Giornata Mondiale dell’Obesità: non una “colpa”, ma una patologia

Le cause dell’obesità

Il 4 marzo si celebra il “World Obesity Day”, ovvero la Giornata mondiale dedicata alla lotta ed alla prevenzione dell’obesità e del sovrappeso, promossa dalla WHO (World Health Organization) a partire dal 2020, al fine di trovare soluzioni concrete per contrastare questa grave emergenza a livello globale.

Un’occasione importante per sensibilizzare ed informare la popolazione sui gravi rischi che l’obesità, il sovrappeso e gli errati stili di vita comportano e per promuovere il trattamento e la cura di questa sindrome metabolica, con un’attenzione particolare all’età infantile.

Obesità e sovrappeso sono condizioni caratterizzate da un eccessivo accumulo patologico di grasso corporeo, che può incidere negativamente sulla qualità della vita e determinare gravi danni alla salute, causando l’insorgenza di pressione alta, diabete mellito, apnee notturne, malattie autoimmuni, infertilità, patologie cardiovascolari e cancro.

Gli stili di vita

Nella maggior parte dei casi, questa patologia è causata da stili di vita ed alimentazione scorretti e/o da un ridotto dispendio energetico dovuto a scarsa attività fisica ed eccessiva sedentarietà, che determinano uno squilibrio tra le calorie assunte e quelle consumate.

Anche la quantità e la qualità del sonno notturno possono essere fattori determinanti per l’obesità. Infatti, dormire poco durante la notte può causare squilibri ormonali con conseguente aumento di appetito e desiderio di cibi calorici e di carboidrati. Effetto che può verificarsi anche in soggetti che fanno uso costante di alcuni farmaci, quali antidepressivi, antiepilettici, antipsicotici, farmaci per il diabete, steroidi e beta-bloccanti.

Anche un aumento eccessivo di peso dovuto ad una gravidanza potrebbe favorire una condizione di obesità.

Seppur raramente, condizioni genetiche (per esempio, la sindrome di Prader-Willi), patologie endocrine (come la sindrome di Cushing), la sindrome dell’ovaio policistico e l’artrite possono essere causa di obesità. Affanno, sudorazione eccessiva, disturbi del sonno e dolori alla schiena, alle ginocchia ed alle anche sono alcuni sintomi legati a questa condizione metabolica.

Una sana alimentazione, un regolare esercizio fisico ed una vita attiva sono fondamentali per mantenere un peso corporeo equilibrato.

Le cause dell’obesità

Come calcolare l’obesità

L’obesità viene diagnosticata grazie all’Indice di Massa Corporea (BMI, “Body Mass Index”), che si calcola dividendo il peso corporeo dell’individuo, espresso in chilogrammi (kg), per l’altezza al quadrato espressa in metri (m). Quando questo parametro è pari o superiore a 30 si parla di obesità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono circa 1,9 miliardi le persone adulte in sovrappeso nel mondo, di cui 650 milioni obese con un 21% di obesità infantile.

Le prospettive non sono delle migliori, visto che si prevede un aumento dell’obesità infantile pari al 60% entro la fine del 2030. Numeri in costante aumento che destano una certa preoccupazione.

Si stima, inoltre, che ogni anno muoiano almeno 2,8 milioni di persone a causa del sovrappeso o dell’obesità.

In Italia, secondo i dati dell’Italian Obesity Barometer Report 2019, quasi la metà della popolazione (circa 25 milioni di persone) è in sovrappeso ed 1 persona su 10 è affetta da obesità. Inoltre, circa 4 bambini su 10 sono in sovrappeso o obesi (il 42% dei maschi e il 38% delle femmine). Un dato allarmante visto che, dopo Cipro ed al pari di Grecia e Spagna, risultano essere tra i bambini più in sovrappeso d’Europa.

