Palermo, 19 agosto 2025
Oggi si celebra la Giornata Mondiale della Fotografia una data importante per l’umanità che viene ricordata in tutto il mondo con lo scopo di promuovere la consapevolezza sul suo valore come forma di espressione artistica e strumento per preservare la memoria storica e culturale dei popoli e dei loro Paesi.
Il primo scatto
Il primo scatto fotografico intitolato “Veduta della finestra a Le Gras” fu realizzato nel 1826 dal ricercatore e fotografo francese Joseph Nicéphore Niépce. Lo scatto immortalò il panorama visibile dallo studio del fotografo francese composto da tetti e fabbricati.
La qualità dell’immagine ovviamente era molto primitiva, poco nitida e senza un’adeguata messa a fuoco ma quello scatto fu l’inizio e si trattò di un atto rivoluzionario che da lì ai decenni a venire avrebbe cambiato la storia e il modo di comunicare dell’umanità.
Il “dagherrotipo”

Fu tuttavia un altro fotografo, il francese Jacques Daguerre, a essere riconosciuto universalmente come l’inventore del processo fotografico, chiamato “dagherrotipo”, nato dall’idea di Niépce e di suo figlio Isidore.
Il 19 agosto 1837, presso l’Académie des Sciences e l’Académie des Beaux Arts, questo processo venne presentato al pubblico dallo scienziato François Arago : ecco il perché del 19 agosto di ogni anno che si è deciso celebrare la Giornata Mondiale della Gotografia.
Arriva la “pellicola”
Il passaggio dal dagherrotipo alla pellicola segnò per la fotografia un altro cambiamento epocale in grado di trasformare il concetto stesso di fotografia passando dalla produzione di un’immagine unica e irripetibile, a quella potenzialmente riproducibile in serie e quindi più facilmente commercializzabile grazie all’introduzione, nel 1841, del concetto di negativo riproducibile ad opera del fotografo inglese William Henry Fox Talbot.
Nel 1881, con l’immissione sul mercato della prima macchina fotografica a cassetta, la “Kodak Modello 1”, la fotografia divenne ancora più accessibile e diffusa tra la gente al punto da segnare un punto di svolta nella democratizzazione dell’arte fotografica.
Il “digitale” e l’I.A.

Con l’avvento del digitale, ma soprattutto con l’ingresso dell’ Intelligenza Artificiale, la fotografia è entrata in un’altra era completamente diversa da quella analogica.
Dove l’etica del reale si scontra giorno dopo con l’immissione sul mercato di prodotti digitali e applicazioni informatiche che tendono a rendere gli scatti e i soggetti immortalati sempre più “perfetti”.
Gestiti da algoritmi, che intervengono per ovviare agli errori del fotografo, ma che spesso possono essere utilizzati per mistificare la realtà trasformando immagini – e contenuti – a danno di una corretta informazione visiva e digitale.
Sebbene i rischi etici (e non) dell’IA nella fotografia siano chiari, bisogna riconoscere che l’Intelligenza Artificiale offre anche strumenti che oggi, se utilizzati in modo responsabile, possono migliorare significativamente il lavoro dei fotografi.
I vantaggi dell’intelligenza artificiale
Uno dei vantaggi più immediati dell’IA risiede proprio nella semplificazione e nella velocità dei flussi di lavoro, il cosiddetto Workflow: un’innovazione questa, ormai sempre più apprezzata e utilizza non soltanto da fotografi professionisti, ma anche da milioni di amatori, che fa comprendere come l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sia ormai un qualcosa di tanto radicato e diffuso, che a breve richiederà delle linee guida e delle regole che ne consentano l’utilizzo in maniera etica e trasparente.
Difficile comunque pensare ad una fotografia del futuro dove la mano anzi, l’occhio, del fotografo vengano sostituti definitivamente da un algoritmo.
Il ritorno della pellicola
A conferma di ciò c’è un fenomeno o per meglio dire un oggetto, la pellicola, che sta lentamente tornando di moda tra i giovani che scelgono sempre più di acquistare le “vecchie” macchine fotografiche a rullino per una fotografia meno “intelligente” ma sicuramente più consapevole di quella odierna.
Magari quelle scattate con le Pentax o le Leica di 30 e passa anni fa non saranno delle foto perfette, ma almeno saranno foto più divertenti da scattare e soprattutto più umane.
Michelangelo Marino
