Nel weekend scorso, la spiaggia di Mondello è stata presa d’assalto da tantissime persone, soprattutto giovani, desiderosi di godersi il primo caldo e le belle giornate di primavera. Ora che il litorale è tornato ad essere interamente libero, è naturale che diventi un punto di ritrovo per chi cerca relax e divertimento.
Ma accanto a questa immagine di vitalità e condivisione, emerge una realtà che non possiamo ignorare: quella dei rifiuti. Bottiglie, plastica, resti di cibo lasciati sulla sabbia, come se il mare e la spiaggia non fossero un bene comune da rispettare.
Il giorno successivo è stato necessario l’intervento di Reset per una pulizia straordinaria, un’azione che rischia di diventare quotidiana con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle presenze.
Questo episodio ha acceso anche il dibattito politico, tra accuse e responsabilità rimpallate da una parte all’altra. Ma forse, per una volta, dovremmo fermarci e guardare oltre lo scontro. Perché il vero nodo non è solo chi deve pulire, ma perché continuiamo a sporcare.
C’è un bisogno profondo di cambiamento culturale. Non basta dire che i giovani hanno diritto a divertirsi — ed è sacrosanto — ma il divertimento non può prescindere dal rispetto. La spiaggia è di tutti, è vero. Ed è proprio per questo che dovrebbe essere trattata con cura da ciascuno di noi.
Mondello non è solo un luogo: è un simbolo, un patrimonio della città, qualcosa per cui si è lottato affinché fosse accessibile a tutti. E allora viene spontaneo chiedersi: dov’è finito l’equilibrio? Come possiamo pretendere un ambiente migliore, se poi siamo i primi a trascurarlo.
Spesso si sente dire: “Tanto c’è chi pulisce”. È una frase semplice, ma racchiude una mentalità pericolosa, fatta di superficialità e disinteresse. Ed è la stessa contraddizione che emerge quando, sui social, ci indigniamo per il cambiamento climatico o per il degrado urbano, salvo poi comportarci in modo opposto nella vita quotidiana.
Eppure, non tutto è perduto. Ogni cambiamento reale nasce da una presa di coscienza individuale. Basta poco: un gesto in più, un’attenzione diversa, la volontà di lasciare un luogo migliore di come lo abbiamo trovato.
Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire. Non solo dalle istituzioni o dai servizi di pulizia, ma da noi stessi. Perché il rispetto dell’ambiente è, prima di tutto, rispetto verso la nostra comunità e verso il futuro che vogliamo costruire.
E allora immaginiamola, questa estate: una Mondello viva, piena di persone, ma anche più consapevole, più attenta, più nostra. Non è un’utopia. È una scelta.
