La Moby Dick di Terrasini abbandonata alla putrefazione

E così Moby Dick avanzava attraverso le serene tranquillità del mare tropicale, fra onde che arrestavano l’applauso tanto erano rapite, celando ancora alla vista tutti i terrori del suo tronco sommerso, evitando di rivelare la distorta mostruosità della sua mandibola. Ma ben presto la sua parte anteriore emerse lentamente dall’acqua; per un attimo, il suo intero corpo marezzato formò un alto arco, come il Ponte Naturale della Virginia, e sventolando la coda in aria come una bandiera, in segno di monito, la grandiosa divinità si manifestò, si immerse e scomparve alla vista. Arrestandosi in volo e scivolando d’ala, i bianchi uccelli marini indugiarono, esitanti e anelanti, sullo specchio d’acqua turbolenta che essa si era lasciata dietro“.

Hermann Melville, Moby Dick

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Descriveva così la maestosità del capodoglio lo scrittore statunitense Melville nel suo celebre romanzo Moby Dick,  e bellissimo e maestoso doveva essere il cetaceo morto sulle scogliere di Terrasini, dopo aver ingerito una chiglia di vetroresina. Chissà se è stata voracità o gioco ma quel pezzo di imbarcazione, abbandonato in mare dal solito irresponsabile ne ha decretato la fine. Maestoso e nobile appariva ancora nella costa tra Capo Rama e Paternella, quando la Guardia Costiera di Terrasini decise di rimorchiarlo nella spiaggia di San Cataldo, arenile un tempo intatto, oggi gravemente capodoglio 3ammalato dagli scarichi sui fiumi Nocella e Pinto. Tutti gli esseri viventi hanno il diritto ad una degna sepoltura ed il veder il triste decomporsi del grande capodoglio di 16 metri è uno spettacolo inaccettabile. Il 2 dicembre scorso il sindaco di Terrasini, Massimo Cucinella, aveva emanato l’ordinanza numero 111 con la quale si interdiva l’accesso alla spiaggia di San Cataldo in attesa del recupero e lo smaltimento della carcassa: “Premesso che, con nota n. 5765 del 29-11-2015, assunta al prot. Gen. n. 25524 del 30-11-2015, l’Ufficio Circondariale Marittimo di Terrasini comunicava che lungo il litorale di Terrasini in località Capo Rama era stata rinvenuta una carcassa di cetaceo di grosse dimensioni di circa 16 metri di lunghezza e di m. 4 di larghezza; allertato il Comando della Polizia Municipale, è stato eseguito un sopralluogo ed accertato che il grosso mammifero, dalla cui bocca fuoriusciva parte di una chiglia di una imbarcazione di materiale plastico, si trovava in mare ed incastrato negli scogli di una caletta; lo stesso cetaceo è stato trainato oggi dai militari dell’Ufficio Circondariale Marittimo nella vicina spiaggia di San Cataldo; appare comunque necessario al fine di garantire la salute pubblica e la igienicità e sicurezza del sito, disporre il temporaneo divieto di accesso alla spiaggia di San Cataldo fino a quando i competenti organi non provvederanno al recupero e allo smaltimento della carcassa.” Il sindaco infatti ordinava “con decorrenza immediata e fino a nuova contraria disposizione, a fini cautelari, la chiusura della spiaggia San Cataldo in attesa dell’espletamento delle procedure di recupero e smaltimento da parte degli organi competenti”.  L’affissione in loco dell’ordinanza di interdizione ai luoghi e la comunicazione dell’atto al Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’A.S.P., al Corpo di Polizia Municipale di Terrasini e all’Ufficio Circondariale Marittimo di Terrasini. Sono trascorsi ben quindici giorni dall’ordinanza e nessun recupero dei poveri resti del cetaceo sono stati posti in essere “dagli organi competenti”. Quali sono gli organi deputati al recupero e allo smaltimento? Intanto al povero capodoglio è scoppiata la capodoglio 2testa, fino a qualche giorno fa l’odore nauseabondo della putrefazione infestava i luoghi. Le leggi sono chiare, il cetaceo deve essere rimosso, o seppellito nei luoghi vicini dopo le opportune analisi. Può essere anche zavorrato  e seppellito in mare, costituendo un habitat unico per la riproduzione di crostacei ma la normativa non è chiara. Sarebbe stato bellissimo conservarne lo scheletro ed utilizzarlo a fini didattici esponendolo per esempio nel locale museo regionale di Storia Naturale. Povera Moby Dick di Terrasini, che hai osato solcare i nostri mari, lasciata senza rispetto in attesa che una mareggiata ti spezzi e ti porti via.

Antonio Catalfio

Fotografie di Salvatore Russo e Bruno Alioto