Trent’anni fa la scomparsa di Ayrton Senna, il Campione di Formula 1 più amato di sempre: il ricordo di un fotoreporter

Imola, 2 maggio 2024

Ayrton Senna of Brazil, driver of the #19 Toleman Group Motorsport Toleman TG183B Hart S4 turbo during practice for the Brazilian Grand Prix on 24th March 1984 at the Jacarepagua Circuit, Jacarepagua, Rio de Janeiro, Brazil. (Photo by Grand Prix Photo/Getty Images)

Gran Premio di Imola, ore 14:17 del 1 maggio 1994, settimo giro, curva del Tamburello: la favola di Ayrton Senna da Silva ovvero “Magic”, colui che aveva incantato milioni di tifosi con la sue imprese memorabili sui circuiti di tutto il mondo finisce lì, contro il muro di una curva, tra il silenzio di quanti, quel giorno, sono presenti sulle tribune del circuito.

La sua Williams Fw-16, poco prima di imboccare ad oltre 300 km/h la temibile curva del Tamburello è in testa alla gara, inseguita dalla Benetton dell’ astro nascente, il tedesco Michael Schumacher e dalla Ferrari di Nicola Larini.

A curva già inoltrata, la monoposto di Senna scarta senza alcuna apparente spiegazione logica verso l’esterno e impatta violentemente contro le barriere a causa di un cedimento del piantone dello sterzo che si scoprirà in seguito, essere stato modificato la notte prima dai meccanici della Williams per motivi di spazio.

Il cuore del pilota brasiliano, nonostante i tentativi di rianimazione e l’elitrasporto all’ospedale Maggiore di Bologna, cessa di battere. Erano le 18:40.

Da quel giorno la Formula 1 non sarà più la stessa.

Il fotoreporter Giuseppe Zannoni ci racconta di quel giorno

A raccontarci un aneddoto di quel triste 1 maggio di trent’anni fa è un fotoreporter, Giuseppe Zanoni, all’ epoca fotografo per un’importante agenzia fotogiornalistica toscana e tra i pochi addetti ai lavori ad avere visionato le foto di Ayrton Senna subito dopo la morte.

Riportiamo di seguito la sua testimonianza:

Trent’anni anni fa, il primo maggio del 1994, mi trovavo alla periferia di Firenze e stavo festeggiando il primo maggio con alcuni amici. Eravamo spensierati e allegri, tra un bicchiere di vino, il barbecue e la bella compagnia, la giornata stava passando piacevolmente. Ricordo che avevo lasciato il telefono, uno dei primi cellulari all’epoca, nella giacca appesa a un chiodo poco lontano da me. Erano circa le due del pomeriggio quando decisi di controllare il telefono per vedere se qualcuno mi aveva cercato. Mentre mi avvicinavo alla giacca, il cellulare squillò, e vidi sul display il numero della mia agenzia.

All’epoca lavoravo come fotografo presso l’Agenzia Fotogiornalistica Sestini, di Massimo Sestini, sì, proprio quello della copertina di Sofia Goggia di qualche settimana fa. Ero arrivato nel settembre del 1993, alcuni mesi dopo la Strage di via dei Georgofili a Firenze. Ero stato scelto da Massimo in persona, ci eravamo conosciuti a Porto Ercole, dove abitavo, e lui rimase positivamente colpito dalla mia voglia di diventare fotografo, tanto che mi propose di seguirlo a Firenze e di lavorare per lui.

L’Agenzia Sestini, al top del fotogiornalismo in Italia

L’agenzia Sestini, all’epoca, era al suo massimo splendore, con uno staff eccezionale che le permetteva di coprire tutti i più importanti avvenimenti sul territorio nazionale. Molti furono gli scoop effettuati in quel periodo, dalle prime foto di Antonio Di Pietro dopo l’annuncio dell’entrata in politica, realizzate dopo una ricerca durata più di un mese, alle prime foto della presidente della Camera Irene Pivetti mentre faceva jogging a Roma, scattate grazie a un piano d’azione formidabile che coinvolse sei fotografi, nonostante un notevole spiegamento di forze di Polizia intorno a Villa Doria Pamphilj. Ma queste sono altre storie.

Torniamo al primo maggio del 1994: il cellulare squillò, risposi alla chiamata ed era Massimo, che con una frase lapidaria mi disse di tornare in agenzia perché Ayrton Senna era morto. Ricordo che il gelo mi attraversò il corpo e rimasi bloccato e incredulo di fronte a quella notizia. Credo che lo stesso sentimento fu provato da molte persone appassionate di Formula 1, perché Ayrton era davvero considerato un pilota immortale: Ayrton non poteva morire.

Parlai con i miei amici di quanto era accaduto, e la festa chiaramente si fermò, nessuno poteva credere a questa notizia. Fatto sta che tornai in agenzia. Ricordo che quando entrai c’era un clima surreale: le luci erano spente, non c’era nessuno, poi vidi una flebile luce nella stanza di Massimo. Mi avvicinai e vidi un cavalletto con una fotocamera di fronte alla TV. Massimo stava rifotografando le immagini dell’incidente dalla TV, con l’intenzione di produrre una serie di immagini da inviare alle agenzie di vendita il più velocemente possibile. Le uniche immagini dell’incidente erano infatti quelle riprese dalla TV, poiché nessun fotografo era presente alla curva del Tamburello di Imola al momento dell’incidente.

Tutto il pomeriggio in agenzia a produrre immagini per la stampa

Passai tutto il pomeriggio in agenzia con Massimo e la sera ero esausto. Massimo se ne andò verso le 20, e io poco dopo, lasciando il posto a Gerardo, un mio collega che rimase a lavorare quella notte. Tornai a casa esausto. Sdraiato sul letto, rivissi tutta la giornata passata, ancora frastornato dagli eventi. Al mattino tornai in agenzia, dove c’era solo la segretaria, che sorridente e probabilmente ignara di quanto era accaduto, mi disse che c’era un lavoro per me lasciato da Gerardo.

In una busta c’era un negativo da convertire in diapositiva, una pratica usuale per l’epoca: si prendeva il negativo e si rifotografava con una macchina caricata con diapositiva, utilizzando uno stativo e un visore con un mixer di colori. All’epoca, il mercato del fotogiornalismo si basava in gran parte sulla vendita di diapositive perché i colori erano notevolmente più contrastati e saturi rispetto alla stampa chimica.

La busta con le foto “macabre”

Comunque, sulla busta c’era una parola scritta: macabre”. Lì per lì non capii bene il senso di quella parola, ma appena vidi il negativo e lo passai sopra il visore, rimasi senza parole. Nella busta c’erano le foto di Ayrton Senna morto, scattate dall’interno dell’ospedale di Imola.

Era sdraiato su una barella, coperto da un lenzuolo, ma il viso era scoperto ed era irriconoscibile: l’impatto era stato devastante. Una lacrima mi scese sul viso, e in quel momento capii che il mito se n’era davvero andato”.

Non solo Senna… il giorno prima era morto anche Roland Ratzemberger

Ayrton Senna è stato ricordato ad Imola ieri,  1 maggio 2024, con una commemorazione che si è svolta alle 14,17 alla curva del Tamburello alla presenza dei ministri degli Esteri di Italia e Brasile e dell’ Austria, per non dimenticare un altro pilota, l’austriaco Roland  Ratzenberger morto il 30 aprile del 1994 durante le prove del Gran Premio di Imola, e del pilota Bruno Senna, nipote d’arte di Ayrton, figlio della sorella Viviane.

Michelangelo Marino

 

 

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