano la sopravvivenza e permettono di ottenere, in alcuni casi, l’importantissimo obiettivo della guarigione».

La dott.ssa Isabelle Ray Coquard

Il parere della dott.ssa Isabelle Ray Coquard

«Il beneficio in termini di sopravvivenza globale migliorata dovrebbe cambiare la nostra pratica clinica il prima possibile», ha dichiarato la dott.ssa Isabelle Ray-Coquard, Presidente del Group d’Investigateurs National Evaluation des Cancers de l’Ovaire (GINECO), Centre Leon Bérard dell’Université Claude Bernard di Lione (Francia), non coinvolta nello studio.

«Nel contesto iniziale – ha precisato – i trattamenti attuali come la radio-chemioterapia sono in grado di curare questa malattia, ma con notevoli effetti collaterali per i pazienti. Dobbiamo aumentare le possibilità di guarigione con nuove opzioni di trattamento che siano meglio tollerate».

Infine, la dott.ssa Ray-Coquard ha concluso, affermando che «ulteriori ricerche dovrebbero individuare sottogruppi di pazienti con malattia localizzata che traggano particolare beneficio dall’immunoterapia, nonché determinare i migliori trattamenti da combinare con l’immunoterapia in futuro, per ottimizzare i risultati».

Durante la conferenza stampa AIOM, è apparsa davvero entusiasta di questi risultati la Prof.ssa Lorusso, che ha dichiarato di sentirsi orgogliosa di questo lavoro, perché ideato e disegnato a livello italiano e prevalentemente condotto presso il suo centro, sebbene sia ufficialmente uno studio clinico internazionale.

È la prima volta, in oltre 20 anni, che si assiste ad un miglioramento della sopravvivenza globale nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio. I risultati dello studio sono stati pubblicati contemporaneamente sulla prestigiosa rivista internazionale “The Lancet”.

dott. Daniele Fanale

 

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