Il mese di Settembre porta con se la festa del S.S. Crocifisso, culminante con la processione del 14 p.v. . E’ uno degli eventi religiosi più seguiti, a Carini e oltre, specialmente da chi ha preferito prendere il volo oltreoceano. A parte la programmazione religiosa, sempre molto partecipata, andrebbe fatto un discorso a parte per la programmazione di quello che potrebbe essere il contorno pagano. Non si possono fare previsioni su ciò che accadrà nel corso delle prossime giornate nei dintorni della Piazza, già martoriata di suo tra le richieste dei commercianti e l’esigenza che la Piazza stessa sopravviva all’orda motorizzata, ma in base all’esperienza degli ultimi anni si potrebbe sperare in una piccola serie di migliorie, necessarie a chi si ostina oggi a vivere ancora a Carini alta e si ritroverà a convivere con tanta gente che avrà le sue necessità seppur per qualche ora durante la prossima settimana. Magari si potrebbe pensare fin d’ora a evitare il martoriante traffico che attanaglia ogni buon carinese, costretto a calcolare al minuto il passaggio verso casa, verso la zona vecchia, che le giornate lavorative non saranno sospese. Altrimenti rischierà di restare bloccato in una lunga coda che attraversa i gangli del traffico, lacera la pazienza e involontariamente alimentata da quei nuovi residenti che finora mal si adattano a ritmi più lenti rispetto la città. Magari si potrebbe dire di no a qualche installato provvisorio, che lo spazio, in fondo, non si può creare dal nulla e potrebbe permettere di vivacizzare qualche angolino nascosto dei quartieri, piuttosto che affollare le carreggiate a qualsiasi ora. Forse non particolarmente democratico ma cosa può trarne ad esempio un turista se il monumento che sta guardando è coperto da teli colorati che servono a tutt’altro? Sarebbe carino che la Piazza non fosse solo un mercato in queste occasioni. Perché questa festa, complice l’Estate, è anche il momento in cui ci si riunisce anche solo per parlare dello stesso argomento di sempre con l’inconfondibile cadenza del dialetto, una volta tanto predominante al linguaggio inquinato di ogni giorno. Non importa se il contorno sarà in tono minore. L’importante è che non si perda la voglia di vivere giornate come queste che recano con sé l’identità di piccolo popolo oggi a rischio di annacquamento culturale.

