ESMO 2024: SI all’allattamento materno dopo un carcinoma mammario

Per le donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno e vogliono soddisfare il loro desiderio di maternità arrivano buone notizie dal Congresso annuale organizzato dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che, in questi giorni, dal 13 al 17 settembre, si sta svolgendo a Barcellona (Spagna), radunando medici, scienziati e ricercatori di tutto il mondo, per un totale di oltre 30.000 professionisti nel settore dell’oncologia provenienti da 177 paesi differenti.

Lo dimostrano due studi internazionali, che, investigando per la prima volta un’area di ricerca poco esplorata, forniscono le prime prove scientifiche sulla sicurezza dell’allattamento al seno, dopo un carcinoma mammario in donne che hanno interrotto il trattamento terapeutico.

La scoperta è stata confermata anche nelle pazienti con tumore al seno portatrici di una mutazione ereditaria nei geni BRCA1 o BRCA2, cioè donne che sono già predisposte geneticamente, nell’arco della vita, a sviluppare un carcinoma mammario e/o ovarico, con una probabilità di rischio significativamente alta.

Data la natura ormonale del cancro al seno, in passato vi erano numerose preoccupazioni sul potenziale impatto che la gravidanza e l’allattamento al seno potessero avere sulla malattia, poiché entrambi comportano cambiamenti nei livelli ormonali. In genere, variazioni nei livelli ormonali possono realmente rappresentare un pericolo soprattutto per pazienti che sono carrier di una mutazione BRCA, le quali mantengono per tutta la vita un alto rischio di sviluppare un secondo tumore nell’altro seno..

Le diagnosi in Italia

In Italia, ogni anno, si registrano più di 57.000 nuove diagnosi e circa 15.000 decessi per carcinoma mammario. Il 5-6% di tutti i casi di cancro al seno si verifica in giovani donne sotto i 40 anni, il 10-15% delle quali presenta mutazioni ereditarie nei geni BRCA1 o BRCA2.

Mentre studi recenti hanno dimostrato che né i trattamenti di riproduzione assistita né la gravidanza sono associati ad un aumento del rischio di recidiva o di nuovi casi di cancro al seno, anche nelle donne portatrici di una mutazione germinale BRCA, tuttavia, fino ad ora, pochissime evidenze erano disponibili sulla fattibilità e sicurezza dell’allattamento al seno in queste donne.

Lo studio della dott.ssa Eva Blondeaux

Dott.ssa Eva Blondeaux

«Il nostro studio fornisce la prima evidenza scientifica sulla sicurezza dell’allattamento al seno dopo carcinoma mammario in giovani donne portatrici di una mutazione germinale BRCA. Ciò indica la possibilità per queste donne di raggiungere un equilibrio tra le esigenze della madre e quelle del bambino», ha dichiarato la Dott.ssa Eva Blondeaux, medico oncologo presso l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova ed autrice di uno dei due studi presentati al congresso ESMO 2024.

Tale studio internazionale ha seguito, in un arco temporale di 20 anni (da gennaio 2000 a dicembre 2020), circa 5.000 giovani donne di età uguale o inferiore a 40 anni, portatrici di una mutazione germinale BRCA, sopravvissute al cancro al seno. Quasi una su quattro (110 pazienti) delle 474 donne che hanno successivamente partorito ha allattato il proprio bambino; ​​poco meno della metà (225 donne) non è stata in grado di allattare, perché sottoposta ad un intervento chirurgico di mastectomia bilaterale profilattica (asportazione di entrambe le ghiandole mammarie), al fine di ridurre significativamente il rischio futuro di cancro.

Dopo un follow-up (visite ed esami di controllo) mediano di 7 anni dal parto, non è stata riscontrata alcuna differenza nel numero di recidive da carcinoma mammario o di nuovi tumori al seno nelle donne che avevano allattato il proprio bambino rispetto a quelle che non avevano scelto questa opzione. Non c’era, inoltre, alcuna differenza nella sopravvivenza libera da malattia (DFS, Disease-Free Survival) o nella sopravvivenza globale (OS, Overall Survival).

La conferma del dott. Fedro Alessandro Peccatori

Dott.-Fedro Alessandro Peccatori

«Questi risultati sono fondamentali per le donne che desiderano rimanere incinte e allattare il loro bambino dopo il cancro al seno», ha affermato il dott. Fedro Alessandro Peccatori, direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione presso l’Istituto Europeo di Oncologia IRCCS di Milano, coautore dello studio.

«È tempo di iniziare a pensare alle sopravvissute al cancro al seno come a donne con tutti i diritti, le esigenze e le possibilità delle donne che non hanno mai avuto il cancro», ha sottolineato. «I medici erano preoccupati di dare a queste donne la possibilità di avere un bambino, ma abbiamo recentemente dimostrato che è sicuro nel breve termine. Possono avere una gravidanza normale e un rapporto normale con il loro bambino, incluso l’allattamento», ha concluso.

Un secondo nuovo studio internazionale, che ha esteso l’indagine al di là della predisposizione genetica associata a BRCA, considerando donne che avevano sviluppato tumore al seno ad uno stadio precoce e con positività per i recettori ormonali, ha mostrato risultati simili, senza rischi associati all’allattamento.

In particolare, tale studio, denominato POSITIVE, ha incluso 518 donne che avevano interrotto temporaneamente la terapia per concepire un bambino; ​​317 di queste hanno avuto almeno un parto (con prole viva) e quasi due terzi di loro hanno praticato l’allattamento al seno (196, 62%). A due anni dal primo parto, la percentuale di donne con recidiva da carcinoma mammario o con nuovo cancro al seno era simile tra quelle che avevano allattato (3,6%) e quelle che non lo avevano fatto (3,1%).

Il commento della dott.ssa Maria Alice Franzoi

Commentando i risultati, la dott. ssa Maria Alice Franzoi, medico oncologo e ricercatrice presso l’Istituto Gustave-Roussy di Villejuif (Francia), non coinvolta nello studio, ha affermato: «In precedenza mancavano dati di alta qualità sulla fattibilità e sicurezza dell’allattamento al seno nelle giovani donne sottoposte a trattamento terapeutico. Finora, le donne e gli operatori sanitari non avevano informazioni sulla fattibilità dell’allattamento al seno dopo un intervento chirurgico, sulla sicurezza della sospensione dei trattamenti adiuvanti per agevolare l’allattamento e sui cambiamenti ormonali correlati».

Tuttavia, ha sottolineato che il follow-up dovrebbe continuare più a lungo per avere risultati più certi. «Dovremmo iniziare a pensare e discutere della pianificazione delle cure per la sopravvivenza, inclusa la preservazione della fertilità, la gravidanza e l’allattamento al seno per le donne che desiderano prendere in considerazione queste opzioni, al momento della diagnosi, in modo che siano preparate e rafforzate, durante l’intero percorso del cancro al seno per un processo decisionale condiviso», ha concluso la dott. ssa Franzoi.

I benefici per il bambino dall’allattamento al seno

Benefici dell’allattamento al seno

L’allattamento al seno, per il suo importante ruolo nutritivo, protettivo e antinfettivo, è una pratica fondamentale per garantire lo sviluppo e la crescita sana di un bambino dopo la nascita. È ormai risaputo, a livello internazionale, che l’allattamento materno apporta numerosi benefici alla salute del neonato:

1) Protegge dalle infezioni respiratorie;

2) Riduce il rischio di sviluppare allergie;

3) Riduce il rischio di diabete e di tumori del sistema linfatico;

4) Migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni;

5) Riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti

6) Protegge contro le otiti;

7) Contribuisce ad una migliore conformazione della bocca.

I vantaggi per la madre che allatta al seno

Influenza dell’allattamento al seno

Anche per la madre numerosi sono i vantaggi derivanti dall’allattamento al seno:

1) Stimola la naturale contrazione dell’utero, riducendo il naturale sanguinamento post partum e consentendo all’utero di tornare alle dimensioni normali più velocemente;

2) Previene alcune forme di cancro al seno e all’ovaio;

3) Riduce il rischio di osteoporosi;

4) Aiuta a perdere il peso accumulato durante la gravidanza;

5) È una modalità semplice e comoda;

6) È utile anche dal punto di vista economico.

L’allattamento al seno NON aumenta il rischio di recidiva

I risultati di questi studi, presentati al congresso ESMO 2024 di Barcellona, dimostrano che l’allattamento al seno non aumenta il rischio di recidiva locoregionale e/o controlaterale o di sviluppo di nuovi carcinomi mammari, dissipando i dubbi che, in precedenza, vi erano sulla sicurezza e sulla fattibilità di un allattamento materno in seguito ad un cancro al seno e sfatando, al contempo, il mito che questa opzione non fosse possibile in questo gruppo di donne.

Grazie a questi risultati, finalmente sarà possibile abbattere la barriera che finora si interponeva tra maternità e tumore al seno, come se un fatto escludesse necessariamente l’altro. Oggi, le donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno possono nuovamente aprirsi alla gioia della gravidanza e della maternità in tutte le sue forme, senza più alcuna remora e senza compromettere la loro sicurezza dal punto di vista oncologico.

dott. Daniele Fanale

 

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