14 Luglio 2024
PartinicoSpettacoli e Cultura

Partinico: restauro per la Madonna del Lume

La città di Partinico è uno scrigno di preziose opere, custodite nelle chiese e nei conventi della città. Tra queste la Madonna del Lume, che sarà presto restaurata. Ce ne parla lo storico Tommaso Aiello, esperto di Storia dell’Arte e tra i primi a redigere una catalogazione organica delle opere conservate a Partinico, che ci illumina sul culto della Madonna del Lume nel mondo: “La tela si trova nell’abside della chiesa Madre e misura m.1,80×2,55. In questa grande tela viene raffigurata la Madre Santissima del Lume. L’impostazione è tipicamente religiosa; il volto della Madonna è luminosissimo, e le linee molto dolci e sinuose ricordano le tele del Murillo. Un sapiente dosaggio delle luci e delle ombre e l’uso dei colori dai toni sommessi rendono gradevole questa composizione disciplinata secondo un ordine rigoroso d’impronta classicheggiante. La Madonna del Lume è venerata in tutto il mondo. Esistono ben 54 tele in Italia e 31 nel mondo (Messico, California, USA, Venezuela, Spagna). L’impostazione tematica è sempre la stessa, cambia certamente la mano, ma ce ne sono alcune come a Castelbuono, Bronte, Comiso, Messina, Pietraperzia, Leon (Messico) e San Diego (California) che sono molto simili. Quasi tutte le tele sono datate XVIII secolo, ma stranamente nessuna riporta il nome dell’artista. La Madonna del Lume è protettrice di artigiani, pescatori, elettricisti e viene festeggiata a Catania, Palermo, California, Messico. Anche la nostra tela dovette essere dipinta dopo il 1738.
L’architetto Enza Quartuccio, – scrive ancora Tommaso Aiello – (già responsabile del settore “Lavori pubblici” di Partinico ha curato con attenzione e competenza il restauro della Real Cantina Borbonica) ha aggiunto alcune interessanti note in cui ci dice che il culto della Madonna del Lume nasce a Palermo nel 1722 nella chiesa di San Stanislao ad opera di un padre gesuita, Antonio Genovese (o Genovesi), che volle legare la sua missione al culto mariano nella forma e nel nome dell’immagine suggeriti dalla stessa Madonna a cui il padre si era rivolto per il tramite di una religiosa sensitiva. A costei Maria si rivelò nella chiesa gesuitica di San Stanislao a Palermo, suggerendole di far realizzare il di lei ritratto così come le si era mostrata. Maria le era apparsa vestita di una tunica bianca cinta in vita e coperta da un mantello azzurro; con sul braccio a sinistra il figlioletto (lume dell’umanità) intento a raccogliere dei cuoricini dei fedeli da un cesto che un angelo in ginocchio innalzava da sinistra verso di lui; mentre la Madre SS. con mano destra impugnava il polso di un’anima dannata salvandola dal cadere fra le fiamme dell’inferno. Il quadro originale fu conservato nella chiesa gesuitica della Casa Professa dove purtroppo fu distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Per fortuna altre copie erano state fatte e diffuse nel territorio, una delle quali dallo stesso Genovesi fu portata a Leon in Messico. Di quanto abbiamo detto c’è una memoria pubblicata in forma anonima nel 1733 e si trova nelle biblioteche nazionali di Palermo e di Roma.
Vediamo adesso come la veggente descrisse la sua visione: ‘Una schiera di Serafini la circondavano… sorreggevano sul capo un triplice diadema. Adornava il capo verginale una lunga veste, una fascia le cingeva i fianchi, dalle spalle graziosamente pendeva un mantello azzurro. La straordinaria affabilità e grazia che effondeva il volto augusto della Vergine ne accresceva ancor èiù la gioia di vedere la Gran Madre non sola, come altre volte, ma portante nel suo braccio sinistro il suo Divin Figlio in forma di Bambino allegro e sorridente, … Ed ecco che si presenta in ginocchio accanto alla Vergine un angelo che, tenendo in mano un canestrino pieno di cuori, li presenta a Lei dalla parte sinistra, dove il divin pargoletto, che stava in braccio alla madre, a uno a uno li prende e, non men cogli sguardi che con contatto, li infervora e li infiamma di carità. Infine afferma che la Madonna le disse che voleva essere dipinta così come lei l’aveva vista e che voleva essere evocata col nome di Madre Santissima del Lume’. Il quadro fu dipinto a Palermo, alla presenza della veggente e del padre Genovesi nel 1722. Il culto della Madonna del Lume si diffuse ben presto, come abbiamo detto, non solo in tutta la Sicilia, ma anche in Italia e all’estero. Vi è un atto ufficiale in cui il Papa riconosce ed approva il culto della Madonna del Lume. Il 6 febbraio 1738 con breve atto apostolici Papa Clemente XII autorizzò il culto della Madonna del Lume, stabilì la data della festa nella seconda domenica di settembre e concesse l’indulgenza plenaria ai devoti che in quel giorno partecipano alla Santa Messa. Di questo quadro di ignoto il Mongitore ci descrive la solenne processione con la quale il 17 giugno del 1736 venne traslato dalla chiesa di San Francesco a quella, oggi di San Cristoforo, della confraternita dei mezzani. Gli studiosi – conclude la dissertazione Tommaso Aiello – citano tutti i paesi dove esiste una tela della Madonna del Lume, ma cosa strana non viene ricordata quella di Partinico, che senza ombra di dubbio , artisticamente è una delle migliori e il volto della Madonna ha una dolcezza che è difficile riscontrare in tutte le altre tele, segno che il nostro pittore aveva una buona mano”. La tela partinicese, come ci informa Tommaso Aiello, ha purtroppo bisogno di un urgente restauro in quanto sul viso della Madonna si è aperto un taglio e l’Arciprete Mons. Salvatore Salvia, da sempre molto attento alla salvaguardia dei Beni Artistici in sua custodia, in maniera solerte ne ha disposto il restauro affidando il compito al restauratore Loris Panzavecchia. Restauro che avrà anche il sostegno del Lions Club di Partinico che è stato da sempre sensibile alla salvaguardia e alla valorizzazione dei Beni Culturali.

Antonio Catalfio

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