La diversità, l’essere semplicemente se stessi, deve davvero essere vista come qualcosa di sbagliato? Come motivo di scherno da parte degli altri? Oggi, non solo in Italia, tanti ragazzi sono vittime di bullismo.
Purtroppo, ben il 35% di loro lo è già dalle scuole elementari. Eppure, parliamo di bambini piccoli, di ragazzi che ancora stanno cercando di capire chi sono. Un dato allarmante, ma che non sorprende più di tanto.
In una classe ci sono tante teste, ognuna con la sua personalità. Eppure, la scuola dovrebbe essere un luogo in cui ci si impara a stare insieme, a condividere, a ridere insieme, a parlare delle ultime mode, a confrontarsi. Dovrebbe essere il posto in cui si cresce insieme, non quello in cui si subisce, si emargina. Eppure, il bullismo è la realtà per troppi di loro.
Purtroppo, i ragazzi vittime di bullismo spesso non ci sono più, non per una tragica fatalità, ma per l’incapacità del gruppo di proteggerli, per la violenza psicologica e fisica che hanno dovuto sopportare per essere solo se stessi. L’unica colpa che hanno è quella di voler essere diversi, di non voler seguire la massa, di non omologarsi alle aspettative di chi crede che ci sia una “norma” a cui tutti dovrebbero adeguarsi.
Il bullismo ti annulla. Ti fa sentire invisibile, ti fa dubitare di te stesso, ti fa pensare che quello che fai, che sei, non vada bene. Ti fa sentire che sei un problema.
Quello che ti rende unico, quello che ti rende speciale, viene puntualmente preso di mira: dal tuo modo di vestirti al taglio dei capelli, alle tue passioni, al tuo modo di parlare, persino al modo in cui cammini. Perché, alla fine, chi ti bullizza è la persona veramente debole, quella che si sente forte solo nel gruppo, nell’illusione di essere “superiore” a qualcuno che, in realtà, non è affatto inferiore.
Ti ritrovi solo, senza un amico, ti chiedi come sia successo tutto questo e ti senti perso, senza un’ancora a cui aggrapparti. La solitudine ti consuma, e più il tempo passa, più ti rendi conto di quanto sarebbe importante avere qualcuno che ti tenda una mano, che ti aiuti a uscirne.
Ed è per questo che bisogna sempre parlare, non tenere tutto dentro, non sentirsi colpevoli nel cercare aiuto. Non importa se qualcuno ti chiama “spia”. Quello che conta è che nessuno dovrebbe mai subire violenze psicologiche o fisiche, mai, in nessun contesto. E, soprattutto, la scuola non dovrebbe essere il luogo dove questo accade.
Quello che voglio dirvi, a chi sta leggendo queste parole, è che siamo tutti responsabili di ciò che succede intorno a noi. Se vediamo qualcuno in difficoltà, dobbiamo fare il possibile per aiutarlo. Non possiamo rimanere spettatori. Non possiamo permetterci di guardare senza intervenire, perché rimanere in silenzio equivale ad essere complici.
Dobbiamo proteggere chi è più fragile, chi è timido, chi non riesce a farsi valere. Dobbiamo ricordare che tutti hanno diritto di essere ciò che sono, con i loro pregi e difetti, e che chi ci vuole bene non ha mai bisogno che siamo diversi da come siamo.
Il bullismo fa danni enormi, a livello fisico e, soprattutto, psicologico. Insicurezze, paure, cicatrici che, troppo spesso, non si vedono. Eppure, questi ragazzi, questi adolescenti, dovrebbero vivere la loro vita, non avere paura ogni giorno.
La scuola, che dovrebbe essere un ambiente protetto, è spesso il luogo in cui si consumano tragedie che nessuno dovrebbe mai vedere accadere.
Infine, non voglio più leggere notizie di ragazzi che si tolgono la vita per colpa del bullismo. Non voglio più sentire parlare di ragazzi giovani che perdono la vita solo perché non sono riusciti a essere se stessi in un mondo che invece di accoglierli li ha spinti verso il baratro.
Nessuno merita di soffrire così tanto.
La vita è troppo breve per non essere vissuta nella propria verità, senza paura.
Siamo noi a dover fare la differenza.
Non restiamo in silenzio.
