Carini: i "Sepolcri" del Giovedì Santo

Il termine “sepolcro” ha incontrato negli ultimi anni una certa contrarietà da parte di alcuni esponenti del clero, in particolare dopo che nel 1988 la “Congregazione per il culto divino” si è detta contraria all’uso del termine in quanto l’altare della reposizione viene allestito per custodire il Pane Eucaristico e non per rappresentare la sepoltura del Signore. Una interpretazione eccessivamente rigida, dottrinale, di una tradizione cristiana che gli storici della Chiesa fanno risalire addirittura al II secolo d.C. quando venivano onorate le “40 Ore” durante le quali Gesù rimase nel sepolcro in potere della morte, per poi risorgere la mattina di Pasqua. Il termine “sepolcro”, tra l’altro, non è che il significato del termine latino “repositorium” da cui reposizione.

Chiesa del RosarioI “Sepolcri” di Carini sono tra i più belli e curati della Sicilia, una tradizione secolare che vede la partecipazione di numerosi parrocchiani, impegnati nella realizzazione di bellissimi altari devozionali ed un nutrito fervore religioso.

Nelle chiese vengono realizzati altari con varie tipologie di fiori colorati, polveri colorate, germogli di frumento fatti crescere al buio e luci di lumini e candele. Anche gli odori hanno la loro parte nel rendere suggestivo il momento: in un angolo della Chiesa viene messo a cuocere a fuoco lentissimo del vino al quale si aggiungono bucce di arancia, carrubbe, mele, rosmarino… ottenendo così un profumo dolciastro e persistente che sa di antico.

Ai piedi dell’altare, sotto il tabernacolo che rimane aperto a testimoniare l’assenza fisica di Gesù, viene celato, quindi non osteso (mostrato) in un’apposita urna  il Santissimo Sacramento, che viene adorato per tutta la notte e fino alla Comunione della liturgia del Venerdì Santo. E’ pur vero che noi cristiani nell’Eucaristia adoriamo il Cristo vivente ma che per arrivare alla vita eterna è dovuto passare, anche se per breve periodo, dalla morte e per giunta violenta e crudele.

In Sicilia la diffusione di realizzare “sepolcri” particolarmente sontuosi, prende campo in epoca di dominazione spagnola e successivamente barocca (da non perdere in questo caso quello dell’Oratorio del SS. Sacramento). Ai “sepolcri” erano collegate le visite organizzate da gruppi di fedeli, dai quali prende vita l’usanza della visita alle sette chiese, per la quale bisognava visitarne un numero dispari compreso tra 5 e 7.

Come molte altre tradizioni religiose cristiane, quella dei “sepolcri” pare abbia origini pagane ed in particolare legate alla mitologia greca, con chiari riferimenti al culto di Adone, che simboleggia il risveglio della natura dopo l’inverno, in corrispondenza con l’equinozio di primavera (il 21 marzo) e che nel cristianesimo serve a determinare la Pasqua, che deve cadere nella prima domenica subito dopo la prima luna piena dopo l’equinozio.

San Giuseppe

 

Con la parola “sepolcri” vengono pure definiti i piatti stoppa o canapa imbevuti d’acqua nei quali viene seminato il grano (ma anche lenticchie, ceci o scagliola) che viene lasciato germogliare al buio per mantenersi bianco. E qui troviamo un chiaro riferimento evangelico (Giovanni 12, 24): In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.”

Nella tarda serata la Congregazione della Via Crucis detta anche del 33 in processione visita “i Sepolcri”. Preceduta dal tamburo coperto da un drappo nero a cui segue un confratello che porta la Croce con fascia nera sui due bracci della stessa, i confratelli con lo scapolare della Congregazione, la cordicella intorno al capo ed il “libanu” sulle spalle, cantano il “popule meus” interrotti dai colpi di tamburo e dal suono della “troccola”. Ogni volta che raggiungono una chiesa dove è presente un altare della reposizione entrano e recitano le preghiere di rito. 

Congregazione del 33

By Ambrogio Conigliaro

Giornalista pubblicista, guida AIGAE ed esperto di educazione ambientale, nel 2005 fondo Il Vespro dopo aver collaborato per anni con Carini Oggi. Lavoro per Legambiente nella Riserva Naturale Grotta di Carburangeli.

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