14 Luglio 2024
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Biologo di Comunità nella Pubblica Amministrazione: una nuova figura professionale a supporto della transizione ecologica

Il 4 Febbraio scorso, a Roma, nell’aula Zuccari (Palazzo Giustiniani) del Senato della Repubblica, l’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB) ed il Coordinamento Nazionale dei Biologi Ambientali (CNBA) ha ufficialmente presentato una nuova figura professionale, quella del “Biologo di Comunità”.

Una figura sicuramente nuova, in grado di assumere all’interno della Pubblica Amministrazione incarichi innovativi e di rilievo, contribuendo ai programmi di gestione, protezione e manutenzione del territorio, ai progetti di tutela e valorizzazione ambientale, di igiene e profilassi pubblica, di protezione della flora e della fauna, di controllo degli scarichi delle acque, delle emissioni atmosferiche e sonore, di gestione delle risorse marine e costiere e del ciclo dei rifiuti.

Grazie alle suddette attività, finalizzate ad adempiere gli obblighi normativi vigenti in materia ed a supportare la transizione ecologica, il Biologo di Comunità aspira a diventare il portavoce delle numerose istanze dei cittadini in tema di qualità ambientale, al fine di convertire queste richieste in veri e propri atti amministrativi.

Questa innovativa figura professionale, infatti, potrebbe fornire un contributo significativo in ambito ambientale a Sindaci, Presidenti e Governatori, acquisendo un ruolo di supporto tecnico fondamentale per la loro azione amministrativa.

L’obiettivo principale è quello di ricollocare il Biologo al centro delle Politiche Ambientali, facendolo divenire l’anello di congiunzione tra Scienza, Salute ed Ambiente.

La “rivoluzione verde”

In occasione della presentazione svoltasi a Palazzo Madama, il Presidente dell’ONB, il Dott. Vincenzo D’Anna, insieme ai delegati del CNBA e dell’Associazione L’Altritalia Ambiente (che ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con l’ONB), ha incontrato i sindaci delle principali città metropolitane, nonché i membri dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), al fine di sensibilizzare i rappresentanti degli Enti locali a potenziare le strategie necessarie per la cosiddetta “rivoluzione verde” mediante l’istituzione di questa nuova figura professionale.

Il Biologo di Comunità

In un contesto amministrativo locale, oltre che ad incidere sulle attività di gestione ordinaria, il Biologo di Comunità, grazie al suo supporto tecnico-professionale, potrebbe contribuire alla realizzazione di una visione politico-amministrativa in linea con le misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR) e con le strategie europee di sviluppo sostenibile.

Infatti, con la recente approvazione alla Camera della proposta di legge costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41, introducendo di fatto la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi nella Costituzione Italiana, i Biologi Ambientali ed il Biologo di Comunità avranno un ruolo decisivo nell’esecuzione della normativa.

Il Presidente dell’Ordine dei Biologi

La parola al Presidente dell’Ordine

«E’ importante – sostiene Vincenzo D’Anna, Presidente dell’ONB – che gli Enti locali investano sui Biologi di Comunità il cui impiego nella Pubblica Amministrazione non solo consentirebbe l’adozione di più efficaci strumenti di protezione e valorizzazione della biodiversità, ma agevolerebbe anche l’accesso alle risorse economiche messe a disposizione dall’Ue e dai governi regionali in tema di sviluppo sostenibile».

In definitiva, «il Biologo di Comunità – prosegue D’Anna – si accinge a divenire un professionista trasversale e multidisciplinare, che, grazie anche ad un percorso di formazione universitaria preciso e mirato, è in grado di avere una visione “unitaria” dei processi naturali».

La scelta del biologo nella Pubblica Amministrazione viene preferita rispetto ad altre professioni, perché è una figura eclettica che racchiude competenze diverse che possono essere utili negli Enti locali per rispondere ad un vasto ventaglio di esigenze delle istituzioni territoriali.

Le funzioni del Biologo di Comunità

Un solo biologo può svolgere molteplici funzioni, rivelandosi un investimento tutt’altro che dispendioso per le casse pubbliche. Attualmente, per quanto riguarda le esigenze ambientali o sanitarie, la Pubblica Amministrazione agisce a posteriori, ovvero dopo che il danno è sopraggiunto.

Il Biologo di Comunità, al contrario, dovrebbe agire come una sorta di campanello d’allarme, lavorando sulla prevenzione delle criticità causate dalla cattiva gestione delle risorse ambientali e sulla tutela della salute pubblica attraverso processi di profilassi o di promozione della corretta alimentazione.

«Viviamo in un’epoca – conclude D’anna – nella quale l’impatto dell’ambiente sulla salute del cittadino è ormai cosa certa. L’influenza negativa degli inquinanti sia chimici che biologici determina una modificazione dell’espressione del nostro patrimonio genetico, causando, quindi, l’insorgenza nel medio-lungo termine di tutta una serie di patologie. Un ambiente che si preserva sano può ospitare persone che stanno in ottima salute. Pertanto, noi abbiamo bisogno di “sentinelle ambientali”, di una rete di protezione e prevenzione ambientale, con l’utilizzo di una serie di figure, tra le quali quella preminente del biologo, che è dotato di specifiche competenze multidisciplinari che la stessa legge istitutiva gli assegna».

In un momento storico in cui si parla tanto di taglio dei costi nella Pubblica Amministrazione, preferire una sola figura professionale in grado di accentrarne tante altre può sicuramente fare la differenza, con un notevole risparmio per le casse comunali derivante anche dalla significativa riduzione del numero di incarichi esterni assegnati.

Tuttavia, il dubbio amletico è: la politica riuscirà realmente ad essere “Politica di Comunità” al servizio del Bene comune o continuerà ad essere una “politica clientelare”, schiava dei giochi di potere ed incline a distribuire più incarichi del dovuto semplicemente per fini elettorali?

Daniele Fanale

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