Claudio Domino, ucciso a soli 11 anni. Dopo 36 anni attende ancora giustizia e verità

Aveva solo 11 anni il piccolo Claudio Domino, quando venne adescato con una scusa ed ucciso con un colpo di pistola in fronte.

Stava tornando a casa con un amichetto. I due bambini avevano giocato, fino a poco prima, nella cartoleria della madre di Claudio, Graziella Accetta. La mamma, infatti, aveva una cartolibreria in via Fattori, nel quartiere San Lorenzo di Palermo, mentre il papà Ninni era un operaio della compagnia telefonica SIP.

Con grande sacrificio, avevano creato due imprese, una delle quali si era aggiudicata l’appalto per le pulizie dell’aula bunker, dove si stava svolgendo il primo Maxiprocesso alla mafia.

Era sera, l’ora della chiusura e quasi ora di cena, e Graziella, com’era solita fare, aveva detto al piccolo di andare a casa, perché, da lì a poco, giusto il tempo di chiudere il negozio, l’avrebbe raggiunto per preparargli la cena.

I genitori di Claudio: Graziella Accetta e Ninni Domino

Purtroppo, Claudio non ha mai gustato quella cena e Graziella non l’ha mai preparata.

Infatti, durante quei pochi metri che separavano la cartolibreria dalla casa in cui vivevano a San Lorenzo, avvenne l’omicidio di un innocente, quello del piccolo Claudio.

La sera del 7 ottobre 1986, infatti, il bambino fu avvicinato, con una scusa, da un uomo, che si presentava a lui con una moto di grande cilindrata, una Kawasaki verde, e che, senza troppi preamboli, tirò fuori una pistola calibro 7,65 e da meno di un metro gli sparò in mezzo agli occhi, uccidendolo sul colpo.

Mamma Graziella, a pochi metri, sentì lo sparo, il boato di un colpo secco e deciso, il rombare di una moto che sgommava, ma mai avrebbe potuto immaginare che si trattasse del suo piccolo, di un bambino innocente che passeggiava in via San Lorenzo e che stava tornando a casa, in quei luoghi così conosciuti che rappresentavano un vero e proprio porto sicuro.

Una vita spezzata, una madre addolorata, una famiglia distrutta, ma, soprattutto, un caso mai risolto ed un assassino mai trovato. Sì, perché sono passati ormai ben 36 anni dalla morte di Claudio, durante i quali, i suoi genitori, Graziella Accetta e Ninni Domino, hanno chiesto instancabilmente verità e giustizia, senza mai ricevere una risposta concreta.

Si ipotizzò che il bambino potesse essere stato ucciso in quanto testimone inconsapevole di qualche episodio legato alla droga oppure che si trattasse di una ritorsione nei confronti dei suoi genitori che, con la loro impresa, si erano aggiudicati l’appalto per la pulizia dell’aula bunker del carcere Ucciardone, dove, in quei mesi, era in corso lo storico Maxiprocesso. Solo congetture, nessuna verità ufficiale.

Che si trattasse dell’uno o dell’altro caso, che colpe poteva avere un angelo di soli 11 anni per morire così e meritarsi la freddezza di un colpo di pistola rimasto senza volto da ben 36 anni?

Il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi rivelò: «Subito dopo l’omicidio di Claudio Domino, Totò Riina riunì la Commissione…e ordinò che tutti noi dovevamo impegnarci a scoprire i colpevoli e punirli…».

Giovanni Bontade, fratello di Stefano, capomafia di Palermo ucciso dai Corleonesi, invece, durante il Maxiprocesso, lesse un comunicato, a nome di tutti i detenuti della sua cella, in cui dichiarava l’estraneità all’omicidio, che definiva come “un atto di barbarie“.

Giovanbattista Ferrante, un altro pentito, invece, dichiarò che Claudio sarebbe stato ucciso perché testimone involontario di scambi di stupefacenti tra spacciatori.

Troppe ipotesi, troppe testimonianze contrastanti, una vicenda drammatica avvolta nell’ombra e mai un nome concreto. Nessuno in grado di dare le giuste risposte alla famiglia Domino e rendere finalmente giustizia al piccolo Claudio.

«Non esiste né un posto sbagliato, né un momento sbagliato per bambini e ragazzi vittime di mafia…Al posto sbagliato ci sono sempre assassini e mafiosi».

Daniele Fanale

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