21 Giugno 2024
CronacaTrappeto

Trappeto: Complesso alberghiero a San Cataldo, l’On Claudia Mannino chiede gli atti

Il Comune di Trappeto ha approvato nei giorni scorsi una variante urbanistica che da il via libera ad un complesso alberghiero in una zona di 50.000 mq sul mare di San Cataldo al confine col Comune di Terrasini e a pochi passi dalla foce del fiume Nocella. Un iter lunghissimo che aveva avuto l’opposizione della Soprintendenza ai Beni Culturali che ha cambiato parere dopo una rimodulazione del progetto della ditta Alessandra Costruzioni ’77. In una corposa missiva la deputata del gruppo misto, eletta con il Movimento Cinque Stelle, da sempre vicina alle battaglie per l’ambiente e la salvaguardia del territorio, chiede al Sindaco di Trappeto e agli uffici del Comune tutti gli atti dell’iter che ha portato all’approvazione del Consiglio Comunale del progetto con variante urbanistica, che di fatto ha cassato

On. Claudia Mannino
On. Claudia Mannino

dal territorio 50.000 metri quadrati di verde agricolo sul mare, che si affaccia su un promontorio gemello nella baia di San Cataldo, oggetto di una strenua difesa dei gruppi ambientalisti di Terrasini, Partinico e Trappeto per lasciare incontaminato il sito e far cessare il continuo inquinamento del fiume. La richiesta è stata inviata per conoscenza al Nucleo Tutela Culturale dei Carabinieri di Palermo, al Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico della Polizia Municipale di Palermo, a Legambiente Sicilia, Lipu e WWF. “Il sito di San Cataldo – Fiume Nocella, – recita la richiesta – tra i Comuni di Trappeto e Terrasini, sancataldonocellarimasto praticamente intatto, costituisce una zona di altissima valenza naturalistica ed archeologica, con
ritrovamenti di età greca, romana e medievale e che sul sito insiste la chiesa normanna di San Cataldo, recentemente oggetto di restauro ed è quindi probabile che nell’area oggetto di edificazione siano presenti preesistenze archeologiche; l’alveo del Nocella costituisce oasi naturalistica, con presenza di avifauna migratoria e sito di riproduzione, attestata la presenza di Anatre, Volpoca, Gru, Airone Guarda Buoi e Rapaci; il fiume Nocella risulta ad oggi altamente inquinato per la presenza di scarichi fognari, vinicoli ed oleari e che la stessa ditta aveva lamentato la mancata realizzazione del complesso perché incoerente con l’inquinamento in atto”. Questa le motivazioni salienti della richiesta di accesso ad atti. “Invito i rappresentati politici e la cittadinanza tutta ad occuparsi di ciò che avviene nel proprio territorio – dichiara Claudia Mannino – Nel silenzio di molti, gli interessi di pochi trovano i cavilli per far approvare mostri che danneggiano non solo il paesaggio ma anche il nostro patrimonio culturale. La spiaggia di San Cataldo con la foce del Fiume Nocella sono un patrimonio naturalistico ed archeologico di tutti che già soffre da anni le prepotenze di furbetti inquinatori; ancora una volta a seguito delle sollecitazioni dei cittadini del territorio interveniamo per chiedere copia di tutti gli atti di un fantomatico albergo che vorrebbe nascere proprio sul sito archeologico di San Cataldo. Insieme alla cittadinanza, difendiamo dagli speculatori e dal disinteresse questa realtà preziosa”. Interviene anche Gianluca Serra, membro della costituenda associazione “San Cataldo la baia dell’illegalità” e appassionato della storia del territorio, lanciando l’allarme sulla zona archeologica:”L’area si trova in sinistra idrografica di foce del fiume Nocella (territorio del Comune di Trappeto). Qui si allunga verso mare il promontorio che, stando alla variante approvata, ospiterà un resort turistico comprensivo di varie unità e, come tale, altamente impattante. Ai piedi di questo promontorio, nei primi anni 80 del secolo scorso, una piena del fiume Nocella scoprì due fornaci romane, oggi non più esistenti, che restituirono materiale di valenza epigrafica straordinaria (alcuni bolli mettono l’area di San Cataldo in relazione con Segesta per il tramite della figura di Onasus, probabile proprietario delle fornaci). Poco oltre il promontorio, proseguendo verso Ovest, si trovano i resti di un sito fortificato del XVI secolo (che figura nelle rappresentazioni di Tiburzio Spannocchi) ed un fronte di cava da cui si estraevano, fra l’altro, macine. Dalla parte opposta della foce del Nocella (destra idrografica, territorio del Comune di Terrasini) si protende verso il mare un secondo promontorio, leggermente più basso, ove la frequentazione umana è archeologicamente attestata dal VI-V sec. a.C. (frammenti di ceramiche a vernice nera) fino all’epoca medievale (ceramiche resti di ceramica invetriata arabo-normanna) e moderna (qui sorgeva la turris specula ricordata dal Fazello). A monte di questo promontorio, sulla SS 113, si aprono delle grotte carsiche ove, verso la metà degli anni 60 del secolo scorso, sono state ritrovate industrie litiche del paleolitico inferiore. A valle, invece, verso Est, si trovano i ruderi della chiesetta di San Cataldo, attestata già dal 1165 (i ruderi esistenti sono del XVIII secolo ma poggiano su uno strato archeologico medievale).L’intera zona di foce del Nocella è tradizionalmente identificata con il porto della Partinico arabo-normanna, “ar rukn” (l’angolo), di cui scrive Idrisi nel 1154. Questi rilievi sono di per se sufficienti a considerare l’area di San Cataldo nel suo insieme, destra e sinistra idrografica, di indubbio valore storico, monumentale ed archeologico e, come tale, bisognosa delle più ampie tutele di legge”.

Antonio Catalfio

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