IRAP in Sicilia. Come una impresa sana “fallisce” per legge

La parola desertificazione vuole significare che è in atto un processo che porta, oggi, al fallimento, per effetto di una Legge Regionale, tutte le attività produttive presenti in Sicilia. Spieghiamo: ipotizziamo che tre giovani di eccelse qualità morali e intellettuali, dopo aver completato gli studi con il massimo dei voti, a seguito di un dottorato di ricerca inventano un prodotto siciliano che, a seguito attente analisi di mercato, incontrerebbe il favore dei consumatori. Decidono, quindi, di intraprendere, insieme, un percorso imprenditoriale. Dopo aver elaborato un business plan che prevede costi per investimenti per € 1,5 milioni e finanziamenti bancari per € 1,2 milioni relativi alle necessità di finanziare la produzione e la commercializzazione, decidono di chiedere ai loro genitori un prestito di € 500 mila ciascuno per intraprendere l’attività e parallelamente chiedono alle banche di sostenere le necessità di cassa con un credito complessivo di € 1,2 milioni. I genitori soddisfano le richieste dei figli attraverso un mutuo sui loro immobili e consegnano ai figli le somme necessarie per la costituzione del capitale sociale della costituenda società.

Le banche allo stesso modo erogano finanziamenti per quanto richiesto, considerate le prerogative imprenditoriali dei soci, dei garanti, e della società, soddisfano le necessità imprenditoriali che rappresentano il massimo concedibile da parte del sistema bancario.

Condizioni di eccellenza assoluta. I clienti sono i migliori sul mercato, pagano puntualmente, nessun contenzioso, l’azienda inoltre rispetta tutte le norme salariali, tributarie e qualitative, il meglio. Questa società ricava dalle vendite dei prodotti siciliani € 4 milioni, occupa n° 80 dipendenti che per un costo medio di € 25.000 significa un costo totale del personale di circa due milioni di euro. Questa società, quindi, è la migliore impresa in Sicilia e opera nelle migliori condizioni di mercato, contestualizzata al momento di congiuntura corrente.

Ebbene questa società nata nell’anno 2010 fallisce per effetto di una Legge Regionale nel 2013, sottolineiamo per Legge. La Legge Regionale, IRAP, vuole che questa società dichiari il proprio fallimento al terzo anno di attività, e come vuole la Legge Regionale sull’IRAP, i soci rispettosi della Legge dichiarano il fallimento.

Perché siano obbligati al fallimento per effetto della Legge Regionale è molto semplice: la società, nata nel 2010, riesce sebbene la giovane età e il momento di recessione a chiudere i propri bilanci in pareggio per ben tre anni consecutivi, praticamente un miracolo. Ebbene, a giugno del 2011, il consulente della società rappresenta all’amministratore l’obbligo di pagare l’IRAP nella misura di € 100.000 pari al 5% di quanto è l’incidenza del costo del personale, che prima avevamo conteggiato in € due milioni.

L’amministratore va in banca che seppur contrariata concede una nuova linea di affidamento elevando l’esposizione creditizia verso la società da € 1.2 milioni concessi in precedenza a € 1.3 milioni per effetto del pagamento dei tributi regionali. A novembre sempre del 2011, il consulente riconvoca l’amministratore rappresentando la necessità di pagare l’anticipo Irap per il 2012, pari al 101% di quanto già versato in giugno. Stessa trafila in banca dopo non poche discussioni la banca eleva l’esposizione da € 1.3 milioni a € 1.41 milioni. Nel giugno 2012 stesso discorso, la società è tenuta a versare € 100.000 che aggiungendosi ai precedenti € 1.41 milioni espone la società verso il sistema bancario per un importo complessivo di € 1.51 milioni.

La banca pur concedendo ulteriore credito avverte gli amministratori che, in virtù degli accordi di Basilea 2, che limitano il credito delle banche verso le imprese a un importo che non ecceda quanto i soci hanno versato quale capitale sociale, non sarà più possibile concedere altri finanziamenti. Nel 2013, la società attraverso il proprio amministratore e come previsto dalla Legge Regionale sull’IRAP dichiara il fallimento della società stessa. Se non fallisce è preoccupante perché significa che in un modo o nell’altro non rispetta la Legge!

Ebbene, con questa breve illustrazione si vuole rappresentare un dato di fatto incontestabile: nessuna impresa sana, in un periodo di congiuntura sfavorevole, che in Italia dura già da ben sette anni, può resistere oltre tre/quattro anni quando la stessa è gravata da una tassa che non colpisce il reddito dell’impresa ma colpisce direttamente l’attività ed in particolare l’occupazione, che questa impresa si sforza a mantenere. Questa tassa, Irap, immorale ed illegittima, grava in particolar modo sulle imprese meridionali dove, per sanare la mala gestione del sistema sanitario, è più alta che il resto d’Italia.

In pratica per pagare abusi, corruzione e mala sanità, subiti, si obbliga le imprese sane, che vogliono occupare personale del posto, a fallire per Legge. Al danno fisico si aggiunge la beffa morale ed economica. Fallire per Legge.

Pg

By Ambrogio Conigliaro

Giornalista pubblicista, guida AIGAE ed esperto di educazione ambientale, nel 2005 fondo Il Vespro dopo aver collaborato per anni con Carini Oggi. Lavoro per Legambiente nella Riserva Naturale Grotta di Carburangeli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *