Pubblicati recentemente, il 10 ottobre 2022, sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, i risultati di uno studio multicentrico internazionale, finalizzato a testare l’efficacia di una nuova terapia contro l’obesità, che vede tra gli autori un docente dell’Università di Palermo.
Le ricerche, cominciate il 5 ottobre 2018 e durate ben due anni, sono state condotte al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo (centro coordinatore nazionale) da Silvio Buscemi, Professore Ordinario di Nutrizione Clinica presso il Dipartimento PROMISE (Promozione della Salute, Materno-Infantile, Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza) “G. D’Alessandro”.
Lo studio pubblicato su Nature Medicine

Il Professore Silvio Buscemi, ordinario di Nutrizione Clinica allUniversita di Palermo.
Lo studio, dal titolo “Two-year effects of semaglutide in adults with overweight or obesity: the STEP 5 trial” (“Effetti a due anni del semaglutide negli adulti con sovrappeso o obesità: lo studio clinico STEP 5”), ha consentito di valutare l’efficacia di un farmaco, già usato contro il diabete, chiamato semaglutide, su una popolazione di 304 soggetti obesi o in sovrappeso, provenienti da tutto il mondo, trattati per un periodo di 104 settimane con questo agente (2,4 mg una volta a settimana) o placebo.
I dati ottenuti hanno mostrato che questa terapia è risultata efficace e tollerabile, provocando una riduzione media del peso corporeo iniziale pari al 15,2%, rispetto al gruppo dei soggetti trattati soltanto con placebo.
Il semaglutide è un analogo del GLP-1 (glucagon-like peptide-1), già approvato, ad un dosaggio inferiore (1 mg a settimana), per il trattamento del diabete di tipo 2 (somministrazione orale/sottocutanea) e per la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari in soggetti con questa forma di diabete.
Oltre a stimolare la produzione di insulina da parte del pancreas, così da accelerare il metabolismo dei carboidrati dopo i pasti, il farmaco antidiabetico agirebbe sui centri ipotalamici della fame e della sazietà. Questo aiuterebbe le persone a mangiare meno ed a ridurre l’apporto calorico.
Ridurre l’obesità riduce i costi della Sanità pubblica
«Un paziente diabetico che sviluppa complicanze costa molto alla sanità pubblica. La nostra ricerca dimostra come, contrastando l’obesità, si riduca anche il rischio di incorrere nel diabete», spiega il Prof. Buscemi.
I ricercatori hanno, inoltre, osservato che l’uso di semaglutide era associato ad una riduzione della circonferenza addominale e della pressione sanguigna nonché a significativi miglioramenti nei livelli di glicemia ed insulinemia a digiuno, di colesterolo totale e dei trigliceridi.
Solo il 5,9% dei pazienti trattati col farmaco (9 pazienti su 152) ha mostrato effetti collaterali tali da causare l’interruzione della terapia. Disturbi gastrointestinali transitori e di lieve/moderata entità, quali nausea, diarrea, vomito e costipazione, sono stati gli eventi avversi più frequentemente riscontrati a causa del semaglutide.
Questo studio, pertanto, mostra risultati, in termini di perdita di peso e di miglioramento della qualità della vita, finora mai raggiunti dalle altre molecole usate nella lotta ai chili di troppo, fornendo una potenziale alternativa agli interventi di chirurgia bariatrica. L’auspicio è di trovarci davvero di fronte ad una svolta epocale per il trattamento dell’obesità.
L’obesità è una malattia
«L’obesità è una malattia, non il frutto di un deliberato malcostume – sottolinea il ricercatore palermitano – A Palermo, da una stima, più della metà delle persone sono in sovrappeso o obese. La terapia dell’obesità è una novità. Un campo in continua evoluzione, oggi».
Il farmaco contro l’obesità è prodotto da Novo Nordisk e potrebbe essere utilizzato ad una concentrazione superiore per la cura della sindrome metabolica. Tuttavia, per contrastare tale malattia occorre soprattutto fare prevenzione e migliorare gli stili di vita. «Dobbiamo diminuire il consumo di cibo spazzatura – conclude il Prof. Buscemi – bere molta acqua, mangiare seguendo una dieta mediterranea, l’unico modello che possiede le evidenze scientifiche sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari».
Daniele Fanale
