ESMO 2025: un test multicancro potrebbe rivelare precocemente la malattia.

Promettenti e interessanti notizie arrivano sul fronte della diagnosi precoce dal congresso annuale, organizzato dalla Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che, in questi giorni, dal 17 al 21 ottobre, si sta svolgendo in Germania, a Berlino, radunando medici, scienziati e ricercatori di tutto il mondo, per un totale di oltre 35.000 esperti nel campo dell’oncologia provenienti da 177 differenti paesi del mondo.

Nel corso dell’evento, sono stati presentati i risultati preliminari dello studio PATHFINDER II, che confermano la sicurezza e le incoraggianti prestazioni di un innovativo test di rilevazione precoce multicancro (MCED, multi-cancer early detection), sviluppato da GRAIL.

Il test basato sull’analisi del DNA

Basato sull’analisi del DNA libero circolante (cfDNA, cell-free DNA), il test è in grado di rilevare segnali tumorali nel sangue e di predire con alta precisione la sede d’origine del tumore (CSO), orientando così il successivo percorso diagnostico e di sorveglianza clinico-strumentale.

Gli esperti concordano nel definire potenzialmente rivoluzionario l’impatto clinico dei test multicancro come quello analizzato nello studio PATHFINDER II: grazie a un semplice prelievo di sangue, è possibile rilevare numerose forme tumorali, inclusi quei tumori che attualmente sfuggono ai metodi di diagnosi precoce tradizionali.

Lo studio statunitense ha coinvolto 35.878 partecipanti, arruolati in diversi centri, di età pari o superiore a 50 anni, privi di sospetto clinico di tumore, in assenza di diagnosi tumorale e/o trattamenti oncologici recenti.

L’analisi finale ha riguardato 23.161 soggetti, che sono stati seguiti per almeno 12 mesi (con un follow-up massimo previsto di 36 mesi). Il test MCED è risultato positivo in 216 partecipanti (pari allo 0,93%), con una specificità del 99,6%, un valore predittivo positivo (PPV) del 61,6% e un’accuratezza nella predizione della sede tumorale pari al 91,7%.

In totale, 329 partecipanti allo studio hanno ricevuto una diagnosi di cancro, 133 dei quali tramite il test multicancro MCED.

I risultati del test

E’ stato osservato che il 75% delle neoplasie rilevate grazie al test MCED non poteva essere diagnosticato con le strategie di screening tradizionali e che il 53,5% dei nuovi tumori diagnosticati era allo stadio I-II e il 69,3% allo stadio I–III, fasi della malattia ancora potenzialmente curabili.

L’integrazione del test MCED con gli screening raccomandati ha quasi triplicato – e in alcuni casi aumentato fino a sette volte – il numero di diagnosi precoci di tumore, favorendo la capacità di rilevare neoplasie altrimenti non intercettabili.

Dallo studio Pathfinder II al test MCED

Pertanto, i dati preliminari dello studio PATHFINDER II aprono la strada all’adozione del test MCED come strumento di screening su larga scala, basato su biomarcatori molecolari circolanti.

Tuttavia, come sottolineato dagli esperti, l’introduzione di tecnologie avanzate come questa richiederà un solido quadro regolatorio, una validazione clinica rigorosa e una sorveglianza post-marketing costante, al fine di garantire equità nell’accesso per tutti i pazienti.

Se i risultati preliminari di tale studio venissero ulteriormente consolidati e validati, allora la lotta al cancro potrebbe iniziare anzitempo con un semplice prelievo di sangue.

Daniele Fanale

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