In seguito ai vari lockdown causati dalla recente pandemia da Covid-19, il tasso di obesità/sovrappeso nella popolazione è notevolmente aumentato. Da ciò scaturisce l’esigenza di promuovere campagne di educazione e sensibilizzazione concernenti una sana nutrizione e l’adozione di un corretto stile di vita.

Le malattie causate dall’obesità

Le regole da seguire

Al fine di prevenire sovrappeso ed obesità, il Ministero della Salute raccomanda di:

  1. Limitare il consumo di grassi e zuccheri, molto abbondanti soprattutto nei cibi confezionati e nei soft drink (come per esempio bevande gassate, bevande a base di succo di frutta, tè o caffè freddi confezionati, bevande funzionali con vitamine, sali minerali, sostanze energizzanti);
  2. Aumentare il consumo di verdure, legumi, cereali integrali e cibi freschi;
  3. Seguire una dieta variegata, riducendo le porzioni nel caso in cui si voglia perdere peso;
  4. Limitare l’uso di alcol, che oltre ad essere dannoso per la salute degli organi, è anche un’importante fonte di calorie;
  5. Non ricorrere al cibo come genere di conforto, nel caso in cui ci si senta depressi;
  6. Dare ai bambini un buon esempio in materia di alimentazione (i figli di genitori obesi tendono, a loro volta, ad avere problemi di peso);
  7. Svolgere una regolare attività fisica: gli adulti dovrebbero fare almeno 30 minuti al giorno per 5 volte alla settimana attività fisica aerobica di intensità moderata (camminata veloce, nuoto, ballo, andare in bicicletta). Per i bambini sono raccomandati almeno 60 minuti al giorno.

Il messaggio contro l’obesità di AME

«L’obesità non è determinata dalla cattiva volontà dei pazienti, ma da alterazioni metaboliche geneticamente determinate che comportano riduzione della spesa energetica, aumento dell’appetito e riduzione del senso di sazietà solo parzialmente controllabili dalla volontà», è il messaggio lanciato dall’Associazione Medici Endocrinologi (AME), in occasione della Giornata mondiale dell’obesità.

Infatti, spiega Franco Grimaldi, presidente di AME, che «in seguito all’assunzione di un pasto, nel soggetto magro si verifica un aumento degli ormoni della sazietà, mentre nell’obeso una riduzione, e pertanto non è sorprendente che il soggetto obeso continui a mangiare».

Tuttavia, la maggior parte dei soggetti obesi si ritiene responsabile della propria condizione senza avere la consapevolezza che, quando mangia, non lo fa per sua libera scelta, ma sotto l’influenza di ormoni che non ha scelto di avere. «Nessun diabetico sceglie di diventarlo e neanche il paziente con obesità», conclude Grimaldi.

Marco Chianelli, coordinatore della Commissione AME Obesità e Metabolismo, aggiunge: «Anni di accuse, di giudizi e di pregiudizi hanno convinto il paziente con obesità di essere pigro, reticente e privo di forza di volontà, determinando lo stigma dell’obesità. Questi pazienti hanno una caratteristica non comune alle altre patologie croniche: si sentono in colpa per essere malati e soprattutto si sentono responsabili. Nessun paziente iperteso si sente in colpa per esserlo. Il paziente obeso sì, e ciò contribuisce a generare problematiche psicologiche che impattano notevolmente sulla qualità della vita e non solo».

Chianelli, infine, sottolinea che «purtroppo l’assioma “il paziente obeso è obeso perché mangia” è ancora adottato da molti medici, anche da alcuni specialisti» e che occorre «far capire alla comunità medica ed ai pazienti che è vero il contrario: il paziente obeso mangia perché è obeso».

Esattamente un anno fa, la Comunità Europea ha riconosciuto l’obesità come una malattia cronica. Pertanto, l’obesità è una patologia multifattoriale, ma è anche un fattore di rischio. Non è una “colpa”, ma una malattia che va trattata e curata adeguatamente.

Daniele Fanale