Non ricordo se quel pomeriggio dell’8 ottobre 1983 a Cinisi era una di quelle giornate calde dell’autunno dolce siciliano ma ricordo bene che quella data segnerà uno spartiacque della mia vita, dell’odio verso la mafia e i comportamenti mafiosi, per gli affari e le “annacate” di paese, (annacarsi, letteralmente dondolarsi, incedere con movenze spavalde e ostentate). Che la mafia fosse accanto a noi ragazzi di Terrasini e Cinisi, l’avevamo percepito con l’omicidio di Peppino Impastato nel 1978 che ho avuto l’onore di conoscere nel mio primo impegno giornalistico a Radio Aut, conduttore bambino di un programma per bambini. L’omicidio Dalla Chiesa, le speranze suscitate dal suo arrivo a Palermo nel 1982, segnarono la coscienza di tanti siciliani in maniera definitiva. Germe di speranza che poi sfocerà nelle primavere degli anni 90. Quei territori erano negli anni ottanta teatro di una spietata guerra di mafia, la cosiddetta mattanza, messa in atto dai corleonesi per estirpare alla radice il potentissimo clan mafioso dei Badalamenti. Mai, la mafia era però arrivata a toccarci da vicino, nel dolore intenso, nella

consapevolezza che la mafia può toglierti gli affetti più cari sol perché il destino ha voluto che uscissi per caso dal Bar Palazzolo a Cinisi, allora nella storica sede all’angolo tra Piazza Vittorio Emanuele Orlando e Corso Umberto I. Il destino scelse allora un uomo perbene, Salvatore Zàngara, direttore del laboratorio di analisi cliniche all’ospedale Santo Spirito di Carini e socio di un laboratorio privato nella sua Cinisi. Un uomo che divideva la sua vita tra il lavoro, che lo impegnava dal mattino finoa tardo pomeriggio, l’amore per la sua bellissima sposa, Enza Cannata, e i tre figli Antonio, Vincenzo e Massimo. L’impegno politico nel Partito Socialista Italiano, segretario della locale sezione e per un breve periodo Consigliere comunale. Un viaggio ogni tanto, la passione per le macchine: una Lancia Fulvia coupè 1300 blu e una Fiat 132 bianca che in una malaugurata sera da ragazzi decidemmo di prendere a sua insaputa causando un incidente autonomo a Terrasini. Salvatore, Totò Zangara aveva 52 anni, la stessa età che ha adesso il figlio Antonio. Quel pomeriggio un commando decise di uccidere il boss mafioso Procopio Di Maggio, che per contrappasso visse poi fino a cent’anni. Procopio era un gatto malvagio dalle sette vite, fiutò il pericolo cercando riparo tra gli astanti, rispose al fuoco. Il piombo mafioso colpì a morte Zangara, ferendo gravemente altri due cittadini cinisensi. Ci recammo, appresa la notizia, a casa di Antonio e Vincenzo, con cui dividevamo, scuola, sport, amicizie, sin dalle elementari, assistendo allo strazio di una famiglia distrutta per sempre. La notte del 9 ottobre, tornando a Terrasini con gli amici, Fabrizio Di Giorgi e Claudio Di Mercurio, ci fermammo in un bar di Cinisi: “Antonio è già il 10 ottobre, fai 18 anni”! Ordinammo tre caffè e delle genovesi calde, e con la tristezza nel cuore, quello fu il mio passaggio alla maggiore età. La mattina, il definitivo distacco dalla famiglia, i funerali commossi e partecipati, la vita che continua ma che non sarà più la stessa, mai più. Antonio Zangara ha metabolizzato la scomparsa del padre nel tempo, chiudendola dentro, esorcizzando i fantasmi in un angolo recondito e segreto del cuore. Ma di quei fantasmi non riusciva a liberarsi, fino a quando scatta in lui la molla dell’impegno politico e antimafia, con Libera e soprattutto fondando un’Associazione che porta il nome del padre. Girando l’Italia, parlando con i ragazzi, ha scacciato i fantasmi per sempre, riportando in vita con la memoria la figura del proprio padre, vittima innocente della mafia. Il sette ottobre, Cinisi e Terrasini ricorderanno quei momenti con tutta una serie di iniziative nella Giornata di Commemorazione “Ricordati di ricordare”, nel 33° anniversario dell’eccidio di Salvatore Zangara ucciso l’8 ottobre 1983. La manifestazione è organizzata dall’Associazione Totò Zangara con il patrocinio del Comune di Cinisi e del Comune di Terrasini.

