Alcuni decenni or sono la velocità era un mito. L’evoluzione dell’uomo e dei suoi strumenti ha creato i veicoli a motore, un tempo simbolo di libertà oggi di oppressione ( fiscale, psicologica, fisica ). La velocità che può raggiungere un veicolo a motore non è un problema ma lo diventa a determinate condizioni ovvero se si verificano le condizioni che conducono al pericolo per il conducente o per gli altri utenti della strada e di conseguenza giustamente perseguita dalla Legge. Non è interessante, se non per le statistiche, confrontare la velocità di un’utilitaria o di una fuoriserie. Prendere in considerazione altri parametri, come il peso, la potenza del motore, la superfice che crea resistenza, ecc. , invece da un’idea diversa di cosa può accadere a un veicolo. Tutto il resto fa parte del coacervo popolare di storie sull’argomento che porta a una considerazione che va per la maggiore: la velocità è qualcosa di cattivo, da reprimere, ma che a volte, la cronaca racconta, potrebbe condurre i controllori deputati dalla Legge a mettersi nella situazione imbarazzante in cui potrebbero dare l’impressione di sfruttare la repressione di un comportamento, comunque sbagliato e sanzionabile, a mero vantaggio economico, ad esempio per ripianare danni causati dalla malagestione degli enti pubblici. L’imposizione di un limite si potrebbe definire un’estremo esempio di uguaglianza tra ricchi e poveri per cui la velocità dev’essere uguale per tutti. Va anche considerato che il rischio di far danno è più elevato per chi porta al limite un veicolo di classe economica piuttosto che uno di classe alta. La sicurezza che può infondere quest’ultimo tipo è superiore ma non vuol dire che le conseguenze siano minori, anzi non avere l’impressione di poter arrecare un grave danno per effetto della potenza a disposizione o del silenzio dell’abitacolo non toglie la responsabilità di un danno che potrebbe essere anche superiori. Così come ogni conducente corrisponde a un modo di vedere le cose diverso dagli altri, ogni reazione risulta differente. E’ tutto relativo. Così come potrebbe essere relativo l’intervento delle forze dell’ordine che praticamente multando una targa, senza fermare il veicolo e avvisare il conducente dell’infrazione, non avranno adempiuto bene al loro compito di prevenzione ma solamente a quello di repressione. I risultati dicono che il metodo però funziona, alla faccia della prevenzione e delle lamentele dei cittadini; lamentele a volte giuste, a volte inopportune, quando si tratta di limiti di velocità intorno ai centri abitati o simili: la viabilità non è una scienza esatta ma probabilmente la rete viaria siciliana non è nelle condizioni di offrire ovunque sicurezza totale a velocità superiori a cinquanta km/h. Un tempo la velocità era l’unico desiderio nei templi della velocità che erano i circuiti. Lasciamo che questo culto sia praticato in quei luoghi dedicati.
