Democrazia in digitale

tastieraC’è un fondo d’irrazionalità nel credere che si possa fare democrazia solamente cambiando lo strumento che ne permette l’esercizio. Si tenta, un po’ a tutti i livelli, di essere colonne portanti della democrazia, in nome della democrazia. Un concetto che si ritrova dappertutto. Ogni giorno viene garantita, difesa, idolatrata, offesa, mostrata, uccisa. Tanti gli aggettivi e le azioni che la riguardano. Si sono studiate piattaforme, soluzioni, metodologie e quant’altro. Con lo scopo di creare qualcosa di nuovo e definibile come democratico nella sua accezione migliore. La si usa come spauracchio contro il nemico anti democratico; chiunque sia il nemico. Oggi si associa spesso il termine digitale come se fosse una grande scoperta per l’esercizio della democrazia. Attraverso questa accezione si è mostrato l’ennesimo volto della politica che tende sempre meno alla democrazia reale e sempre più alla democrazia virtuale. Potrebbe forse trattarsi di democrazia quando i sindaci irrompono nell’agone sociale non già con la loro opera quanto con informazioni a senso unico che travalicano la sola necessità d’informare? Può essere vera democrazia se oggi insiste ancora l’analfabetismo digitale in combutta con l’analfabetismo vero e proprio? Forse non basta la tecnologia, o meglio il mezzo utilizzato, che il termine certo non indica il livello di conoscenza dello stesso ( stante l’incapacità dei più di comprendere le righe di codice che sono lo scheletro di tutto ciò che usiamo nell’ambito della digitalizzazione ). Oggi si può fare a meno degli strumenti banali e semplici che ci hanno permesso di esercitare la democrazia nelle sue poche ma riconosciute sedi? Ognuno di noi dovrebbe dare una risposta a questa domanda. Almeno tentare. Tuttavia la certezza al momento è la impossibilità di affidarsi a una tastiera, a una identità digitale come l’unica possibile soluzione ai nostri bisogni di giustizia. Non abbiamo un meccanismo che possa dare totale certezza dell’accesso, della veridicità in un contesto che non ha fin qui premiato la correttezza e le istituzioni in genere. Serviranno altre generazioni, guidate dallo sdegno verso gli attuali meccanismi sociali che però sopravvivono da molto tempo e non va sottovalutata la loro resistenza; il mondo non si cambia attraverso un cavo ma con le azioni dei singoli. Serviranno idee e voglia di cambiamento ma sopratutto la voglia di non usare una tastiera come unico viatico per esprimere democrazia, per oltrepassare un disgustoso tentativo di far passare il politicamente corretto come un dogma. Lasciandoci liberi, questo sì, di esprimere le nostre opinioni, nella lingua, negli usi e nei modi ( non nelle offese, sia chiaro ) che meglio si addicono; senza ricorrere agli anglicismi tecnici e informatici, che appartengono a una società che vive e pensa diversamente, che confondono e creano aspettative insostenibili o almeno irreali. La democrazia dovrebbe appunto dare voce a chi non la pensa tanto quanto chi chiede di guidare una società.