“E’ la Natura un tempio dai pilastri viventi
che a volte con confuse parole vi conversano;
gli uomini delle selve di simboli attraversano
i cui sguardi li osservano, familiari e attenti.
Come echi ripetuti che lungi si confondono
in una profonda e tenebrosa unità,
vasta come la notte, come la chiarità,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono“.

Scriveva così nel 1857, il poeta maledetto Charles Baudelaire, nei “fiori del male”, i versi iniziali della poesia Correspondances, Corrispondenze, una poesia manifesto del simbolismo, dove la Natura è un simbolo di una realtà ancora più profonda e autentica che noi non riusciamo ad afferrare ma a percepire, la avvertiamo misteriosa, ondeggiare tra noi, perché dentro la profondità del nostro Io. Per riuscire a comprendere appieno il mondo dobbiamo abbandonare ogni velleità razionalistica ed abbandonarci alle sensazioni e alle misteriose corrispondenze che evocano. E’ quello che è riuscito a fare nel suo messaggio pittorico, Tommaso Serra.

La sua pittura è un canto dei sensi, una sinestesia dove la tela riesce a coinvolgerci nel viaggio del Mito. “Tommaso Serra utilizza i materiali più disparati – scrive Dario Orphèe nella presentazione del catalogo delle opere – ma accuratamente scelti. Per dar forma all’invisibilità in un racconto fatto di segni, applica tutto su carta, cartone, tela o altri materiali. I segni svolazzano, però.. E così Tommaso li incolla con la vinilica, sulla quale sono stesi dei pigmenti acrilici, leggeri come la rugiada, come i primi pensieri al mattino, dopo un lungo sogno. La consistenza materica viene successivamente fornita dalla sovrapposizione dei colori acrilici, o da quelli ad olio, o ancora dal catrame tagliato con la trementina. Il disegno dei segni è attuato con pastelli, matite, carboncini o strumenti appuntiti di uso quotidiano per incidere i graffiti. Tinte terrose e giallastre affiorano spesso sui dipinti: resoconti cromatici dei suoi sentimenti, confluiti sulla tavolozza”.

Trinakie: miti, sogni e misteri, è il sottotitolo dell’ultima fatica pittorica di Serra, che parte dalla cultura fenicio – punica, per addentrarsi nei misteri delle pitture della grotta del Genovese di Levanzo o dell’Addaura a Palermo. “La mia pittura – dice Tommaso Serra – è molto eclettica e attinge a diverse e svariate fonti. Sia artistiche, che letterarie.E infatti convergono molteplici influenze, dai millenni trascorsi. La cosidetta “Longue duree” di Fernand Braudel, fino a Baudelaire.Passando x il Dramma religioso del Mondo Antico. Gli uomini-dei.Che, come i cicli della natura, muoiono e rinascono più forti di prima: Gilgamesh, Osiride, Mitra, Cristo”.
Anche la natura si rinnova in cicli per donarci un rinnovato spettacolo ma sempre diverso ai nostri occhi.
“E’ lo studio degli Archetipi, infatti la natura è identica e molteplice allo stesso tempo”
La tua ricerca è approdata alla misteriose corrispondenze, quali sono le risultanze di questa incessante ricerca?
“C’è un Mistero dentro la natura e nell’Universo, in cui gli antichi hanno vissuto e dove hanno trovato gli stimoli per i loro riti segreti. In cui era d’obbligo- come la stessa nozione di Mistero in greco significa- il silenzio. Ecco, spesso inconsapevolmente, desidero fortemente misurarmi e indagare questa potente componente. I silenzio dei Misti. E il silenzio mutante della natura.E le corrispondenze della baudelairiana” natura, foresta di simboli”.
Cosa rappresentano le pitture e le incisioni rupestri delle grotte dell’Addaura a Palermo e del Genovese a Levanzo?
“Per la grotta di Addaura esistono diverse letture. Una è quella che vede al di là di uomini e di equidi, nel gruppo di personaggi principali con teste dai lunghi becchi di uccelli e un uomo disteso a terra con una corda legata al collo e alle gambe e tirata da uno di questi uomini, una scena d’iniziazione.Dunque di rinascita. Altre letture propendono a individuare un’iniziazione ginnica. Gli uomini danzano con le braccia alzate; a livello di linguaggio e di stile, la composizione a livello formale, ha una sua sintassi e tanto fascino ed eleganza. Nella Grotta del Genovese, a Levanzo, prevalgono molteplici segni e iconografie di varia derivazione, dalle figure antropolomorfe ai segni cruciformi, immagini di insetti, quadrupedi e soprattutto pesci. Tutte le figure dipinte di nero. Poi prevale l’iconografia di Idoli egei. Mi desta moltissima curiosità, l’Idolo “en violon” a violino di pretta derivazione egea. L’Idolo a violino attestato a Creta, nelle Cicladi, in Tessaglia, a Troia. Ne contiamo una quindicina. Dopo le figure umane è il più presente nella grotta”.
Tommaso Serra è nato a Palermo nel 1953, ha compiuto gli studi al Liceo artistico statale di Palermo e all’università di Palermo in Filosofia. Ha quindi approfondito gli studi in Archeologia. Ha partecipato a numerose rassegne e collettive. La sua prima personale alla Discoteca dell’Opera Universitaria di Palermo è del 1990, nello spazio gestito dal settore culturale e dal Centro Studi Etnoantropologico “Godranopoli”, presentato in catalogo da Francesco Carbone e Giusi Bertini. Misterieux correspondances, Trinakie: miti, sogni e misteri nella pittura di Tommaso Serra è stata esposta a Partinico e Realmonte.
Antonio Catalfio
