Girovagando per le strade principali di Cinisi ci si rende conto che la memoria storica vive sempre e tenta di metterci in avviso di non continuare per derive cattive e sconsigliabili. Le brutte abitudini possono certamente riferirsi alle condizioni di tanti terreni agricoli almeno nella realtà dei fatti ma forse non più nella realtà delle carte, forse in attesa di compratori che ne facciano lievitare il proprio valore a seconda dei desideri del padrone ma questa attesa spesso appare senza fine. Alcuni si sono ingegnati a trovare ristoro nei parcheggi a cielo aperto piuttosto che colare il cementaccio, altri non dedicano nemmeno un minimo del loro tempo o della loro economia per la pulizia dei suddetti pezzi di terra. Al posto dei filari resta solo erba secca e desolazione urbana e nemmeno il rischio di incendi sempre presente anche in zone densamente popolate scuote dall’indifferenza. Vuoi per la tendenza generale all’incuria che ha contagiato gli abitanti, vuoi per la deriva economica negativa delle coltivazioni, possiamo osservare quanto poco siano curati i lotti contro le sterpaglie e la moria di alberi di limone, di ulivo, di arance per tacere di altro che non vegeta più da tempo. Nei giorni in cui i giovani italiani vengono allettati a tornare giustamente alle campagne per mancanza di lavori qualificanti e remunerativi nei servizi ci si ritrova a non aver cure di cunette e sporgenze financo quelle di casa propria. Forse non sarebbe così tragico armarsi di forbici e zappa e ripulire poco a poco i propri luoghi, senza attendere per forza l’intervento pubblico a costi e tempi sempre troppo elevati; sarebbe il miglior modo di onorare la generazione che ha lasciato questo mondo come un giardino e come tale avrebbe voluto restasse. magari riusciremmo a meritarci quello che ci hanno lasciato.