Durante la commemorazione si ricorderà inoltre Claudio Domino, vittima innocente di mafia ucciso a Palermo il 7 Ottobre 1986 a soli undici anni. L’iniziativa ha il sostegno di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e ha previsto il coinvolgimento di numerose associazioni locali quali: Associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”; Gruppo Scout “Agesci” di Cinisi; Associazione “Officina RIgenerazione”; Associazione Culturale “Asadin“; GD Cinisi; Associazione “LABnovecento45”; Gruppo Musicale “Music N’Bloom”. Istituti scolastici partecipanti: Istituto comprensivo di Cinisi; Istituto comprensivo “Giovanni XXIII” di Terrasini; Scuola Media Statale “Renato Guttuso” di Carini; Scuola Elementare “Laura Lanza” di Carini. E’ sostenuta inoltre da: Associazione “Cittadinanza per la Magistratura”; Associazione “Agende Rosse”; Associazione Nazionale “Amici Attilio Manca”; Associazione “ENPA Onlus sez. Partinico”; Associazione “Scorta Civica”; Associazione “Amici della Musica Cefalù”.
Ecco il programma della manifestazione
giorno 7 ottobre 2016 – Cinisi
ore 16:00
raduno in Piazza V. Emanuele Orlando a Cinisi – Introduzione musicale a cura di Music N’Bloom
ore 16:30
Saluti delle autorità – Interventi dei rappresentanti delle Amministrazioni di Cinisi e Terrasini
ore 16:40
Presentazione dei lavori degli Istituti comprensivi di Cinisi, Terrasini e Carini
ore 17:00
Intervallo musicale a cura di Music N’Bloom
ore 17:15
Momento commemorativo con interventi di:
Santi Palazzolo, imprenditore pasticceria Palazzolo, Cinisi
Graziella e Antonio Domino (genitori di Claudio Domino)
Antonio Zangara (figlio di Salvatore Zangara)
Giovanni Impastato (fratello di Peppino Impastato)
Don Luigi Ciotti (Presidente dell’Associazione Libera. Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie)
Modera Francesco Cicerone, giornalista
Ore 19:00
Chiusura della manifestazione
Durante la giornata sarà presentato un percorso della memoria a cura dell’Associazione Officina Rigenerazione, che attraverso un linguaggio ludico sperimenta una nuova forma di narrazione delle storie legate alle vittime innocenti di mafia. “L’8 ottobre 1983, – dice Antonio Zangara – la piazza di Cinisi era piena di gente, quando, intorno alle 19.30, fiondò una Renault 5 con a bordo i killer pronti a scaricare l’arsenale di munizioni addosso al boss Procopio Di Maggio – che evidentemente ebbe per primo la percezione che stava per accadere qualcosa – il quale cercò e trovò riparo tra i passanti. La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunse Salvatore Zangara, Francesco Lo Bello e Salvatore Giambanco, uccidendo il primo e ferendo gravemente gli altri.
Quella sera un padre, un uomo onesto, morirà per caso. Questa morte oggi deve fare rivedere il luogo comune, che ancora oggi ci accompagna, secondo cui: “la mafia è come un cane, se non lo disturbi lui non ti morderà”, e deve farci anche riflettere, perché ciò che ha colpito la famiglia Zangara poteva colpire chiunque.
Oggi fare memoria è un impegno, un dovere che sentiamo di dover rendere a quanti sono stati uccisi per mano delle mafie, un impegno verso i familiari delle vittime, verso la società tutta ma, prima ancora, verso le nostre coscienze di cittadini, di laici e di cristiani, di uomini e donne che vivono il proprio tempo senza rassegnazione”. Chi può sapere, trentatre anni dopo, quali saranno i colori del cielo di Cinisi, se il dolce autunno siciliano ammanterà di calore le strade del corso Umberto e se quel muro che ancora contiene i colpi non andati a segno, tra una piccola targa ricordo, ci ammonirà che la mafia può distruggere in un istante il sogno di una vita normale. Una luce diversa si scorge negli occhi dei ragazzi di Cinisi, di Terrasini, di Carini e Antonio, Vincenzo e Massimo potranno in quegli occhi, rivivere la giovinezza spensierata e il sorriso del proprio eroe, il sorriso di un padre.
Antonio Catalfio
