Sono trascorsi 24 anni, eppure quel giorno lo ricordo come se fosse accaduto ieri. Era un tardo e caldo pomeriggio di agosto ed ero a casa di mia nonna a mare. Ad un certo punto decine auto a sirene spiegate corrono lungo la via Cristoforo Colombo, penso che deve essere successo qualcosa di grave per esserci tutte queste auto della Polizia a Carini, e vanno tutte in direzione Villagrazia. Devo tornare a casa, a Villagrazia, e mi incammino per il lungomare, all’altezza del sottopasso del torrente Milioti i Carabinieri deviavano tutti verso la strada parallela a monte dell’autostrada, chiudendo l’accesso alla via Colombo. Arrivando all’altezza del soprappasso pedonale vedo dall’altro lato tutte le macchine ferme. Scendo dalla macchina e vado a piedi dal ponte. Arrivo quasi davanti ad un cancello dove vedo che c’è qualcosa a terra e gente che si dispera. Chiedo cosa fosse successo: “hanno sparato ad uno, un poliziotto”… Erano anni che a Carini non accadeva un fatto del genere. Finì tutto lì, non se ne parlò più.
Solo dopo anni, dopo le stragi di Capaci, di via D’Amelio, di Roma, Firenze e Milano, il nome di quel poliziotto tornò a circolare, principalmente per merito dei suoi genitori, Vincenzo ed Augusta, che mai avevano mollato sul chi e sul perché il loro Nino, la moglie appena sposata Ida e la bambina che portava in grembo fossero stati uccisi. Vincenzo aveva giurato che non avrebbe mai più tagliato la barba fin quando qualcuno non gli avesse detto la verità sul delitto, fin quando non avesse saputo chi aveva ucciso suo figlio e la sua famiglia.
Sono trascorsi 24 anni e Vincenzo la barba ancora non l’ha tagliata. Va in giro per l’Italia a raccontare la storia di Nino, all’apparenza un semplice poliziotto, con ruoli normali, che vide la partecipazione ai suoi funerali di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che in teoria nemmeno conosceva. Si è detto che avesse salvato Falcone nel fallito attentato all’Addaura di un paio di mesi prima. Un suo collega, Emanuele Piazza, scomparirà misteriosamente da casa alcuni mesi dopo. Il padre troverà ancora il piatto con la pasta sul tavolo. Anche Emanuele pare fosse all’Addaura, con Nino.
Omicidi e scomparse fitte di mistero, che ancora oggi non hanno colpevoli e mandanti.

Questa mattina, come ogni anno, Vincenzo ed Augusta sono venuti a Villagrazia di Carini a ricordare il figlio, la moglie e la bimba mai nata. La loro casa non c’è più, demolita insieme a tante altre, al suo posto una stele in marmo bianco, collocata nel 2011, con la foto del matrimonio di due sposi felici e sorridenti: Nino ed Ida.
Non ci sono le autorità dei caduti celebri, non c’è l’attenzione mediatica dei morti importati.
Ci sono Vincenzo e Augusta, qualche amico, gli scout, qualche rappresentante istituzionale, per il Comune di Carini il vice sindaco Nazzarini.
Loro, e noi tutti, aspettiamo ancora la verità.
