14 Luglio 2024
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Mese della prevenzione del tumore della cervice uterina: fai la prima mossa e gioca d’anticipo!

Con l’anno nuovo torna anche il mese internazionale dedicato alla consapevolezza ed alla prevenzione del tumore della cervice uterina (detto anche cancro al collo dell’utero), una neoplasia della sfera genitale femminile che, ancora oggi, mostra una rilevanza sociale ed epidemiologica particolarmente importante.

Infatti, rappresenta il tumore più ricorrente nella fascia giovanile (4% dei casi), posizionandosi al quinto posto, per frequenza, nelle donne sotto i 50 anni di età, nonostante, da parecchi anni, siano state pianificate efficaci strategie di screening e percorsi di prevenzione, che possono portare ad una diagnosi precoce, in grado di identificare le lesioni precancerose, prima che queste evolvano in carcinoma.

In Italia, la sopravvivenza a 5 anni dei tumori del collo dell’utero è pari a circa il 68% (“I numeri del cancro in Italia 2021”).

Cosa colpisce

Questa patologia, che colpisce la parte più esterna dell’utero (detta anche collo o portio), cioè quella che risulta più facilmente esplorabile durante la visita ginecologica, è causata principalmente dall’infezione cronica da Papilloma virus umano (HPV), che si trasmette per via sessuale.

In genere, la maggior parte delle infezioni regredisce spontaneamente. Tuttavia, alcune infezioni da HPV, persistenti nel tempo, a causa di un deficit o rallentamento della risposta immunitaria, possono generare lesioni che possono, a loro volta, far sviluppare il tumore.

Fattori di rischio

Per una buona prevenzione

Il rischio di carcinoma della cervice dipende, in primo luogo, da alcuni ceppi di virus oncogeni ben identificati, ma è sicuramente favorito anche da: scorrette abitudini sessuali, numero di partner, mancata adozione di misure di prevenzione, condizioni che alterano le difese immunitarie, fumo di sigaretta, obesità e contraccezione ormonale.

Anche se, spesso, la malattia non ha una sintomatologia specifica, tuttavia, si possono considerare come segni clinici di sospetta neoplasia le seguenti condizioni:

1) sanguinamento atipico;

2) secrezioni cervicali o vaginali persistenti, spesso con caratteristiche molto simili ad infezioni;

3) dolore pelvico durante i rapporti e/o

4) sanguinamento dopo un rapporto di coppia.

La prevenzione

Il tumore della cervice uterina si può prevenire grazie ai programmi di screening, che prevedono il Pap-test, offerto gratuitamente, ogni 3 anni, alle donne di età compresa tra i 25 e i 30 anni, e il test per l’HPV-DNA, offerto ogni 5 anni alle donne tra i 30 e i 64 anni.

Il Pap-test è un esame citologico indolore, che viene eseguito con le stesse modalità di una visita ginecologica. Inizialmente, viene inserito uno speculum, che è uno strumento che dilata leggermente le pareti vaginali, e, successivamente, le cellule poste sulla superficie del collo dell’utero e del canale cervicale vengono prelevate mediante una spatola ed uno spazzolino.

Il materiale prelevato viene, poi, fissato su un vetrino ed inviato in laboratorio per valutare la presenza di cellule anomale. Se il Pap-test risulta positivo, la paziente viene sottoposta ad un esame di approfondimento, chiamato colposcopia, che permette, attraverso uno strumento particolare e l’uso di specifiche colorazioni, una visione ingrandita del collo dell’utero e delle eventuali lesioni rilevate con il test di screening.

Nel caso in cui la colposcopia evidenzi la presenza di aree atipiche, si procede con una biopsia. Se la lesione precancerosa viene confermata, può essere asportata mediante procedure di micro-chirurgia, eseguite a livello ambulatoriale ed in anestesia locale.

I test genetici

L’HPV-DNA test è un’analisi molecolare, che consente di ricercare il DNA dei ceppi di Papillomavirus ad alto rischio oncogeno e, quindi, più frequentemente associati allo sviluppo del carcinoma della cervice uterina.

La modalità con cui viene eseguito l’esame è identica a quella del Pap-test. Un test positivo per l’HPV-DNA non corrisponde ad una diagnosi di tumore, ma rappresenta un’indicazione ad eseguire ulteriori accertamenti.

La vaccinazione anti-HPV è efficace, soprattutto, se viene effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale e, quindi, del rischio di contagio. Viene effettuata in due o tre dosi, a seconda del tipo di vaccino e dell’età, ed è raccomandata sia per i maschi che per le femmine, a partire dagli 11 anni di età.

Tutte le donne, anche quelle che si sono sottoposte a vaccinazione anti-HPV, dovrebbero, in ogni caso, aderire allo screening.

Circa 200 ceppi differenti di HPV sono stati identificati, ma i vaccini, attualmente in commercio, possono offrire una copertura solo contro 9 ceppi, cioè quelli classificati come “ad alto rischio”, perché associati all’insorgenza del tumore.

Tuttavia, anche un ceppo considerato “a basso rischio” può determinare un’infezione persistente, portando allo sviluppo di lesioni precancerose o di un cancro invasivo. Pertanto, vaccinarsi diminuisce il rischio di ammalarsi, ma non lo azzera del tutto.

I controlli di prevenzione nei Consultori Familiari

I Consultori

«Ogni anno mandiamo gli inviti per gli esami a circa 92 mila donne – ha affermato la dottoressa Marylea Spedale, responsabile U.O.S. screening cervice uterina dell’ASP di Palermo – Sono inviti già organizzati, con data, orario e luogo. Di queste, però, solo il 25% si presenta. Un numero ancora troppo basso rispetto al nostro obiettivo, che è circa il 50%».

Per favorire la sensibilizzazione alla prevenzione, l’ASP di Palermo, ormai da anni, organizza gli “open day” con camper mobili, all’interno dei quali si possono eseguire gratuitamente Pap-Test o HPV-DNA Test, in diversi paesi e città della provincia di Palermo.

E’, inoltre, possibile effettuare gli screening anche presso i numerosi consultori familiari presenti a Palermo e provincia.

Daniele Fanale

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