Ludwig Josef Johann Wittgenstein, uno dei più importanti filosofi del ‘900, asseriva: “Il bambino impara perché crede agli adulti. Il dubbio viene dopo la credenza!”.
Il 20 novembre si celebra, in tutto il mondo, la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita con l’intento di dare una dignità a tutti i bambini del mondo.
Tale evento ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione dei diritti del fanciullo (20 novembre 1959) e la Convenzione sui diritti dei bambini (20 novembre 1989). Oggi, oltre 196 Paesi nel mondo hanno ratificato questo trattato sui diritti umani.
In Italia, la Convenzione è diventata legge dello Stato italiano il 27 maggio 1991 (Legge N. 176), quando il nostro Governo si è fatto carico della responsabilità di ogni bambino o ragazzo, sia italiano che straniero, facendosi garante di tutti i diritti elencati nel trattato.
La Convenzione ha rappresentato un passo in avanti di grandissima importanza, perché ha fatto sì che anche agli infanti ed agli adolescenti venissero riconosciuti diritti universali e giuridici.
Tra i principi fondamentali introdotti troviamo il diritto al nome, alla salute, alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo, ad una corretta alimentazione, all’istruzione, ma anche la non discriminazione, il superiore interesse e l’ascolto delle opinioni del minore. Nel tempo, poi, ne sono stati aggiunti altri, come il diritto alla riservatezza ed alla libertà di espressione.
Nel complesso, la Convenzione è costituita da ben 54 articoli, suddivisi in tre parti, capaci di creare un’importante sinergia tra nazioni unite, che descrivono, nel dettaglio, i diritti dei bambini e dei giovani.
Sembra assurdo e quasi impensabile che debbano esserci delle leggi necessarie a stabilire, nero su bianco, quanto sia importante preservare il benessere presente e futuro dei bambini, di per sé già così fondamentale per la crescita di una società. Eppure, nonostante vi sia un generale consenso sull’importanza dei diritti dei più piccoli, ancora oggi molti bambini ed adolescenti, anche nel nostro Paese, sono vittime di violenze ed abusi, vivono la discriminazione e l’emarginazione o versano in cattive condizioni igienico-sanitarie.
E non mancano, di certo, bimbi costretti a lavorare per sopravvivere, bambini ed adolescenti che subiscono l’impatto delle disparità socioeconomiche, educative e territoriali, con effetti collaterali deleteri sulla salute e sul benessere psicofisico. Sempre più minori, oggi, vivono in zone inquinate ed in condizioni di estrema povertà alimentare (circa un milione e 400 mila).
Spesso, per molti di loro, la povertà materiale ed educativa si traduce anche in carenza di salute. Inoltre, oltre 452 milioni di bambini nel mondo vivono in zone di conflitto, e quasi un minore su tre vive al di fuori del proprio Paese di nascita, diventando un rifugiato.
E non finisce qua, perché il WeWorld Index, un indicatore globale che valuta il livello di inclusione ed esclusione di donne e bambini in oltre 170 paesi del mondo, ha rilevato che più del 60% delle vittime di materiale pedopornografico è in età prepuberale (compresi neonati) e che, ogni giorno, vengono accertati almeno 7 casi di sfruttamento sessuale minorile.
Eppure l’articolo 34 della Convenzione afferma proprio che bambini ed adolescenti devono essere protetti “dallo sfruttamento, dall’abuso sessuale e dall’impiego in spettacoli e materiali pornografici”.
Un altro aspetto significativo da non tralasciare, responsabile di un basso livello di inclusione infantile ed adolescenziale, è sicuramente la guerra, una piaga mostruosa che impatta negativamente soprattutto sul benessere psicofisico dei più piccoli.
UNICEF Italia, quest’anno, ha deciso di dedicare questa giornata al benessere psicosociale ed alla salute mentale dei minori, rivolgendo una particolare attenzione alle problematiche sociali e psicologiche legate alla pandemia, che, in alcuni soggetti, è riuscita persino ad anestetizzare la capacità di provare sensazioni, imparare ed instaurare profonde relazioni affettive.
Quasi il 50% dei disturbi mentali, prevalentemente legati ad ansia e depressione, comincia sempre entro i 14 anni di età, per poi manifestarsi esplicitamente entro i 24 anni, senza, tuttavia, che la maggior parte di essi venga diagnosticata in tempo e curata adeguatamente. Questo si traduce in quasi 46 mila adolescenti che si suicidano ogni anno (più di 1 ogni 11 minuti). Senza andare troppo lontano, possiamo renderci conto di quanto anche i posti in cui viviamo siano incapaci di fornire adeguata assistenza psicosociale ai più piccoli, se consideriamo che, in molte aree, mancano pediatri, consultori familiari, centri diurni e servizi per la salute mentale.
UNICEF, inoltre, ha proposto alle scuole di aderire all’iniziativa “Questə sono io”, invitando gli studenti a disegnare il proprio autoritratto, al fine di prendere consapevolezza del proprio mondo interiore, che altro non è che il connubio tra l’immagine reale (come sono), l’immagine sociale (come voglio apparire) e l’immagine ideale (ciò a cui aspiro).
Che questa giornata possa rappresentare un’occasione importante per ricordare che tutti i bambini e gli adolescenti hanno il diritto di vivere e crescere in una società che li rispetti, li protegga e che sia, al contempo, capace di fornire loro gli strumenti necessari per un adeguato sviluppo affettivo e cognitivo.
Solo se amati e rispettati, i bambini possono, a loro volta, imparare ad amare e rispettare. Perché occorre anche tenere a mente che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani, proprio quelli che, un giorno, potrebbero prendersi cura di noi, in qualità di figli, nipoti ed amici.
Daniele Fanale
