L’olio santo della Memoria per non dimenticare

Il 22 Febbraio scorso, presso il “Giardino della Memoria” di Isola delle Femmine prospiciente la Stele di Capaci commemorativa della strage in cui il 23 Maggio 1992 persero la vita, per mano della Mafia, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, si è svolta una solenne cerimonia che ha visto la consegna dell’olio, estratto dalle olive raccolte dagli alberi piantati in quel lembo di terra, agli Arcivescovi di Palermo e Monreale, al Vescovo di Cefalù ed all’Archimandrita di Piana degli Albanesi, delegato dell’Eparca, da parte del Questore di Palermo, Leopoldo Laricchia, e del Presidente dell’Associazione “Quarto Savona 15”, Tina Montinaro (vedova del Capo Scorta).

L’olio della memoria

L’olio, pro­dot­to col so­ste­gno di di­ver­se real­tà, tra cui la Col­di­ret­ti e l’Or­di­ne dei dot­to­ri agro­no­mi e fo­re­sta­li del­la pro­vin­cia di Pa­ler­mo, sarà consacrato durante la Santa Messa del Giovedì Santo e verrà, poi, utilizzato come “olio santo” dalle diocesi siciliane durante le celebrazioni dei riti pasquali e per l’intera durata dell’anno liturgico durante le funzioni sacramentali.

L’evento si è concluso con la presa in carico delle bottiglie contenenti l’“olio della Memoria” da parte di 16 poliziotti della Questura, che, con un corteo di 8 volanti della Polizia di Stato, hanno abbandonato il “Giardino della Memoria” per affidare alle altre Questure della regione l’“olio della legalità” da consegnare successivamente agli altri Vescovi.

“Quarto Savona 15”

La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione “Quarto Savona 15”. «Dalla terra bagnata dal sangue dei martiri arriva un gesto di Resurrezione», ha dichiarato il Segretario Nazionale del SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), Giuseppe Coco. «Que­sto è il seme del­la giu­sti­zia. Sarà il seme del­la ri­scos­sa ini­zia­ta già tren­t’an­ni fa e che sta pro­se­guen­do», ha affermato il Que­sto­re La­ric­chia.

In questi anni, il “Giardino della Memoria”, allestito nel terreno in cui una delle auto fu catapultata durante l’esplosione, proprio di fronte all’ingresso del tunnel dove fu collocato l’esplosivo, è diventato un luogo simbolo della legalità, della lotta alla Mafia, del martirio in nome della giustizia.

Questo meraviglioso giardino, che metaforicamente rappresenta l’Orto degli Ulivi di Gerusalemme, è diventato un’oasi di pace in cui “coltivare”, ad imperitura memoria, il ricordo indelebile di coloro i quali hanno dedicato la loro vita allo Stato. Infatti, ad ogni ulivo coltivato nel terreno è stato assegnato il nome di una vittima di Mafia, simbolo della vita che continua e si rinnova nella bellezza della natura.

Ed è così che le olive raccolte dagli alberi, le cui salde radici affondano nella cultura della legalità, possono diventare metafora degli splendidi frutti ottenuti da chi opera in nome della giustizia, lottando contro ogni forma di criminalità organizzata.

Il Giardino della Memoria

Il “Giardino della Memoria” è curato e gestito dai giovani detenuti del carcere minorile “Malaspina” di Palermo, che hanno così un’ulteriore opportunità di riscatto sociale e di reinserimento nella società.

Durante l’evento, è stato possibile osservare, all’interno di una teca di vetro, la carcassa della Fiat Croma blindata su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Giovanni Falcone, che fu colpita dall’esplosione e che oggi viene portata in giro per tutta Italia in memoria di quel tragico giorno.

L’auto, divenuta oggi simbolo della legalità, fu salvata dalla demolizione nel 2002, a 10 anni dalla Strage di Capaci, grazie all’intervento del Segretario Provinciale del SAP, Giorgio Guglielmo, in collaborazione con Giuseppe Coco e Rosario Indelicato (Presidente del SAP).

Sono passati quasi 30 anni da quel fatidico giorno che sconvolse la Sicilia, l’Italia ed il Mondo intero, eppure sembra che il tempo non sia riuscito minimamente a scalfire il ricordo di quel sacrificio umano che, per la prima volta, dopo lunghi anni di buio, accese nei cuori di noi siciliani la luce della speranza.

Daniele Fanale