…nel considerare, cioè, legge e buon senso come due facce di quella stessa, preziosissima, medaglia che, allora come oggi, si chiamava democrazia.
Ciò che è successo alla Rotonda di Carini (alias, la rotonda del Johnnie Walker) non ha nulla a che fare col buon senso e non ha nulla a che fare con la democrazia.
Cosa c'entra la democrazia con la chiusura di nove esercizi commerciali?
C'entra, c'entra! Quei sigilli hanno mandato sul lastrico nove onesti imprenditori, buttato in mezzo alla strada cinquantaquattro onesti lavoratori; in altre parole, quei sigilli hanno privato più di sessanta onesti cittadini del loro diritto al lavoro, cioè di quel diritto che, per stesso assunto costituzionale, è riconosciuto come primario ed inviolabile. E la Costituzione sta a un sistema democratico come la Bibbia sta alla religione cattolica. Solo che per le autorità che si sono occupate della vicenda (carinesi e non, con divisa o senza) l'Italia prima che essere una "Repubblica fondata sul lavoro", è un Paese fondato sul mare pulito.
A scanso di equivoci e di dita falso-moraliste puntate contro: il mare deve assolutamente essere pulito e gli scarichi irregolari sono da considerare un fatto esecrabile, e perciò severamente perseguibili; ma l'assurdità della vicenda è che l'una cosa ha escluso l'altra, come se non potesse esserci altra via, per preservare il mare dall'inquinamento decennale della rotonda di Carini, che la chiusura degli esercizi commerciali… e buona notte al buon senso.
Chissà cosa avrebbe fatto il saggio Pericle, se un mercante ateniese avesse sottoposto al suo giudizio una situazione simile? Probabilmente, ricordandosi delle sue stesse parole, non avrebbe chiuso la bottega a quel mercante, ma gli avrebbe consentito di continuare a lavorare, pur imponendogli di mettersi in regola e comminandogli le pene previste, una volta accertata la sua responsabilità: in nome di "quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso". E il mercante ne sarebbe stato certamente felice.
In fin dei conti, questo è ciò che hanno chiesto i commercianti della rotonda. Semplicemente questo! Solo che non si son trovati davanti a sé Pericle, ma soltanto piccoli “fantozzi” di Stato, che, trincerati dietro carte bollate e assiomi di legalità, hanno esercitato la loro miserrima autorità, senza guardare oltre il proprio naso, senza capacità di discernimento, senza alcuna predisposizione d'animo. Senza buon senso.
I poveri commercianti affittuari non sapevano (come potevano saperlo?) che i loro esercizi scaricassero a mare e pur tuttavia si sono sempre detti pronti ad assumersi le proprie responsabilità, una volta eventualmente accertate dall'autorità giudiziaria. Ma, in tutta onestà, meglio, in tutto buon senso: chi o che cosa avrebbe potuto impedire alle autorità competenti di fare il loro giusto lavoro, lasciando che anche i commercianti e i relativi dipendenti continuassero a fare il proprio? Chi o che cosa avrebbe potuto impedire alle autorità competenti d'imporre ai commercianti l'immediata rimozione dell'irregolarità (per esempio, approntando delle provvisorie fosse imhoff), di assegnare un termine congruo entro il quale sistemare definitivamente la situazione, di comminare le sanzioni previste dalla legge, senza però chiudere le attività? Chi o che cosa avrebbe potuto impedirlo? Niente e nessuno. Bastava solo un po' di buon senso e oggi avremmo il mare un po' più pulito, tutti (ma proprio tutti!) la coscienza un po' meno sporca e quelle sessanta persone un po' più di fiducia nelle istituzioni.
Sì perché, comunque vada a finire, questo è lo strascico peggiore che questa brutta storia si porterà appresso, per sempre: uno strisciante senso di sfiducia in uno Stato, che tutti ci affanniamo a definire democratico, ma che non ha esitato a buttare in mezzo alla strada persone per bene, le quali oggi non si sentono tanto diverse dai reflui che, inconsapevolmente, scaricavano a mare.
Eusebio Dalì
