Mi hai telefonato ieri pomeriggio, una telefonata che praticamente avevamo concordato un paio di giorni fa quando ci siamo incontrati in Piazza, quando mi avevi chiesto come fare per contestare l'esosa tassa sui rifiuti chiesta dal Comune, visto che spesso e volentieri avevi difficoltà pure ad entrare a casa tua a causa delle montagne di immondizia all'ingresso della strada dove abitavi. Dovevamo vederci questa mattina da te, avevo proposto di chiamarti prima per telefono ma mi hai detto: "domani mattina ti chiamo io, perché per ora dormo di più e spengo il telefono per non farmi disturbare, così ci prendiamo il caffè insieme…".
Non è stata una bella cosa questa mattina arrivare in Piazza Duomo e vedere, davanti la chiesa di San Vito, il tabellone che annunciava la tua morte. Nessuna telefonata! Nessun caffè!
Sono venuto a vederti, avevi il tuo solito sorriso stampato sulla faccia, il sorriso dell'avventuriero che prendeva la vita così come capitava, con mille e mille avventure da raccontare. Ho visto le lacrime di Alexia, la forza di Philoméne, ho sentito i racconti degli amici.
Praticamente ieri pomeriggio avevi capito tutto, che il mostro che ti divorava dall'interno aveva vinto, ed allora ti sei attaccato al telefono per chiamare gli amici, senza però far capire nulla, dando a tutti appuntamento all'indomani mattina, sicuro che ci saremmo stati tutti.
Ciao Sergio, ti ricorderò sempre con tanto affetto.
Ambrogio
