Questa la notizia diffusa dalla stampa lo scorso 30 maggio, a seguito di un comunicato stampa della Guardia di Finanza arrivato a tutte le redazioni: “A conclusione di indagini avviate sulla base di denunce presentate da cittadini che si erano visti svuotare inspiegabilmente il conto corrente, il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo ha scoperto, nel retrobottega di un negozio di profumeria di Carini, località vicina al capoluogo siciliano, una centrale di duplicazione di carte di credito e bancomat. Nei giorni scorsi, le Fiamme Gialle hanno eseguito una perquisizione all'interno del negozio, sorprendendo nel retrobottega tre soggetti – un quarantaduenne residente a Carini e due residenti a Palermo, rispettivamente di trentanove e di trentatre anni – mentre erano impegnati nelle operazioni di clonazione, mediante l'impiego di strumentazione informatica che consentiva di “catturare” i codici identificativi e i Pin di carte di credito e bancomat in possesso di ignari clienti del negozio e “riversarli” su altre carte di pagamento fasulle, che poi venivano utilizzate per sottrarre denaro ai truffati, attraverso pagamenti tramite POS.”
“Nell'immediatezza dell'intervento, i finanzieri hanno riscontrato che sul conto corrente del titolare della profumeria stavano transitando consistenti flussi di denaro, mediante operazioni elettroniche di pagamento, cui non corrispondevano reali operazioni vendita, di importi oscillanti fra i 2.000 e gli 8.000 euro per ogni singola operazione.Più in particolare, soltanto fra le ore 12.00 e le 15.00 del giorno dell'intervento, dal dispositivo POS della profumeria risultavano effettuati, da tre carte di credito differenti, pagamenti per complessivi 23.650 euro, a fronte di vendite effettive memorizzate dal registratore di cassa, in tutta la giornata, per soli 150 euro”.
La notizia fa il giro d'Italia su tutti i telegiornali, a corredo le immagini, inviate dalla GdF con il materiale sequestrato: “Al termine della perquisizione, sono state rinvenute 16 carte di pagamento clonate, sottoposte a sequestro unitamente a tutta la strumentazione tecnica utilizzata dalla banda, tra cui due personal computer. I tre soggetti, uno dei quali incensurato e gli altri due con piccoli precedenti penali, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari a disposizione dell'Autorità Giudiziaria e dovranno rispondere in concorso dei reati di clonazione e utilizzo di carte di credito altrui e frode informatica”.
Fin qui la notizia che tutti riportano, anche noi sul nostro sito.
Dopo pochi minuti su Facebook si scatena l'inferno: quale sarà la profumeria incriminata, visto che nessuno scrive il nome? A risolvere il dilemma ci pensa una testata giornalistica online che scrive nomi e cognomi più il nome della profumeria. Noi, e devo dire anche tutti gli altri media, non lo facciamo non perché non vogliamo informare, ma perché i nomi non sono sul comunicato ed inserendoli faremmo una violazione di varie leggi.
E da qui iniziano le stranezze. Il titolare della profumeria accusata, Lorenzo Lo Piccolo di “Parfum & Parfum”, scrive su Facebook che lui si trova regolarmente in profumeria, altro che arresti domiciliari, e chiede ai propri clienti se mai qualcuno di loro si fosse trovato addebitato nella propria carta di credito 1 solo centesimo in più di quanto pagato.
Cosa stava succedendo?
Dopo un paio di giorni di trambusto “social”, per non dire “curtigghio”, incontriamo Lorenzo, che ci fa pervenire una nota del suo avvocato: “Nella serata del 22 maggio scorso, venivano indagati e fermati 3 soggetti, tra i quali Lo Piccolo Lorenzo che si trovava al momento del controllo all'interno del suo esercizio commerciale “Parfum & Parfum”. La Guardia di Finanza procedeva al sequestro di un computer portatile e delle carte di credito intestate ai 3 soggetti. Non venivano trovate carte di credito o bancomat intestate ad altri soggetti o di clienti della profumeria. I 3 soggetti venivano sottoposti nella giornata agli arresti domiciliari presso le loro abitazioni in attesa della decisione del GIP. In data 24 maggio il GIP, esaminati gli atti e sentite le conclusioni degli avvocati difensori, l'avvocato Giuseppe Giambanco per Lo Piccolo, non riteneva sussistenti le esigenze cautelari sotto alcun profilo e pertanto rigettava la richiesta di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, ordinando la immediata liberazione dei 3 soggetti indagati”.
Di più non possiamo scrivere perché ancora l'indagine è in corso, ma Lorenzo ci ha raccontato tutto nei minimi dettagli e ne riparleremo fra qualche mese.
Intanto il tritacarne mediatico, e Facebook soprattutto, era stato avviato ed i suoi danni li aveva fatti.
Anche noi ci siamo posti alcune domande:
Perché se i fatti risalivano al 22 maggio il comunicato stampa è stato inviato il 30, una settimana dopo, quando già tutti erano tornati a casa?
Perché si è scritto di un retrobottega della profumeria se questo non esiste (c'è solo un piccolo gabinetto…)?
Perché si è scritto che i soggetti erano intenti a clonare carte di credito e “sono state rinvenute 16 carte di pagamento clonate” ma nessuna carta clonata è stata sequestrata?
Guardando con attenzione le foto allegate al comunicato stampa, quelle sequestrate sono ben curiose: ci sono carte di versamento (quelle che si usano negli sportelli automatici solo per versare), carte Findomestic, Mercatone Uno, Esso, Aura, Accord (raccolta punti Auchan), Pay Pal, ricaricabili… In nessuna di queste è possibile effettuare pagamenti di “importi oscillanti fra i 2.000 e gli 8.000 euro per ogni singola operazione” come scritto nel comunicato stampa.
Perché, visto il reato ipotizzato ed il danno ai clienti, non è stata chiusa cautelativamente l'attività commerciale?
Qualcosa non quadra.
Noi siamo qui in attesa ed a disposizione che qualcuno ci risponda ed “informi” correttamente i cittadini.



